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Sostenere il cambiamento sociale e i diritti umani

  • Pubblicato il: 15/02/2018 - 08:07
Rubrica: 
OPINIONI E CONVERSAZIONI
Articolo a cura di: 
Vittoria Azzarita

Ariadne – la rete europea che riunisce più di 600 grant-makers, finanziatori e filantropi che sostengono il cambiamento sociale e i diritti umani – sta per pubblicare la quarta edizione delle sue previsioni per le fondazioni filantropiche che si interessano di diritti umani e di cambiamento sociale. Alle previsioni contribuiranno i risultati che emergeranno da quattro tavole rotonde a cui parteciperanno fondazioni di erogazione italiane, francesi, inglesi e olandesi. La tappa italiana di questo ciclo di incontri è stata organizzata in collaborazione con Assifero - l'associazione nazionale che riunisce le fondazioni filantropiche italiane – ed è stata ospitata a Napoli presso la sede del Pio Monte della Misericordia. In tale occasione abbiamo incontrato Adrian Arena, Direttore del Programma Internazionale sui Diritti Umani della Oak Foundation, con cui abbiamo tracciato un quadro delle sue attività e delle tendenze in corso nei campi del cambiamento sociale, dei diritti umani e delle libertà fondamentali a livello europeo e globale.
 


 
Adrian Arena, lei è il Direttore dell'International Human Rights Programme presso OAK Foundation. Quali sono i principali obiettivi del Programma che dirige?
L'International Human Rights Programme ha quattro priorità: la prima è combattere l'impunità per reati internazionali come la tortura o i crimini contro l'umanità; il secondo obiettivo è garantire il divieto di tortura e di detenzione arbitraria, lavorando in tre aree specifiche quali l'immigrazione, la giustizia sociale e il contro-terrorismo. La terza priorità è contrastare la persecuzione e la criminalizzazione delle persone LGBTI in tutto il mondo e la quarta è agevolare l'attivismo a favore dei diritti umani a livello globale, tramite il miglioramento dell'ambiente normativo e investimenti in nuove tecnologie affinché la società civile possa svolgere il proprio lavoro in maniera più efficace. Inoltre il Programma sostiene sia le organizzazioni che forniscono assistenza psicologica e sociale alle vittime dei reati contro l'umanità sia coloro che aiutano gli attivisti in pericolo di vita, a causa di minacce di morte o di carcerazioni ingiuste.
L'area dedicata ai diritti umani ha un budget annuale di circa 30 milioni di dollari e finanzia organizzazioni che operano negli Stati Uniti, nell'Unione Europea, in India, Russia, Birmania, Brasile e Argentina ma anche enti che lavorano a livello internazionale. Attraverso il nostro Programma sosteniamo principalmente interventi concreti di attivismo civico - con finanziamenti di minimo 100mila dollari all'anno - e non finanziamo progetti di ricerca, se non in rare occasioni.
 
 
C'è un progetto, o un'iniziativa, a cui sente di essere particolarmente legato?
Nel mio dipartimento siamo molto interessati alle poche fondazioni che sono attive in Russia, in quanto il futuro della Russia è importante per il mondo intero e per questo vogliamo dare una mano alle persone coraggiose che attualmente lavorano in quel territorio. Personalmente resto sempre stupefatto dalla creatività, dalle innovazioni e dal coraggio dei nostri partner russi perché credo che sia davvero incredibile il loro modo di usare le leggi e l'attivismo online per raggiungere i loro obiettivi. Sono davvero molto creativi e li ammiro tanto. Siccome la Russia è anche un po' il posto dove è nato il movimento dei diritti umani moderno, devo dire che mi sento molto vicino alle organizzazioni che operano in quel contesto.
 
 
Quali sono le difficoltà più rilevanti che è necessario affrontare quando si lavora in un settore particolarmente delicato come quello dei diritti umani?
Fortunatamente lavoro per un'istituzione che accetta che il percorso da compiere è sempre molto difficile. Purtroppo quando si opera in un ambito come quello dei diritti umani non si segue mai una strada dritta fatta solo di progressi, ma al contrario può capitare di fare un passo avanti e due passi indietro. A volte è facile essere scoraggiati da queste sconfitte: penso alla tutela dei diritti LGBTI oppure al contrasto alla violenza di Stato fatta dalla polizia in Brasile, dove il nostro lavoro diventa molto arduo anche perché rischiamo di mettere in pericolo i nostri partner. Qualche volta queste difficoltà possono rendere il nostro lavoro piuttosto deludente, ma questo non rappresenta mai un buon motivo per arrenderci: se i nostri partner sono disposti a fare dei sacrifici per conquistare maggiori diritti, noi siamo disposti a fornire loro tutto il nostro appoggio.
 
 
OAK Foundation opera in sei aree prioritarie - ambiente, abusi sui minori, politiche abitative, diritti umani, donne e istruzione - attraverso un budget di oltre 200 milioni di dollari. Quali sono le principali modalità attraverso cui OAK sostiene un'organizzazione oppure un'iniziativa?
OAK Foundation fornisce core supporta quasi il 70% dei propri partner. Questo significa che preferiamo sostenere la struttura operativa e il funzionamento interno di un'organizzazione piuttosto che singoli progetti o iniziative, in quanto crediamo che ciascun partner possa svolgere meglio il proprio lavoro se ha gli strumenti e le risorse per poterlo fare.
Stiamo pensando anche a nuove forme di finanziamento come i prestiti o i social impact bonds. In ogni caso noi siamo molto flessibili: ad esempio possiamo fornire il capitale per iniziare un'attività e di solito diamo un appoggio che va dai tre ai dieci anni, dopo i quali dobbiamo decidere se e per quanti anni continuare a dare il nostro contributo. Noi pensiamo sempre ad azioni a lungo termine e investiamo nello sviluppo delle organizzazioni che decidiamo di sostenere, affinché loro nel corso del tempo abbiano sempre meno bisogno del nostro aiuto. Questo ci ha permesso di contribuire allo sviluppo di organizzazioni forti, resilienti ed efficaci e ne siamo molto fieri.
 
 
L'anno scorso, in queste stessa occasione, lei aveva detto che avremmo avuto bisogno di proteggere i diritti umani non solo all’estero ma anche all'interno dell'Europa. A un anno di distanza, ritiene che questo rischio sia presente ancora oggi?
Purtroppo sì. In particolare nel Regno Unito temiamo che con la Brexit i diritti civili che sono stati conquistati fino ad oggi, per esempio nel mercato del lavoro oppure in materia di politiche ambientali, possano essere cancellati dal governo. Siamo anche molto preoccupati dalla crescente diffusione dei populismi in tutta Europa e dall'aumento di una certa ostilità verso l'altro, verso gli stranieri, verso gli emarginati e coloro che “non sono come noi”. Per questo abbiamo deciso di investire di più nel territorio europeo e abbiamo partecipato alla creazione di un nuovo fondo a favore della democrazia e della solidarietà in Europa.
Inoltre siamo molto preoccupati dagli ultimi sviluppi a cui stiamo assistendo in Polonia e Ungheria, dove ci sono degli spazi sempre più chiusi per la società civile. Questo è un fenomeno ingiusto, che non fa parte del progetto europeo, e noi ci stiamo impegnando per contrastarlo e per ridurre le conseguenze negative che potrebbero derivare da questo tipo di atteggiamenti.
 
 
OAK Foundation è membro di Ariadne, la rete europea che riunisce più di 600 grant-makers, finanziatori e filantropi che sostengono il cambiamento sociale e i diritti umani. Dal suo punto di vista, perché è importante collaborare e far parte di una rete come Ariadne?
Personalmente far parte di una rete come Ariadne mi ha dato la possibilità di entrare in contatto e di conoscere altre fondazioni tedesche, polacche, austriache e italiane che altrimenti non avrei mai conosciuto. OAK Foundation, anche se è una realtà molto importante, non ha le risposte a tutti i problemi e quindi avere l'opportunità di confrontarsi con altre realtà che fanno lo stesso lavoro in altri Paesi europei ci permette di conoscere meglio altri contesti e di intervenire in maniera più efficace. Siccome non abbiamo l'arroganza di pensare di avere tutte le soluzioni, lavorare insieme agli altri ci aiuta molto. In tal senso Ariadne ci offre la possibilità di condividere il nostro know-how, anche perché i diritti umani sono universali e in questo modo possiamo proteggere gli stessi diritti anche in contesti nazionali molto diversi tra loro.
 
 
Come sicuramente saprà, quest'anno la conferenza annuale dello European Foundation Centre sarà dedicata alla cultura in occasione dell'Anno Europeo del Patrimonio Culturale. OAK Foundation ha dei programmi specifici a sostegno dell'arte e della cultura?
Sì, in OAK Foundation abbiamo uno Special Interest Programme attraverso cui sosteniamo diversi progetti artistici e culturali. Per quanto riguarda il Programma che dirigo, anche se è vero che fino ad oggi il discorso sui diritti umani ha visto una presenza dominante di avvocati e sociologici, ci siamo resi conto che per convincere l'opinione pubblica è necessario utilizzare anche altri mezzi e la cultura - ad esempio attraverso i film oppure la musica - può avere un impatto incredibile. Abbiamo notato, ad esempio, che in tanti Paesi i grandi passi avanti che sono stati fatti nell'ambito LGBTI sono stati possibili anche perché il cinema e la televisione hanno iniziato a dipingere questa tematica in maniera positiva. Per questo vogliamo sfruttare le enormi potenzialità dell'arte e della cultura per ottenere maggiori risultati anche nel campo dei diritti umani.
 
 
Che anno sarà il 2018 per i diritti umani?
Dal mio punto di vista, sfortunatamente il 2018 non sarà un anno di grandi passi avanti. Se in Europa riusciremo a preservare le conquiste attuali, se non assisteremo a un peggioramento della situazione in Russia e in Brasile, dove il contesto politico è molto complesso, sarà già una grande vittoria. Proprio perché lo stato di salute a lungo termine della società dipende dalla capacità di agire insieme e di attivare la società civile affinché sia capace di prendersi cura di sé, dovremo lavorare seriamente per garantire sia il diritto alla partecipazione delle minoranze e dei gruppi vulnerabili sia il diritto di accesso alle risorse per chi si impegna quotidianamente in pratiche di attivismo civico, finanziando organizzazioni tenaci e riconquistando il contatto con le comunità locali e i loro bisogni.
 
 
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