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La Filantropia Istituzionale chiede maggior riconoscimento a livello europeo

  • Pubblicato il: 18/01/2018 - 12:34
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Rubrica: 
NOTIZIE
Articolo a cura di: 
Cristina Casoli

Una ricerca commissionata dalle reti della filantropia europea, Dafne-Donors and Foundations Networks in Europe, a cui partecipano Acri e Assifero, e da Efc-European Foundation Centre, a cui aderiscono molte Fondazioni italiane, indica come impellente l’esigenza di “Ampliare lo spazio per la filantropia a livello europeo” . Lo studio condotto da Oonagh Breen, docente di diritto alla UCD Sutherland School of Law di Dublino, analizza i fattori e propone piste di intervento per rendere più efficace l’azione e la cooperazione sui societal challenge di  oltre 140.000 tra fondazioni ed enti donatori a livello europeo. Restrizioni alla raccolta internazionale di fondi, sistemi di tassazione non coerenti tra Paesi, penalizzanti misure antiriciclaggio e antiterrorismo, rallentano la filantrofia in un momento in cui  è impellente riprogettare il sistema del welfare sulla base del crescente coinvolgimento degli attori privati già in campo”, come afferma Giuseppe Guzzetti, Presidente di Acri. Efc e Dafne utilizzeranno i risultati dello studio per avviare una comune azione di advocacy per il settore della filantropia europea con l’obiettivo di potenziarne il ruolo in tutta Europa a beneficio della società civile
 


 
Roma – Il settore della filantropia rappresenta uno dei pilastri più significativi del panorama sociale europeo, stanziando più di 60 miliardi di euro all’anno in numerosi settori di interesse collettivo, quali cultura ed educazione, salute, ricerca scientifica, ambiente, inclusione sociale, migrazione, affrontando le tematiche sociali rilevanti, promuovendo il pluralismo e la libertà e sostenendo l’innovazione sociale.
 
Tuttavia, il contesto in cui si trova a operare è spesso reso complesso da diversi fattori, quali le restrizioni alla raccolta internazionale di fondi, sistemi di tassazione non coerenti tra Paesi, penalizzanti misure antiriciclaggio e antiterrorismo: tutti fattori che danneggiano l’attività degli oltre 140.000 tra fondazioni ed enti donatori a livello europeo.
 
È quanto  emerge dallo studio  “Ampliare lo spazio per la filantropia a livello europeo”, condotto da Oonagh Breen, professore di diritto alla UCD Sutherland School of Law di Dublino, commissionato da Dafne-Donors and Foundations Networks in Europe, a cui partecipano Acri e Assifero, e da Efc-European Foundation Centre, a cui aderiscono molte Fondazioni italiane.  
 
Dafne e Efc, che rappresentano il settore a livello europeo, chiedono il riconoscimento di un ruolo più rilevante per la filantropia istituzionale. A questa richiesta Acri -l’associazione delle Fondazioni di origine bancaria, e Assifero-che raccoglie le altre fondazioni ed enti filantropici, esprimono la loro più piena adesione. “In questi ultimi anni i bisogni e i rischi sociali rispetto ai quali è necessario trovare risposte sono cresciuti, a fronte di risorse pubbliche sempre più contenute – ha detto Giuseppe Guzzetti, presidente di Acri - È impellente riprogettare il sistema del welfare sulla base del crescente coinvolgimento degli attori privati già in campo, primi fra tutti i soggetti della filantropia istituzionale che già operano in Europa su questo fronte. Rimuovere i fattori che limitano o addirittura inibiscono la piena espressione di questo potenziale è la via per vincere le nuove sfide del welfare che ci attendono”.

Felice Scalvini, presidente di Assifero ribadisce che   “Le fondazioni e gli enti filantropici non sono dei bancomat; è necessario far capire, soprattutto ai governi ma non solo, che le fondazioni hanno molteplici competenze, hanno agende di trasformazione sociale, hanno un mandato da rispettare e non sono dei semplici erogatori. Le fondazioni e gli enti filantropici sono attori chiave nel progettare futuro, con capacità di rischio e investimento nel lungo periodo, soprattutto rispetto a politiche sempre più ristrette al contingente e all’emergenziale. I Paesi europei devono dotarsi di una normativa adeguata che consenta alle fondazioni e agli enti filantropici di svolgere il proprio ruolo per il bene comune nel modo migliore”.
 
Lo studio propone alcuni percorsi che consentirebbero di agevolare il processo di crescita della filantropia in Europa, individuando alcuni passi specifici:

  • La filantropia rimane esclusa dai trattati europei: occorre che il ruolo della filantropia venga riconosciuto nei trattati e nei diritti fondamentali; si tratta di una necessità non procrastinabile.
  • Le barriere alle iniziative filantropiche transfrontaliere costituiscono una delle maggiori problematiche a oggi esistenti: non vi sono restrizioni alla libera circolazione dei capitali e l’Europa ha bisogno di condividere una comune definizione del concetto di interesse generale, promuovere regimi fiscali non discriminatori e meno complessi per la filantropia oltre a favorire la diffusione della conoscenza. 
  • Le legislazioni nazionali devono essere in armonia con i diritti e le libertà fondamentali dell’Unione Europea.
  • Gli sforzi dell’Unione Europea e dei paesi membri per contrastare il finanziamento del terrorismo, il riciclaggio e l’evasione fiscale, intesi a proteggere il settore, devono essere tuttavia calibrati tenendo conto dei rischi effettivi, della proporzionalità delle misure rispetto alle realtà interessate e delle evidenze accertate. È opportuno che il settore della filantropia e gli attori istituzionali lavorino insieme per individuare e valutare i rischi. 

 
Massimo Lapucci, Presidente di Efc e Segretario Generale della Fondazione CRT, ha dichiarato che “I trattati europei rendono complesso l’utilizzo di appropriati strumenti legali per consentire lo sviluppo della filantropia a livello europeo”. Secondo Felix Oldenburg, Presidente di Dafne e Segretario Generale dell’Associazione delle Fondazioni tedesche “Valutazioni arbitrarie e regolamentazioni discriminatorie, che rendono complessa la filantropia transfrontaliera, devono essere eliminate (..). C’è un unico mercato europeo per beni e servizi, ma le donazioni e l’impegno sociale troppo spesso si fermano a livello dei singoli stati membri a causa delle crescenti restrizioni. Ciò impedisce al settore della filantropia, che dispone di risorse ingentissime, di dispiegare appieno il proprio potenziale a beneficio dell’interesse generale”.
 
Efc e Dafne utilizzeranno i risultati dello studio per avviare una comune azione di advocacy per il settore della filantropia europea con l’obiettivo di salvaguardarne e potenziarne il ruolo in tutta Europa a beneficio della società civile. L’iniziativa delle due associazioni avrà ulteriore impulso in occasione dell’incontro con i legislatori europei previsto a Bruxelles il prossimo 28 maggio.