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I Musei della Campania: locomotive della cultura

  • Pubblicato il: 30/11/2018 - 08:41
Rubrica: 
MUSEO QUO VADIS?
Articolo a cura di: 
Stefano Consiglio e Marco D’Isanto
Benvenuti al Sud dovremmo dire quando parliamo dei Musei della Campania. Dalla Riforma Franceschini in poi i Musei della Campania hanno numeri da record. E’ proprio la Campania che ha trascinato a livello nazionale l’aumento dei visitatori nel sistema museale italiano. Nel 2015 la Galleria degli Uffizi, solo per fare un esempio, aveva un numero di visitatori pari a 1.971.758 per raggiungere nel 2017 i 2.200.00 visitatori con un incremento nel triennio dell’11%. Il Museo archeologico di Napoli è passato dai 381.000 visitatori del 2015 ai 529.800 del 2017 con un incremento del 40%. La Reggia di Caserta ha incrementato il numero dei visitatori rispetto al 2015 di circa il 70%.
Rubrica in collaborazione con la Fondazione Marino Marini di Firenze
La Campania è la seconda regione in Italia per incremento del numero dei visitatori nella classifica dei maggiori musei italiani, subito dopo il Lazio. La crescita nel 2017 rispetto al 2016 è stata complessivamente di circa l’11% con quasi 1 milione di visitatori in più rispetto al solo 2016. Nella classifica nazionale dei maggiori siti e Musei italiani le migliori performance si registrano in Campania: nel 2017 la Reggia di Caserta ha registrato un incremento del 23%, il Mann del 16%, Ercolano del 17%, Paestum del 15% e il Museo di Capodimonte del 21%.

Altrettanto imponente è stata la crescita dei ricavi da bigliettazione che ha reso le principali strutture Museali sempre più autonome dal punto di vista finanziario rispetto all’incidenza dei contributi pubblici. Il mero incremento dei visitatori o dei ricavi dei Musei contiene solo una dimensione del fenomeno: siamo infatti di fronte ad un approccio sistemico che ha esteso il raggio e la natura delle relazioni con il pubblico aggiornando la propria mission attraverso forme di coinvolgimento e di connessione con le realtà culturali, le agenzie educative e le istituzioni locali, nazionali e sovranazionali.

Nella trasformazione complessiva che vede le principali istituzioni museali adottare dei modelli di business sempre più orientati alla sostenibilità economica e non più alla dipendenza assoluta dai contributi pubblici, tendenza a livello internazionale oramai consolidata, la Campania mostra una importante vivacità.

Perché questi dati sono importanti? Perché dimostrano essenzialmente due cose: la prima è che lo sviluppo economico a base culturale può essere concretamente una risorsa decisiva per la crescita civile, culturale ed economica del Mezzogiorno. La seconda è che di fronte ad una trasformazione globale, sulla quale in realtà l’Italia arriva in netto ritardo, che rende i Musei dei veri e propri hub di imprenditoria culturale in grado di attirare risorse importanti dal mondo privato, la Campania ha mostrato una notevole capacità di stare al passo anticipando addirittura alcune innovazioni importanti nella gestione museale. Il Mann è diventato un Hub culturale della città di Napoli con risultati sorprendenti anche in termini di innovazione tecnologica, molti dei siti culturali valorizzati dal basso hanno delle performance da record, il Madre ritorna ad essere un centro vivo dell’arte contemporanea. Il progetto Museo Aperto Metropolitano, recentemente presentato, mostra inoltre come anche a Napoli sia possibile attrarre importanti risorse finanziarie dal mondo dei privati per qualificare l’offerta culturale della città. In Italia siamo molto lontani dai dati relativi alle maggiori istituzioni museali europee in grado di attrarre risorse private significative: il Louvre nel 2017 ha ottenuto 19 milioni di Euro dalla raccolta fondi dei privati, 34,3 milioni di sterline il tate Modern e 23,3 milioni il British Museum oltre a 15.9 milioni derivanti da donazioni e i lasciti in natura.

In Campania siamo partiti da posizioni arretrate ma abbiamo conquistato la testa di questa locomotiva culturale che può spingere in avanti il paese.

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Fonte: Corriere del Mezzogiorno il 29 novembre 2018
 
Ph: Paestum. https://pixabay.com/en/italy-paestum-ancient-history-1425371/