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Il miglior modo di prevedere il futuro è inventarlo

  • Pubblicato il: 26/04/2018 - 11:46
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CS

In un Paese che si concede il lusso di non avere un governo da due mesi, le spinte di innovazione di città virtuose, della società civile diversamente organizzata non si  arrestano.


 
A Bologna, dall’iniziativa del Comune e dell’Università nasce la Fondazione per l’innovazione urbana che eredita il percorso di quindici anni di Urban Center e dell’Assessorato all’Immaginazione, come laboratorio aperto per affrontare le sfide sociali, ambientali e tecnologiche. Centrale per la fondazione sarà il progetto europeo Rock che sta lavorando al rilancio di un distretto culturale e creativo nel cuore della città, la zona universitaria.
 
Parma, dopo esser stata riconosciuta City of Gastronomy UNESCO, ha ottenuto la nomina a Capitale Italiana della Cultura 2020.  Ascoltiamo Francesca Velani, direttore di LuBeC - Lucca Beni Culturali, che coordinerà i lavori, ”in cui le arti e la cultura dovranno battere il tempo”, come recita il claim della candidatura, scandire il ritmo del cantiere culturale per l’innovazione urbana e sociale verso una “città porosa” caratterizzata da un dialogo costante tra istituzioni, società ed impresa, per la qualità della vita delle persone. Un masterplan nel quale il sistema imprenditoriale giocherà un ruolo di primo piano, aprendosi al sistema delle imprese culturali. (…) Sono diverse le grandi aziende che hanno recepito tale filosofia, è arrivato il momento giusto perché tale approccio si diffonda anche nella piccola e media impresa – in dialogo e contaminazione con i grandi gruppi».
 
Le imprese stanno rileggendo i loro impatti sociali, come componente del fare business, mentre il non profit lavora nel welfare generativo, sulla propria sostenibilità.  Esattamente tra un mese, ASVIS, l’Alleanza per lo sviluppo sostenibile, all’Auditorium del Maxxi aprirà la seconda edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile per discutere sul futuro dell’Europa. Il programma ha già oltre 280 eventi che si svolgeranno in 17 giorni, pari al numero dei goal dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.  Sono passati poco più di due anni dal varo della piattaforma.
A settembre 2015, l’Onu lanciava l’Agenda globale per lo sviluppo sostenibile. A Febbraio 2016, l’Università Tor Vergata di Roma, con Fondazione Unipolis, dava il via a un nuovo metodo di lavoro per mobilitare istituzioni, imprese e reti della società civile nel realizzare gli obiettivi di sviluppo del Terzo Millennio. Asvis è oggi un grande progetto partecipato da oltre 180 realtà che agiscono con risposte concrete. E’ portavoce l’economista Enrico Giovannini, che abbiamo ascoltato nuovamente per voi. “L’Agenda 2030 sta diventa a livello europeo e internazionale -con eccezioni come gli Stati Uniti-, un riferimento comune di tantissime politiche, di un assetto di governance integrata. (…) L’Italia, dopo un’iniziale disattenzione o scarsa attenzione all’Agenda 2030, si sta muovendo intensamente su questi fronti soprattutto a livello di imprese-che adottano gli obiettivi di sviluppo sostenibile nei loro piani strategici, nel Manifesto Confindustria, come nel piano per l’Italia sostenibile di CGIL-, società civile e mobilitazione dal basso,  nel terzo settore, nelle scuole, nelle università”.
 
La Cultura, inspiegabilmente assente in modo esplicito-forse perché innerva tutti gli assi?-, sta salendo a bordo. La Cultura entra tra le priorità del Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE -l'organo consultivo dell'Unione Europea di rappresentanza delle organizzazioni dei lavoratori, dei datori di lavoro e di altri gruppi d'interesse), alla guida del quale ad aprile è stato eletto, Luca Jahier, uno dei principali promotori e sostenitori del percorso che  ha portato al riconoscimento del 2018 quale Anno Europeo del Patrimonio Culturale. Il Presidente Jahier come primo atto ha deciso di inserire la cultura tra gli obiettivi strategici del Comitato per i prossimi anni, insieme allo sviluppo sostenibile, alla pace e ai giovani. Perché - come ci spiega nell’intervista che vi proponiamo - “la cultura, oggi, può davvero fare bene all'Europa da tutti i punti di vista, e questo far bene all'Europa può diventare uno degli strumenti più rilevanti del dialogo con le altre parti del mondo”.
 
Movimenti, consapevolezze, dibattito. Che noi sollecitiamo. E’ uno dei nostri pilastri. Carola Carazzone, segretario generale di Assifero-l’associazione della filantropia italiana di impresa, famiglia- lo scorso mese ha passato alle nostre colonne una riflessione audace su alcuni “mantra” che minano, a suo avviso, lo sviluppo del Terzo Settore: di fronte alle sfide sociali complesse, l’obsolescenza degli strumenti e delle organizzazioni interrelata a muri ideologici, impedisce di liberare il potenziale dell’innovazione imprescindibile. Tra i falsi miti italiani, Carazzone ha posto l’accento sulla priorità diffusa del contenimento dei costi di struttura. Una condizione figlia della storia di volontariato. Impedendo di fatto l’investimento sulle risorse umane,  strangola le organizzazioni, che presentano strutture inadeguate,  determina una fuga di cervelli -con cuore-. Una condizione che trova un moltiplicatore nelle linee di finanziamento a progetto, che nella corsa alla copertura finanziaria trasforma gli enti in progettifici. Carazzone ha lanciato un invito agli enti filantropici, che sono attori liberi di uscire dal contingente e decisivi nel sostenere le piste di innovazione, leadership e capacity building irrinunciabili.
L’articolo, tra i più letti di sempre della nostra testata, è rimbalzato su tutti i media che si occupano di sociale e non solo, a livello nazionale, richiamando avvincenti disquisizioni che in parte vi proponiamo su questo numero. Apre Andrea Silvestri, direttore generale della Fondazione CRC-una delle 88 di origine bancaria-, seguito dal prof. Christian Elevati-docente di social innovation, Flaviano Zandonai-Segretario nazionale di Iris Network, Federico Mento- Direttore Generale di Human Foundation, Tiziano Blasi di Action Aid.
 
In questo numero si accende un’ulteriore  pista di confronto. Marco D’Isanto, partendo dal Corriere del Mezzogiorno, propone l’istituzione di una ZES-Zona economica speciale, tax and burocracy free,  per le imprese culturali e creative nel territorio campano, come pilota di una opzione di sviluppo di aree depresse ad alto potenziale, proposta che già aveva accarezzato a suo tempo Patrizia Asproni. La riflessione di D’Isanto è uno stimolo di rilettura su quanto sta accadendo a Napoli e non solo, in modo particolare nel Sud: l’affacciarsi sulla scena di progettualità molto innovative, spesso accompagnate nella loro genesi dalla filantropia istituzionale,  che sono riuscite a intercettare nuovi pubblici e bisogni. Un serbatoio di creatività che ha convinto Apple a istituire a Napoli la prima Developer Academy in Europa e all’Università Normale di Pisa di preparare la propria discesa a Napoli su alcuni settori, tra i quali i beni culturali digitali. Gli fanno eco Stefano Consiglio, Paolo Giuglierini, Claudio Bocci e Franco Broccardi. Cosa ne pensate Voi? Come afferma Pier Luigi Celli nella prefazione del libro che recensiamo sui primi dieci anni di innovazione della Fondazione Casoli, che ha portato vantaggi competitivi all’impresa,  “abbiamo bisogno di delirare, in senso etimologico, avere il coraggio di uscire dai sentieri tracciati”.  “Però- come afferma Enrico Giovannini- nonostante tutto questo movimento dal basso sono urgenti quanto imprescindibili importanti decisioni politicheLa nuova legislatura dovrà lavorare  sullo sviluppo sostenibile oppure condannerà l’Italia a star fuori dai grandi processi di trasformazione“.
 
 
Hanno contribuito a questo numero, proseguendo l’analisi delle potenzialità di sviluppo locale delle aree interne e montane (dossier curato da Antonio De Rossi), con riflessioni sul lavoro culturale,  sul turismo smart favorito dalle ICT, sugli studi e ricerche dalla design economy di Symbola, alla Experimental Culture di Nesta,  alla relazione tra cultura-felicità e benessere de la Fondazione Caixa, al  ruolo sociale dei musei con una vera e propria chiamata all’azione sulla svolta  interculturale e con molto altro….:
 
Damiano Aliprandi, Patrizia Asproni, Vittoria Azzarita, Filippo Barbera, Roberta Bolelli, Benedetta Bodo di Albareto, Paolo Castelnovi, Federico Massimo Ceschin,  Annalisa Cicerchia, Anna Chiara Cimoli,  Stefano Consiglio, Francesca Cucchiara, Emanuela Gasca, Sendy Ghirardi, Elena Inchingolo,  Andrea Membretti, Valentina Montalto, Marco D’Isanto, Elisa Fulco, Emanuela Gasca, Francesco Mannino, Roberto Mastroianni, Francesca Neri, Amerigo Nutolo,   Giangavino Pazzolla, Francesca Panzarin, Giorgio Righetti, Catterina Seia, Andrea Silvestri, Flaviano Zandonai, Milena Zanotti.
 

 
Il titolo è citazione di Lucio Argano