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Democracy needs Culture

  • Pubblicato il: 23/05/2018 - 17:30
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IN QUESTO NUMERO
Articolo a cura di: 
CS

In uno scenario politico teatro dell’assurdo, che mobilita i media nella rappresentazione di una nave senza timonieri, le sfide sociali non aspettano. Il Paese reale va avanti. La mappa non è il territorio diceva Korzybki.
 


ASVIS-l’Alleanza promossa da Università TorVergata con Unipolis, che  ha avviato ieri la seconda edizione del Festival Italiano dello Sviluppo sostenibile di cui ci ha parlato nello scorso numero il portavoce, Enrico Giovannini.  In 17 giorni, tanti quanti sono i Sustainable Development Goals (SDGs) previsti dall’Agenda 2030 dell’ONU, 600 appuntamenti su tutto il territorio nazionale,  sotto l’hastag  whatareUdoing, rendono visibile la trasformazione genetica in atto, coinvolgendo il mondo dell’economia, dell’impegno sociale, della Cultura, della Scuola con il MIUR: dalla povertà al lavoro, dall’educazione alle diseguaglianze, all’ambiente, all’energia, alle infrastrutture, alla cooperazione internazionale, alle città. “L’Agenda 2030 può e deve essere il quadro di riferimento sul quale disegnare il futuro del Paese”, ha affermato Pier Luigi Stefanini, il Presidente ASVIS, che ha coinvolto in poco più di due anni oltre 300 istituzioni chiave, che considerano la CSR non un’opzione. “L’economia e la società sono in cammino, ma occorre accelerare il passo e la politica deve assumersi questo impegno” e la chiusura del Festival, guardato  come modello Europeo, si terrà il 7 giugno alla Camera dei Deputati.

Un processo di innovazione sociale imprescindibile che è culturale e passa attraverso la Cultura, essa stessa in trasformazione. La rivoluzione digitale aumenta il ruolo della cultura che abilita la  digitalizzazione dell’economia. La progressiva culturalizzazione dei processi produttivi rappresenta una grande opportunità per il Paese. Una cultura centrale nell’alimentare lo sviluppo umano che vede la filantropia istituzionale in campo.  
Nell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale, Assifero, l’associazione  punto di riferimento della filantropia d’impresa, famiglia e comunità italiana (contributi per oltre 300milioni di euro annui al bene comune) sceglie, per la prima volta, di dedicare la propria assemblea  a un focus degli investimenti in cultura come asse di investimento strategico per i societal challenges, trasversale a tutte le politiche.  Il convegno  (aperto al pubblico e in diretta facebook),  “Filantropia è Cultura”, progettato in collaborazione con la nostra testata che condurrà l’incontro, si svolgerà il 25 pv a Roma, presso la Fondazione Exclusiva. Dallo scenario europeo il ragionamentoscenderà alla Nazione. In questo numero troverete i numerosi ascolti preparatori e di approfondimento con il protagonisti dell’incontro: Luca Jahier, Presidente CESE-Comitato Economico e  Sociale Europeo, Prof. Pier Luigi Sacco-Special Advisor del Commissario Europeo alla Cultura, Enrica Flores D’Arcais-European Culture Foundation, Annalisa Cicerchia-Istat, Andrea Cancellato-Presidente Federculture, Bertram Niessen-Che Fare, agenzia per la trasformazione culturale, precederanno l’ascolto di alcuni giovani imprenditori culturali, emblematici, Francesca Di Meo-Eyes Made (Roma), Nicola Facciotto-Kalatà (Mondovì-Cn), Fabio Viola-TuoMuseo, Carlo Roccafiorita-Periferica (Mazara del Vallo). Apriranno e chiuderanno gli artisti. Marco Cavalcoli sarà l’incipit, l’accordatura di pensiero. Chiuderà Fabio Cavalli, regista teatrale, che ha messo in scena  Amleto con i detenuti a Rebibbia. Un percorso che chiuderà Felice Scalvini, Presidente Assifero, raccogliendo gli  effetti pluridimensionali dell’investire in cultura agente di cambiamento, sull’apertura alla sperimentazione di modelli, di percorsi,  in una relazione tra estetica, qualità della vita  ed etica, a  strumenti interpretativi della complessità può caratterizzare l’approccio italiano allo sviluppo sostenibile. Come afferma il prof. Sacco “una Cultura che esca dalla percezione diffusa, dal pregiudizio, dell’intrattenimento nel tempo libero per strati socio-economici elevati,  ma sia uno degli elementi fondanti dell’architettura della vita di ogni individuo, per le risposte cognitive, emozionali, comportamentali nel superare gli scogli, vivere la  terza e quarta età, in una società sempre più inclusiva”.
  
SDGs e Cultura, “Culture matters Connecting Citizens & uniting communities” (“ Working together to advance a culture of peace and prosperity") come aveva anticipato su queste colonne Gerry Salole saranno al centro della Conferenza Annuale dello European Foundation Center  (EFC, il network della filantropia istituzionale che riunisce oltre 300 organizzazioni di circa 40 Paesi, inclusi gli Stati Uniti), che si terrà dal 29 al 31 maggio prossimi a Bruxelles: il  più grande evento internazionale sulla filantropia, coinvolgendo rappresentanti del settore non solo europei,  con oltre  600 delegati, di ente che destinano ogni  anno oltre 60 miliardi di euro per interventi con finalità sociali, come istruzione, sanità, scienza, ambiente, migrazione e integrazione. Anche in questo contesto è protagonista la Cultura  vista nella prospettiva della Convenzione di Faro (Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore dell’eredità culturale per la società STCE n°199) che auspichiamo il nuovo Parlamento ratifichi tra i primi atti,   come eredità che non si possiede, ma che deve essere trasmessa alle generazioni future.  Cultura come tessuto per riflettere sul ruolo della filantropia nel futuro  dell’Europa, centrale di fronte all’ondata crescente di sentimenti nazionalisti e populisti.  Cultura e rigenerazione urbana e umana.  “How to create cultural hubs for the whole city” sarà un focus di cui la Fondazione CRT è co-organizzatrice insieme alle fondazioni norvegesi  Fritt Ord e Sparebankstiftelsen DnB, accompagnato da una mostra sui recuperi del patrimonio presso la Philanthropy House.
Al centro del dibattito della tre giorni, sarà la creazione di un Mercato unico per la filantropia,  tema affrontato per la prima volta dai tre principali network della filantropia uniti – ovvero European Foundation Centre (EFC), Donors and Foundations Networks in Europe (DAFNE) ed European Venture Philanthropy Association (EVPA) – insieme a rappresentanti delle Istituzioni europee, a chiedere parità di condizioni per la filantropia istituzionale in Europa.   “L'ambiente operativo per la filantropia istituzionale in alcune parti dell'Europa è “minacciato”: restrizioni dei finanziamenti stranieri, sistemi di tassazione transfrontaliera incoerenti, misure antiterrorismo/antiriciclaggio di denaro che, pur essendo importanti presidi di sicurezza, se applicati troppo rigidamente al settore della filantropia rischiano di mettere a repentaglio il lavoro di oltre 140.000 tra donors e fondazioni europee”. L’approvazione dello scorso aprile  da parte del Parlamento europeo dell’European Values Instrument è già un passo avanti nel riconoscere organizzazioni della società civile “come pilastri fondamentali (…) per far fronte alle esigenze più pressanti della società, sostenere l'innovazione sociale, promuovere i valori fondamentali del pluralismo, dell’uguaglianza, della dignità umana, della libertà, che sono alla base della democrazia e della ‘casa comune europea’.  Su queste basi si sta evolvendo la  collaborazione tra il settore filantropico nel suo complesso (inclusi EFC, EVPA and DAFNE) con   la Commissione europea-DG Finance  che sta sviluppando il nuovo Multiannual Financial Framework (MFF) 2021-2027: su questo fronte il capitale filantropico, specie nel settore della finanza sociale, può svolgere un ruolo da moltiplicatore, con attenzione agli strumenti finanziari sociali, all'economia sociale, alle imprese sociali e agli investimenti sociali in senso lato, al fine di raggiungere obiettivi sociali sostenibili, facilitando un sistema di garanzie che incentivi investimenti in progetti a impatto sociale, imprenditoria sociale, ecc. 

La legislazione attuale (Basilea 3), che regola l'operatività delle istituzioni finanziarie, non favorisce l'utilizzo delle risorse da parte delle banche per usi che non siano puramente "di mercato". Inoltre, non tiene in debito conto il principio dell'impatto sociale generato dagli investimenti: un aspetto decisivo per favorire l’afflusso di capitali per iniziative sociali.  L’attitudine del mondo bancario e, più in generale, dei canali finanziari, a rispondere alle peculiari necessità della finanza di impatto, assume una rilevanza decisiva. Il mondo finanziario è chiamato a un cambiamento complesso per intraprendere la strada del sostegno all’impact investing (investimenti con rendimenti minori rispetto a quelli immediatamente “bancabili”). “È comprensibile che, persino per quelle realtà del credito maggiormente orientate alla finanza di impatto, sia faticoso trovare procedure e due diligence che rivoluzionino in qualche modo gli standard abituali.  D'altro canto, il coinvolgimento dei player della finanza è fondamentale per liberare risorse per progetti a impatto sociale. Per uscire dall’impasse, è necessaria la creazione di fondi di garanzia promossi dalla Commissione europea che facilitino il “rilascio” di risorse finanziarie per esperimenti coraggiosi di creazione di valore. Questo aiuterebbe lo sviluppo di una società più dinamica, più preparata ad affrontare i cambiamenti e a rispondere a nuovi bisogni, riducendo lo “scollamento” tra cittadini e istituzioni. Inoltre, farebbe certamente bene anche alle banche: non solo nell’ottica di un’espansione delle loro attività, ma anche a livello di reputation, perché inizierebbero a venire percepite come un sistema che contribuisce a migliorare la qualità della vita delle persone, la crescita, la prosperità” ha affermato Massimo Lapucci, Presidente EFC. 
 
Di finanza per la sostenibilità delle imprese culturali si parlerà anche nell’Investment Forum, sempre più europeo, ad ArtLab 18, la piattaforma indipendente di Fondazione Fitzcarraldo, dal 24 al 26 a Base Milano. Un appuntamento che offre opportunità di confronto e approfondimento  sulle condizioni necessarie a dispiegare le potenzialità dei patrimoni culturali materiali, immateriali e digitali, con sessioni dedicate, tra l’altro, al ruolo sociale dei musei, alle prospettive di audience development, alle opportunità del digitale nella produzione e fruizione culturale, all’impatto dell’innovazione tecnologica sul mercato del lavoro e sulle professioni creative,  con le possibili risposte alle sfide.
Un incontro nel quale verranno presentati due preziosi  volumi “Patrimonio tra memoria e futuro” di Luca Dal Pozzolo e il lavoro corale, realizzato da centinaia di operatori ad ArtLab a Mantova  nel settembre scorso, multi-visioni sull’Anno Europeo del Patrimonio. Buon lavoro.
 
Hanno contribuito in Redazione
Patrizia Asproni, Vittoria  Azzarita, Enrico Bertacchini, Piervincenzo Bondonio, Franco Broccardi,  Marco Cammelli, Luisella Carnelli, Cristina Casoli, Paolo Castelnovi, Annalisa Cicerchia, Antonio De Rossi, Sendy Ghirardi, Elena Inchingolo, Elena Lombardo, Francesco Mannino, Roberto Mastroianni, James H. Miller, Francesco Moneta, Valentina Montalto, Francesca Neri, Amerigo Nutolo, Edek Osser, Francesca Panzarin, Giangavino Pazzolla, Virginia Piazza, Lorenzo Pregliasco, Pier Luigi Sacco, Catterina Seia, Francesca Sereno, Massimiliano Zane, Alessia Zorloni, Laura Valente.
 
In ascolto di
Filippo Addarii, Daniela Berta, Enrico Bonanate, Lorenza Bravetta, Cristian Campagnaro, Corinna Cretu, Enrica Flores d’Arcais, Luca Jahier, Francesca Lavazza, Mauro Magatti, Bertram Niessem, Anna Puccio, Giorgio Righetti, Felice Scalvini, Juliane Schulze, Gianluca Spinola.