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CULTURABILITY, VINCE LA RIGENERAZIONE CULTURALE

  • Pubblicato il: 15/09/2017 - 10:10
Rubrica: 
DOVE OSA L'INNOVAZIONE
Articolo a cura di: 
Francesco Mannino

Appena conclusa la fase di selezione finale del bando 2017 culturability – rigenerare spazi da condividere, voluto dalla Fondazione Unipolis. Individuati i 5 vincitori e le due menzioni speciali MiBACT. Vediamo chi sono e soprattutto cosa rappresenta culturability – giunto alla sua quarta edizione – per il Paese e per le sue comunità. La incontreremo tra i relatore nel programma formativo di LUBEC 2017, dedicato alla rigenerazione a base culturale
 
 
Dopo una prima selezione di 15 finalisti tra 429 progetti partecipanti, e un mese e mezzo di accompagnamento e di definizione del progetto finale con i partner  Avanzi/Make a Cube³ e Fondazione Fitzcarraldo, ecco i nomi dei 5 progetti che riceveranno un contributo di 50mila euro ciascuno da parte della Fondazione Unipolis per mettere in cantiere quanto immaginato: si tratta, in ordine alfabetico, di Evocava – Museo evocativo delle cave | Mazara del Vallo (Trapani); FaRo – Fabbrica dei saperi a Rosarno | Rosarno (Reggio Calabria); L’Asilo MEZZI SENZA FINE | Napoli; Lottozero / textile laboratories | Prato e MET – Meticceria Extrartistica Trasversale | Bologna. Ad essi si aggiungono Area Archeologica Giardini Luzzati: Lo Spazio del Tempo | Genova e TOC Centre | Copertino (Lecce), che riceveranno un contributo MiBACT di 10mila euro ciascuno.
La Fondazione Unipolis sarà uno dei soggetti presenti a LuBeC 2017, nel tavolo del 12 ottobre “Immobili pubblici e rigenerazione urbana tra pubblico e privato: applicazioni e opportunità” - in collaborazione con Avanzi - sostenibilità per azioni. In quella occasione si ragionerà, partendo dalla corposa esperienza accumulata, del ruolo che la rigenerazione di parti di città possa svolgere – al di fuori di retoriche e miti urbani – per l’attivazione della socialità e dei percorsi di condivisione con cittadini, organizzazioni private e istituzioni pubbliche. Sarà centrale una riflessione sulle “comunità del cambiamento”, proiettate al superamento del mero recupero edilizio ma piuttosto ad una attivazione generativa di processi coesivi permanenti e di percorsi volti alla sostenibilità: economica, sociale e – dove pertinente – ambientale.
 
Di questo significativo bagaglio di cui culturability è portatore, e dei suoi sviluppi possibili, ne parliamo con Roberta Franceschinelli, Responsabile Cultura Fondazione Unipolis.
 
A LuBeC 2017 si discuterà di rigenerazione urbana e "comunità di cambiamento", sempre più attenti ai valori che le attività di recupero di immobili o aree abbandonate possono produrre per i territori di riferimento. In tal senso raccontaci del bando culturability: cosa finanzia, come funziona, cosa insegna (e cosa vi fa imparare di anno in anno).
Il bando nasce nel 2013, nell’ambito della più ampia iniziativa di culturability, avviata nel 2009 dalla Fondazione Unipolis con l’obiettivo di stimolare un confronto e supportare progettualità culturali che favorissero la coesione e nuovi percorsi di sviluppo dei territori. Nel corso degli anni successivi l’iniziativa si è poi evoluta, a partire da una riflessione su un contesto economico-sociale mutato e dall’affermarsi anche di nuove pratiche culturali. Così nascono i bandi culturability, che si propongono di intercettare e sostenere progetti di innovazione culturale e sociale promossi in primis da under 35. Essi stessi sono poi parzialmente cambiati e cresciuti nel corso degli anni. Per esempio, la prima edizione 2013/14 fare insieme in cooperativa era finalizzata alla creazione di nuove imprese cooperative nei settori culturale e creativo; la seconda edizione 2014/15 spazi d’innovazione sociale insisteva sul tema dell’innovazione sociale a base culturale, con un primo focus sul tema del recupero di spazi abbandonati o degradati. A partire dal 2016, la denominazione completa del bando è diventata culturability - rigenerare spazi da condividere, perché abbiamo ristretto il campo d’azione a progetti innovativi in ambito culturale e creativo ad alto impatto sociale, che recuperano e danno nuova vita a spazi, edifici, ex siti industriali, abbandonati, sottoutilizzati in fase di transizione. Alcune peculiarità sono rimaste le stesse: oltre ovviamente al campo d’azione che rimane quello della cultura e della creatività, la ricerca di progetti e non solo di idee originali e geniali che sappiano favorire nuova occasione in questi settori, la dimensione virtuale della call online si accompagna sempre a una dimensione fisica grazie ai tour dei bandi culturability. Inoltre, ai progetti che superano il primo step di valutazione e a quelli finalisti dei bandi viene garantito non solo un contributo economico, ma anche un percorso di accompagnamento e mentoring. Credo che questa sia una specificità importante, frutto anche della nostra intenzione di non “premiare” uno solo o pochi progetti, ma di un tentativo di incidere e contribuire alla crescita di un numero più ampio di iniziative. Il senso di questo accompagnamento, non è solo migliorare la proposta presentata per la call, ma anche rafforzare le competenze del team, creare  condizioni perché si sviluppino nuove possibilità di lavoro, offrire un’occasione di confronto con professionisti, ampliare il proprio capitale relazionale ed entrare in connessione con altri progettisti che fanno un lavoro simile e devono spesso affrontare le stesse difficoltà. Insomma, contribuire a costruire una comunità di pratiche, o perché no una “comunità di pratiche del cambiamento”… Da queste interazioni apprendiamo tutti tanto, anche noi, è davvero una relazione a doppio senso.
Nel corso degli anni i bandi culturability hanno consentito di raggiungere risultati importanti. Ti do un po’ di numeri: oltre 5.000 sono le persone incontrate nelle iniziative sui territori, 15 cooperative nate e sostenute con #culturability1, 20 progetti ‘formati’ e 6 sostenuti con #culturability2, 15 progetti ‘formati e 5 sostenuti con #culturability3, altri 15 sono stati formati e 5 verranno sostenuti con #culturability4. complessivamente,  Fondazione Unipolis ha investito un milione e 500 mila euro e oltre 2.770 sono stati i progetti partecipanti.
 
Perché è importante per una fondazione d'impresa stimolare l'innovazione culturale? Cosa vi aspettate che accada nelle organizzazioni che ricevono il sostegno e nei loro territori? Come reagiscono le comunità di riferimento?
Il contesto di cambiamento sociale, economico, culturale, ha influenzato o dovrebbe influenzare molto anche il modo in cui le fondazioni svolgono il proprio lavoro e percepiscono il proprio ruolo all’interno della società. Questi mutamenti sono certamente connessi alla crisi e ai conseguenti tagli economici imposti al settore culturale, ma anche ad altri fattori legati ai limiti di un modello filantropico tradizionale caratterizzato da una relazione univoca erogatore/istituzione finanziata e dagli impatti che era in grado di generare nel lungo periodo secondo una logica di sostenibilità.
Aumentano interventi tesi a promuovere una domanda oltre che un’offerta di cultura più articolata, consapevole e diffusa nel territorio di riferimento, in cui la distinzione di produttore e fruitore diventa sempre più labile. Ne consegue il sostegno a progettualità atte a facilitare l’accesso alla cultura, a favorire la partecipazione attiva dei cittadini, di diversi livelli di istruzione e fasce di età, in cui la produzione di nuovo significato avviene collettivamente.
I bandi dedicati all’innovazione culturale, come culturability, stanno consentendo di far emergere progetti interessanti e con tratti comuni, che segnano anche lo sviluppo di nuove tendenze. La contaminazione e la vicinanza con il mondo dell’innovazione sociale, l’innovazione di processo con logiche di partnership pubblico-privato, le forme organizzative ibride, le nuove prospettive di sostenibilità economica/sociale/culturale e spesso ambientale (laddove pertinente), il tema dell’audience development e del coinvolgimento dal basso. Tali pratiche sono legate a processi inclusivi e partecipativi che consentono modalità innovative di coinvolgimento di pubblici e stakeholders, favoriscono processi di empowerment dei territori. Per tutto questo, una fondazione come la nostra ha deciso di puntare sull’innovazione culturale per rinnovare il proprio impegno e la propria missione.
Alle organizzazioni diamo un supporto economico spesso essenziale per partire o per sviluppare le attività più sperimentali e fuori mercato. La relazione con le banche è per loro spesso una “mission impossible” e, allo stesso tempo, manca un fondo di garanzia a cui possano accedere. Inoltre, con il mentoring che offriamo cerchiamo di  contribuire a un loro percorso di crescita consapevole. Vogliamo, però, sostenere con i bandi culturability progettualità che abbiano una propria sostenibilità e siano in grado di reggersi al di là del nostro contributo. Ovviamente questo non accade sempre, molti di questi progetti sono fragili dal punto di vista economico (soprattutto quelli situati in contesti “complessi” o si rivolgono alle fasce sociali più deboli). E non mancano storie di fallimenti che dobbiamo imparare a raccontare per mettere in piedi un meccanismo anche di apprendimento.
Venendo alla tua domanda sulle comunità di riferimento di queste iniziative, queste tendenzialmente reagiscono bene perché molti dei progetti sostenuti (che, in genere, diciamocelo, sono spesso anche le eccellenze) non nascono all’improvviso in occasione del bando, ma sono frutto di processi radicati nel territorio e negli anni. Sono, in questo senso, community hub, per usare un’espressione felice che va per la maggiore ultimamente. 
 
Negli ultimi anni è tutto un discutere di innovazione: sociale, tecnologica, culturale. Che tipo di innovazione riscontrate nei progetti che vi vengono presentati? Come si traduce in atti comprensibili? E soprattutto, come viene riconosciuta e valutata prima e dopo la realizzazione dei progetti?
I progetti che intercettiamo con culturability realizzano spazi ibridi (una bella pubblicazione dello scorso anno era intitolata “Community hub: i luoghi puri impazziscono”) la cui proposta di valore si colloca spesso al crocevia fra settori diversi: innovazione culturale (ovvero pratiche che sperimentano nuovi modi di progettare, produrre, fruire e distribuire cultura) e innovazione sociale (nuovi prodotti, e servizi e modelli che soddisfano bisogni sociali emergenti e, allo stesso tempo, favoriscono nuove relazioni e collaborazioni), ma anche educazione, agricoltura, manifattura, cohousing, ristorazione e attività commerciali di marketplace (spesso essenziali per garantire sostenibilità). Innovazione tecnologica non direi, se non quando è strumentale a determinate pratiche artistiche.
Per quando riguarda il tema di “valutare” questa innovazione è un argomento complesso e le riflessioni sono ancora tutte in divenire. Abbiamo una serie di indicatori a cui ci rifacciamo come valutatori quando studiamo i progetti partecipanti. Credo ci sia ancora molto da studiare e su cui confrontarsi assieme ad altre realtà. A maggior ragione sulla valutazione ex post dei progetti sostenuti. Come Fondazione Unipolis ci piacerebbe lavorare sempre più su questo tema in futuro… Mi piace l’idea di un processo di apprendimento in cui impariamo dalle valutazione dei progetti sostenuti e, quindi, da una valutazione delle nostre stesse attività e linee di sostegno.
La valutazione e selezione finale delle proposte di culturability viene fatta da una commissione qualificata, composta da professionisti ed esperti (per la maggior parte da persone esterne alla Fondazione) nei settori di attività dei progetti.
 
Dal 2013 ad oggi cosa è cambiato nei progetti e nell'approccio dei progettisti? Quale tendenza è possibile evidenziare in quattro anni di valutazione e sostegno dei progetti?
Alcuni cambiamenti sono dovuti a mutamenti dello stesso bando culturability. Da quando lavoriamo sul tema della rigenerazione di spazi a vocazione culturale, per esempio, intercettiamo progetti e progettisti più senior. A iniziative di riattivazione di questo tipo, molto sfidanti per dimensioni e complessità, ci si arriva dopo, anche dal punto di vista anagrafico. In generale, però, credo che il “movimento” dell’innovazione culturale e sociale stia crescendo e maturando. In parte hanno contribuito anche alcuni bandi che, come il nostro, hanno aumentato sensibilità e attenzione su queste pratiche, offrendo anche loro l’opportunità di prendere parte a percorsi di crescita o momenti di riflessione comune. Penso al grande lavoro di chefare, a “Innovazione Culturale” di Fondazione Cariplo, a “Open” di Compagnia di San Paolo. Un ambito interessante da monitorare è quello della sostenibilità economica, punto debole di molti di noi progettisti culturali… Nonostante una tendenziale fragilità, cominciano a emergere anche molte progettualità che sperimentano un funding mix interessante. Certo la dipendenza dai finanziamenti straordinari e dai bandi è ancora molto elevata, ma si sono fatti alcuni passi in avanti rispetto a una decina di anni fa o anche solo rispetto ad altre istituzioni culturali più consolidate. Altro tema interessante è che il fenomeno riguarda sempre più territori lontani dalle grandi città e investe con una vivacità incredibile il Sud d’Italia.
 
Cosa è successo ai progetti finanziati negli anni passati? Come stanno, mediamente?
Mediamente lavorano sodo. Chi con risultati più tangibili ed evidenti e chi meno, stanno quasi tutti proseguendo nella sfida che si erano posti a inizio percorso. Non mancano le difficoltà, anche economiche, ma davvero sono progettualità di grande valore di cui possiamo andare fieri. I loro successi sono un po’ anche i nostri e quanto stanno realizzando ci fa pensare di essere sulla strada giusta.
Molti dei progetti sostenuti nelle ultime edizioni sono i “pionieri” della rigenerazione di cui si parla e ai quali (nella totale impossibilità di definire dei modelli in questo campo!) ci si ispira come buone pratiche: Cascinet e Mercato Lorenteggio a Milano, Le Serre dei Giardini Margherita e Mercato Sonato a Bologna, CasermArcheologica ad Arezzo, Piazza Gasparotto a Padova, il MUFANT di Torino, Hostello delle idee che sarà l’ultimo tassello del CAOS di Terni.
Dobbiamo, però, ricordarci che i progetti sostenuti dai bandi sono stati valutati e scelti fra centinaia di proposte partecipanti, da questo punto di vista sono un po’ delle “eccellenze”. Questo ci fa pensare che, ovviamente, i casi di fallimenti rispetto a progettualità iniziate sia molto più elevato.
 
Cosa vi ha sorpreso tra i progetti partecipanti a questa edizione? Una (o più) novità rispetto alle precedenti.
Ho la percezione che anche il bando culturability sia maturato nel corso degli anni, di certo lo sono i partecipanti. Anche quest’anno abbiamo avuto molti progetti da tutta Italia con una qualità nettamente più alta rispetto alle edizioni precedenti. È stata un'opportunità rara e bella poterli leggere: il valore delle proposte e delle visioni ci restituiscono l’immagine di una comunità di progettisti che sta crescendo, spazi generatori di nuovo futuro per i nostri territori. Un dato interessante è la qualità molto elevata dei progetti provenienti dalle regioni del Sud. Come Unipolis ne abbiamo sempre intercettato un numero alto ma, da quando il focus è stato spostato sulla riattivazione di spazi, la loro qualità complessiva (non tanto in termini di proposta culturale, quanto di solidità e di problematiche legate all’immobile) era mediamente più bassa rispetto a quelli del Nord. Da un lato, si deve tenere conto che gli spazi oggetto dell’intervento sono spesso di proprietà pubblica e i rapporti con gli enti locali al sud sono spesso più complessi; dall’altro, il tema della fragilità economica. Quest’anno, invece, il panorama è in parte mutato, basti pensare che la maggior parte dei 15 progetti finalisti veniva dal Mezzogiorno e lo stesso dicasi per i 5 selezionati alla fine del percorso del bando. Davvero un segnale bello e importante.
Fra le novità di questa edizione c’è anche la collaborazione della Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, un riconoscimento importante del lavoro fatto da culturability e dalla Fondazione Unipolis in questi anni.  Questa collaborazione ha, fra l’altro, consentito anche di attribuire delle menzioni speciali a due dei progetti finalisti, oltre ai 5 selezionati.
 
culturability finanzia 5 progetti vincitori, ma nei mesi precedenti alla proclamazione copre i costi delle attività di accompagnamento per l’empowerment dei team dei 15 progetti finalisti. Che aria si respirava secondo te durante le giornate di formazione di Napoli e Bologna?  
Aria di primavera! Il percorso di accompagnamento e mentoring è davvero il cuore del bando culturability. È il momento in cui, dopo tante carte, mail e chiamate, ci si ritrova faccia a faccia. È il momento in cui i progettisti si fanno un regalo bellissimo: donarsi del tempo in cui pensare e lavorare solo al proprio progetto – che spesso non è solo un progetto professionale, ma un progetto di vita. È il momento in cui ritrovarsi con altri sognatori che condividono storie e speranze simili. Si scoprono affinità e differenze tra luoghi e città lontane, tutto questo permette a chi partecipa di crescere a livello professionale e personale. È anche il momento in cui si deve essere pronti ad analizzare con occhio critico la propria proposta, essere umili e maturi per confrontarsi con mentor e tutor a disposizione per dare una mano. E non tutti sono pronti a farlo. Da questo punto di vista, la grande professionalità e la disponibilità dei nostri partner Avanzi / Make a Cube e Fondazione Fiztcarraldo è fondamentale.
Può sembrare retorico dirlo, ma davvero non c’è competizione fra i gruppi dei progettisti nel corso di queste giornate e anche nelle settimane successive. Davvero non è questo lo spirito che ci e li anima. La scorsa settimana abbiamo comunicato gli esiti del bando e i nomi dei 5 progetti a cui andrà il contributo. Prima dell’annuncio all’esterno, ho chiamato gli altri team e nessuno è stato polemico, negativo, risentito. Subito dopo la comunicazione online, sono stati i primi a rilanciare la notizia e complimentarsi con gli altri. Non so in quanti altri mondi succede la stessa cosa…
 
Cosa ne sarà dei 414 non finalisti? e dei 7 finalisti non vincitori?
Speriamo che per loro sia stata in ogni caso un’esperienza di crescita e formazione, utile non solo alla realizzazione dell’iniziativa, ma anche al loro percorso di progettisti culturali. Confidiamo, come sempre, che le relazioni e i legami con noi e tutte le persone incontrate nel cammino restino. Inoltre, spero sappiano “sfruttare” al meglio la visibilità nazionale e l’accreditamento dati dal bando. Con molti dei finalisti degli scorsi anni continuo ad avere rapporti e seguo l’evolversi delle loro storie. Tra quelli dell’ultima edizione, per esempio, quasi tutti stanno proseguendo il loro cammino con buoni risultati. Penso a ViadellFucina16 che ha da poco annunciato i vincitori del programma di residenza per artisti che consentirà di trasformare gli spazi condominiali nel primo condominio-museo di Torino; a Stazione Chiaravalle che porta avanti a Milano la propria idea di community hub con percorsi di attivazione della comunità locale; Expostmoderno a Bari, che riapre passo dopo passo le porte di un ex cinema all’aperto nel quartiere Libertà; Piazza dei Colori che sta consolidando le proprie attività per migliorare la qualità della vita dei bimbi e delle famiglie di Bologna;. 
 
Indiscrezioni su Culturability5?
È ancora presto. Abbiamo appena comunicato gli esiti di questa edizione e nei prossimi mesi saremo impegnati con i nostri partner nel percorso di accompagnamento ai 5 selezionati. Vi terremo aggiornati!
 
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