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Vietato non partecipare: dall’HangarBicocca alla Triennale, Milano sperimenta la mostra generativa

  • Pubblicato il: 15/01/2018 - 00:01
Rubrica: 
MUSEO QUO VADIS?
Articolo a cura di: 
Francesca Panzarin

Le ultime mostre al Pirelli HangarBicocca e alla Triennale di Milano ridefiniscono il concetto di mostra attraverso un approccio generativo che inviata il pubblico a diventare protagonista del processo creativo.
Rubrica di ricerca in collaborazione con il Museo Marino Marini


 
Nella Milano della mostra blockbuster Dentro Caravaggio a Palazzo Reale, in due lati opposti della città si passano quasi idealmente il testimone due esposizioni che propongono un approccio diametralmente opposto all’esposizione classica in cui il pubblico è semplice spettatore.
Mentre al Pirelli HangarBicocca si è chiusa ieri con un ricco finissage “Take Me (I'm Yours)”, una mostra collettiva concepita da Hans Ulrich Obrist 
e Christian Boltanski 
per riscrivere le regole con cui si fa esperienza di un’opera d’arte invitando i visitatori a compiere tutto quanto è di norma vietato fare in un museo, alla Triennale di Milano si è appena aperta 999. Una collezione di domande sull’abitare contemporaneo, una grande indagine sul concetto di casa, di abitare, di senso di dimora, a cavallo tra il mondo fisico e quello digitale, sviluppata grazie a una rete di oltre cinquanta co-curatori provenienti da diversi settori.
La casa è un punto di partenza o di arrivo? Cosa fa della casa la TUA casa? Chiameresti casa ogni abitazione nella quale hai vissuto? Ti piacerebbe che a casa tua passasse il mondo? Cosa fa il tuo animale domestico quando non ci sei? Il nostro corpo è la nostra prima casa? L’anima si merita una stanza? Perché i francesi non hanno il bidet? La piazza può entrare nel muro della casa? Casa è dove fai la residenza? Quanti materiali che buttiamo via rientrano nelle nostre case sotto nuove forme? La raccolta differenziata è una scelta o un’ossessione?
Queste sono alcune delle domande proposte dalla mostra, pensata come una vera e propria tessitura di contenuti generati da aziende, attivisti, scuole, multinazionali, gruppi informali, centri di ricerca, progettisti, artisti.
Un percorso che attraversa i mondi materiali e quelli immateriali ponendo l’idea di “comunità” al centro dell’attenzione del visitatore. Un vero e proprio racconto dove ognuno dei soggetti coinvolti presenta la propria declinazione dell’idea dell’abitare.
“E’ un nuovo modo di fare esposizione che alza l’asticella sempre più in alto – ha sottolineato la vicepresidente della Triennale Clarice Pecori Girardi - È una mostra giovane, l’età media dei curatori è molto bassa”.
 
Aperta dai 128 mini monitor sincronizzati dell'installazione immersiva firmata Edison, main sponsor della mostra, 999 si presenta come un progetto di immaginazione collettiva, un atlante materiale di una possibile geografia dell’abitare a metà tra un salotto e un garage, all’insegna del co-design, dell’open source e dell’innovazione digitale.
 “Oggi l’innovazione corre su 3 assi: la tecnologia (con il wifi siamo collegati ovunque), il costume (con Airbnb ospitiamo e siamo ospiti), la società (oggi ci sono sempre più famiglie single che hanno esigenze specifiche) -  ricorda il curatore Stefano Mirti (ndr: architetto e docente, a capo del social media team di Expo 2015) – “999. Una collezione di domande sull’abitare contemporaneo” è un palinsesto di esperienze italiane significative a cui si affiancano una serie di ospiti internazionali in grado di coinvolgere il pubblico in maniera interattiva e partecipata grazie a una serie di ambientazioni fisiche, digitali e social. Una mostra dove è vietato ‘non toccare’, uno spazio di conversazione, arricchimento, scambio.
Una mostra narrativa che non vuole essere né esaustiva né compilativa. Ognuno è stato invitato a proporre ciò su cui sta lavorando, ciò che lo appassiona.
Alcune presenze sono fisse, altre ruotano. Lo spettatore non vedrà mai la stessa mostra. Anche il biglietto è stato pensato in modo modulare (ndr: la prima volta costa 9 euro, poi 2 euro)
 
Il progetto si articola in 4 livelli: i canali social lanciati qualche mese fa per generare audience e contenuti, un sito web che fa da archivio, lo spazio fisico e dei cataloghi in self publishing che si possono assemblare in mostra o che possono essere scaricati da Amazon.
Come la mostra dell’Hangar Bicocca si è trasformata nei suoi 3 mesi di apertura in una grande arena in cui si è immaginato un modo più diretto e coinvolgente per vivere l’arte, donare e ricevere attraverso un
public program di eventi speciali, così anche 999 si propone come uno spazio di conversazione e di scambio attraverso un fitto programma di dimostrazioni live, workshop, performance, installazioni, lezioni in cui il pubblico può creare il proprio lare domestico in creta, indossare case mobili, sperimentare i giochi del futuro, ascoltare ninna nanne provenienti da tutto il mondo, sperimentare le limitazioni fisiche causate da alcune malattie, vedere dal vivo come vive un artista in residenza, etc…
Tra i progetti presenti in mostra si possono menzionare le sei residenze di artista curate da Base Milano e Dotdotdot con il progetto “Micro-Factory - A Place Like Home”.
Tra le istituzioni culturali presenti ricordiamo il MUFOCO, il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo che, in collaborazione con il Mibact, ha commissionato a 7 fotografi under 35, selezionati attraverso una call for projct, una campagna fotografica sul tema dell’abitare, interpretando nuove modalità di uso dello spazio urbano e dell’ambiente domestico, indagando la relazione tra pubblico e privato, dentro e fuori, reale e virtuale, individuale e collettivo.
 
All’interno della mostra c’è anche una radio podcast con un palinsesto di programmi curato da persone diverse sul tema dell’abitare. Un progetto di crowdcourcing condiviso, una collezioni di voci e suoni che racconta la mostra per diventare una documentazione viva e fruibile dentro e fuori la Triennale. Uno spazio di confronto per curatori e visitatori prima, durante e dopo la visita.
 
 
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