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Una Rete per le Città della Cultura

  • Pubblicato il: 15/11/2016 - 07:15
Autore/i: 
Rubrica: 
PAESAGGI
Articolo a cura di: 
Andrea Archinà

Rete Città della Cultura. Cinquanta città condividono buone pratiche e politiche intelligenti per trasformare un dossier di candidatura in un modello di sviluppo territoriale e promuovere una sua gestione “smart”

Si sono riunite a Lucca in occasione di Lubec 2016 le città aderenti alla rete di Città della Cultura,  finalizzata a promuovere la programmazione strategica della cultura per lo sviluppo dei territori, affermando modelli efficaci di governance dei beni culturali per la definizione e l’implementazione di strategie urbane, attraverso il confronto tra strumenti, metodologie e buone pratiche della loro valorizzazione
Il bilancio delle azioni intraprese nel primo anno dalla creazione della rete è positivo,  come i benefici derivanti dall’aver aderito alla piattaforma di confronto nata nell’ambito della Community di LuBeC recependo da un lato i risultati del II Rapporto sui Modelli delle Città d’arte (Fondazione Promo PA -MiBACT 2014) e dall’altro le istanze presentate a LuBeC 2015 dalle città candidate a Capitale Italiana della Cultura. Lo testimoniano le stesse città, prima su tutte  Pistoia, Capitale italiana della cultura 2017, il cui Sindaco Samuele Bertinelli ha sottolineato «la rilevanza della Rete e le attività da essa promosse per l’attuazione del Piano Strategico della Cultura, attraverso la creazione di un sistema circolare di informazioni, di programmazione e di valorizzazione dei territori che tenga conto delle opportunità dei finanziamenti europei e dei possibili interventi di privati e di enti. Il tutto grazie ad uno spirito di condivisione e di assoluta apertura alle esperienze delle città aderenti»
Proprio in queste ore la commissione del ministero dei Beni culturali si è riunita per valutare i dossier proposti dalle città candidate come Capitale Italiana della Cultura, sulla base dei quali saranno selezionati i dieci concorrenti al titolo per il 2018. 
La Rete si rivolge in primis proprio alle città candidate – tutte invitate a riunirsi ad Aliano (MT)a metà dicembre per discutere dei risultati della selezione – riproponendosi di facilitare l’attuazione del dossier anche per quelle che non raggiungeranno l’obiettivo.  I suoi intenti sono però ben più ampi, perseguendo la validazione nel documento unico di programmazione degli enti locali una sezione dedicata appositamente al piano strategico della cultura. In questo modo si estenderebbero a tutti gli enti amministrativi – a cui peraltro la Rete invita all’adesione gratuita – i benefici di un lavoro simile a quello di preparazione del dossier di candidatura. L’obiettivo finale è sempre lo stesso: coniugare le attività culturali con lo sviluppo del territorio preservando il genius loci dei grandi e dei piccoli centri della Penisola attraverso la valorizzazione di tradizioni, paesaggio, artigianato ed enogastronomia. Un cambio di prospettiva da raggiungere anche attraverso l’attivazione di un gruppo di lavoro presso il Focus capitali europee della cultura (ufficio dei Beni culturali che si occupa di istruire i dossier delle città candidate) e l’istituzione di un coordinamento a livello regionale dei siti Unesco che definisca a livello territoriale azioni comuni sul fronte culturale ed economico anche in chiave turistica.
Proposte, queste, emerse a Lubec 2016, ma che affondano radici in un’attenta analisi che Fondazione Promo PA ha sviluppato a più riprese attraverso le due edizione del Rapporto sui Modelli delle Città d’Arte. «Il Rapporto ha evidenziato come, per essere virtuosi e duraturi, i modelli di sviluppo delle città debbano essere elaborati in chiave proattiva, ossia rispondere efficacemente ai profondi mutamenti della contemporaneità e che coinvolgono tanto il pubblico quanto l’operatore privato» afferma Francesca Velani direttrice di LuBeC. La programmazione culturale deve quindi aprirsi ai privati e al terzo settore, mentre l’ente locale acquisisce sempre di più il ruolo di facilitatore, promotore, coordinatore, valutatore. La progettazione culturale può svolgere un ruolo trainante nei processi di rigenerazione urbana quando sperimenta percorsi di co-governo che intrecciano in modo virtuoso le politiche pubbliche con i soggetti del terzo settore e delle imprese. Il terzo settore è portatore di esperienze di solidarietà e di impresa sociale che hanno come comune denominatore la partecipazione. All’interno di queste esperienze associative e collettive di innovazione sociale, si possono individuare alcune buone pratiche da replicare: dagli interventi di rigenerazione urbana, alla co-gestione dei beni culturali, alla valorizzazione delle biblioteche, ecc. Conclusioni queste a cui si è pervenuti anche in occasione di “Città d’Arte 3.0”, il convegno tenutosi l’11 e il 12 novembre a Mantova, capitale italiana della cultura 2016, che ha puntato il riflettore sulle sfide e sulle opportunità che si offrono alle città d’arte italiane. «Città che oggi sono chiamate a coniugare in modo virtuoso le attività di salvaguardia e conservazione del patrimonio culturale con la sostenibilità e lo sviluppo economico, approfittando del proprio capitale artistico come stimolo per l’attivazione delle capacità di progetto e di impresa delle comunità. Sotto questo profilo la collaborazione strutturata fra terzo settore e governo locale qualifica e valorizza la sussidiarietà e introduce elementi di innovazione sociale. Si assiste così a un superamento dei confini amministrativi nelle scelte progettuali delle politiche strategiche ed operative, oggi necessariamente basate sulle nuove definizioni di area vasta e di partenariati costruiti attraverso un processo decisionale plurale e partecipato. La necessità di trovare nuove metodologie partecipative che consentano di equilibrare i momenti della discussione, ascolto e decisione deve corrispondere necessariamente a politiche di sviluppo che si allineino al concetto di Smart Cities and Communities» puntualizza Velani.
La città Smart è la città intelligente che, attraverso un sistema di governance efficace, impiega ed organizza le risorse territoriali e culturali utilizzando le possibili offerte dalla tecnologia collegate per raggiungere una qualità più elevata di vita. Da qui la necessità, sottolineata da parte delle città, di una piattaforma di confronto e scambio che diffonda linee guida e buone pratiche  – afferenti all’ambito definito nel rapporto stesso – utili per mettere in atto processi di gestione integrata e innovativa della cultura.  «L’ esigenza è  quella di vagliare e veicolare modelli di gestione validi mettendoli a confronto per individuare quelli più idonei alla valorizzazione e alla gestione di un patrimonio culturale che si trova in un contesto di città d’arte, da intendersi non necessariamente da un punto di vista materiale, ma attrattivi  di processi di sviluppo a base culturale» continua Velani. «Questo non solo in un’ottica di incremento delle occasioni rivolte ai turisti, ma anche e soprattutto verso gli stessi cittadini residenti. Anche perché il futuro delle città d’arte si disegna come riprogettazione dei modelli di sostenibilità delle economie urbane. All’interno di questa riprogettazione i flussi turistici globali si presentano allo stesso tempo come opportunità e come minaccia. Del resto, una programmazione orientata esclusivamente sull’incentivazione dei flussi turistici, non appare sufficiente per riconvertire i tessuti urbani colpiti a fondo dalla crisi di quei paradigmi produttivi, anche di natura artigianale, che tradizionalmente caratterizzavano e rendevano “vivo” il territorio». 
Da questo punto di vista sono certamente avvantaggiate le città che hanno deciso di presentare la propria candidatura a Capitale italiana della cultura, perché la redazione del dossier di candidatura rappresenta il primo passo per ridisegnare la politica culturale. Che si tratti di programmare interventi e attività che esistono già o costruirne di nuove, la candidatura rappresenta un’importante occasione per programmare in maniera strategica gli anni successivi. Così la Rete si propone di fornire gli strumenti per trasformare il dossier in un piano strategico indipendentemente dall’esito della selezione. Si tratta infatti di uno strumento reale riconosciuto dall’ente che si integra con gli strumenti urbanistici e che nel contesto della rete è il fattore comune che lega tutte le città. Ma la rete si pone anche e soprattutto l’obiettivo di consentire la “messa a sistema” del ricco patrimonio storico-culturale, pubblico e privato, presente sul territorio delle città, da inserire, in prospettiva, nel quadro della costruzione di partenariati nazionali ed europei. Non a caso i principali focus formativi organizzati in sinergia con il MIBACT hanno ad oggetto proprio i programmi Europa Creativa ed Europa per i cittadini così che una conseguente maggiore visibilità della Città presso le sedi decisionali europee e nazionali costituisca una reale opportunità di incontrare altre reti per la realizzazione di progetti. Il prossimo si terrà ad Aliano (MT) il 15 dicembre e si propone di riunire tu
Il modello di governance della rete è snello prevedendo solamente tre organi garanti del suo funzionamento: l’Assemblea degli aderenti, il Segretariato Tecnico e il Presidente. L’Assemblea degli aderenti è formata da tutti gli Enti che sottoscrivono la Carta di adesione. Si riunisce almeno una volta all’anno in occasione LuBeC per analizzare i risultati raggiunti, diffondere le attività realizzate e programmare eventuali iniziative di interesse comune mentre il Segretariato Tecnico della Rete è istituito presso Promo PA Fondazione/LuBeC con il compito di aggiornare l'elenco delle città partecipanti e di garantire la circolarità delle informazioni all'interno della rete e la divulgazione delle iniziative della rete stessa e degli enti aderenti. ll Presidente della Rete è, invece, il Sindaco di una delle Città aderenti ed è nominato dall’Assemblea. Dura in carica un anno secondo un sistema di rotazione fra i sindaci. Ha il compito di presiedere l’Assemblea in ogni sua convocazione, rappresentare la Rete e coordinare le iniziative comuni. 
L’alta considerazione degli obiettivi che la Rete si pone e dell’importanza del loro raggiungimento ha fatto propendere gli organizzatori per un’adesione gratuita aperta a tutte le città – amministrazioni comunali, associazioni intercomunali di area vasta, associazioni di città – che sottoscrivendo la Carta di adesione sanciscono la condivisione della missione e degli obiettivi e si impegnano a diffondere le iniziative della Rete e contribuendo all’allargamento della stessa.
Ad oggi hanno già aderito alla Rete: Acireale, Alghero, Altamura, Altopascio, Aquileia, Arezzo, Asti, Bari, Caserta, Castelfiorentino, Catania, Cerreto Guidi, Comacchio, Empoli, Enna, Erice, Firenze, Genova, Iglesias, Impruneta, L'Aquila, Lecce, Livorno, Lucca, Mantova, Massa e Cozzile, Matera, Merano, Milano, Montecatini Terme, Montemurlo, Monteriggioni, Nuoro, Oristano, Parma, Pavia, Perugia, Pescia, Pietrasanta, Pistoia, Pontremoli, Pozzuoli, Recanati, Reggio Calabria, Reggio Emilia, San Gimignano, Sassari, Siracusa, Spoleto, Terni, Tremezzina, Vinci, Vittorio Veneto.

www.retecittadellacultura.it 
www.lubec.it 

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