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Un giorno memorabile per l’Arte Pubblica italiana. Da Bologna a Siponto

  • Pubblicato il: 14/03/2016 - 18:34
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Articolo a cura di: 
Davide Boselli

Con un progetto fortemente voluto dal Segreteriato Regionale MiBACT per la Puglia e dalla Soprintendenza archeologica regionale, a Siponto, in provincia di Foggia, sabato 12 marzo si sono accese le luci della Basilica paleocristiana oggetto del recente, innovativo e immaginifico restauro e ricostruzione, affidato al giovane artista Edoardo Tresoldi. Nello stesso giorno, per protesta contro una mostra che a suo avviso vuole togliere libertà alla street art, il grande artista Blu, cancella le sue opere monumentali a cielo aperto nella sua città, Bologna
 
 
Bologna, centro sociale Xm24, pomeriggio di sabato 12 marzo. Uno dei più importanti streetartist del mondo, l'italiano BLU, cancella le sue opere monumentali dai muri della Dotta, per protestare contro una mostra che, a suo avviso,  si appropria delle opere urbane degli streetartist per chiuderle in Museo, snaturandole. Si tratta del progetto espositivo StreetArt Banksy & Co. L'arte allo stato urbano promossa a Palazzo Pepoli (da venerdì 18 marzo) da Genus Bononiae, ente strumentale della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna www.genusbononiae.it/mostre/street-art-bansky-co-larte-allo-urbano e curata da Luca Cianciabilla, Chrstian Amodeo e Sean Corcoran. I curatori replicano: la mostra nasce dall’esigenza  di realizzare una grande retrospettiva dedicata alla streetart per avviare una riflessione attorno alle modalità di salvaguardia, conservazione e musealizzazione delle opere d'arte urbana.
Da queste premesse – sfociate nella deriva concettuale sulla privatizzazione delle opere di streetart - BLU ha reagito a modo suo, cancellando con raschietti e secchi di vernice grigia le opere lasciate in città in circa vent'anni di carriera, tra cui anche l'allegoria di Bologna (un murales di 8 metri x 8) sulla facciata del centro sociale XM24 e già oggetto di una mobilitazione sociale per la sua salvaguardia nel 2013.
 
Le reazioni contro l'effetto spolio delle opere d'arte urbana di Bologna e di distruzione di un patrimonio diventato pubblico, fanno da cornice ad un intervento varato qualche kilometro più in giù, in Puglia, che certamente si può definire ambizioso e al contempo pioneristico: all’opera un  team che, capeggiato dall’artista Edoardo Tresoldi, ha permesso di dar vita a qualcosa di nuovo e stupefacente.
Sembra di rivivere il fermento artistico della Francia dell'800 quando l'invenzione della macchina fotografica fece tremare gli artisti, la cui reazione sfociò nell'impressionismo. Ma non siamo in Provenza sebbene la vicinanza del mare possa suggerirlo, bensì a Siponto, provincia di Foggia.
Nell'era dell'Audience Development e dell'Audience Engagement per ampliare e coinvolgere i diversi pubblici, nel delirio della proliferazione della realtà aumentata e virtuale – ritenute da molti le vie per attrarre visitatori nelle aree e nei parchi archeologici – ecco che finalmente anche l'arte contemporanea reagisce. E lo fa attraverso uno dei suoi interpreti più originali e di prospettiva: Edoardo Tresoldi, scultore classe '87 che, affiancato dall'amico e manager Antonio Oriente (il quale lo segue fin dalla primissima esposizione), sta facendo impazzire social e stampa con  questo  suo ultimo lavoro.
Tresoldi mantiene il principio della rottura dell'unità temporale che caratterizza le ricostruzioni virtuali che affollano il mondo museale e dell'archeologia, ma lo reinterpreta attraverso una materia a lui nota e cara, la rete metallica. E' con la rete che l'artista e il suo team scolpiscono nel paesaggio mediante un gioco di trasparenze, spostando la fruizione del bello dai tablet e dai devices – dai quali sempre più anche l'arte contemporanea dipende – e ci proietta in una realtà esperienziale completamente nuova.
 
Ecco perché la Regione Puglia e il suo Segretariato Generale MiBACT, grazie alla disponibilità di un tesoretto non certo indifferente (l’investimento si aggira su 900 mila€) e derivante dai fondi europei 2007 – 2013, hanno scommesso sull'area archeologica di Santa Maria di Siponto e  sull'arte contemporanea e sulla rete di Tresoldi. L'intervento al sito archeologico di Santa Maria di Siponto è originato – nelle parole di Luigi La Rocca, Soprintendente Archeologia della Regione Puglia – da necessità di conservazione dell'area, ma anche dal forte desiderio di sperimentare nuove soluzioni di valorizzazione proposte dall'industria giovanile, creativa ed artistica e il  reinserimento dell'area all'interno dei flussi turistici pugliesi.
Il lavoro dell'artista Tresoldi è apparso immediatamente in linea con le finalità strategiche dell'intervento da compiere sulla Basilica paleocristiana, le cui tracce della mura perimetrali esterne ed un mosaico erano apparsi durante lo scavo dell'area negli anni '30. Dal lavoro condotto in team con archeologi e ricercatori per la documentazione e la ricerca storico – artistica degli stilemi delle basiliche paleocristiane, Tresoldi ha immaginato, disegnato e infine realizzato la ricostruzione della Basilica, dotandola di una traccia trasparente, ma indelebile, del suo passato.
 
 
Ci incontreremo tra un anno, quando i dati dell'affluenza ci consentiranno di valutare impatti e incidenze del progetto di Tresoldi a Siponto; nel frattempo ci accompagna la riflessione attorno alla portata del progetto. Già, perchè affidare l'ideazione e la realizzazione di un progetto  simile ad un giovane artista che fa del contemporaneo il proprio linguaggio espressivo è prova probante della poliedricità e dell'ambizione dell'intervento. A Siponto, mediante una monumentale opera d'arte, si è riusciti a garantire la conservazione delle evidenze archeologiche e delle tracce del passato interpretandole in chiave di valorizzazione, per proiettarle al domani. Veleggiare tra la ricostruzione filologica e quella artistica, tra l'education, il cui rigore dialoga con  l'enterteainment, non è cosa semplice. Il coraggio unito al talento origina un binomio esemplare tutto italiano.
Conditio sine qua non affinché un talento emergente possa affermarsi e superarsi, come a Siponto, è l'incontro con una committenza illuminata, visionaria e soprattutto disposta ad investire nell'arte pubblica.
Un po' sulla falsariga di quanto realizzato assieme da Fondazione Roma e la Galleria Wunderkammern la scorsa primavera a Tormarancia, quando il progetto Big City Life ideato dalla galleria 999Contemporary è riuscito ad aggregare una serie di partner tra cui Fondazione Roma – Arte – Musei, Assessorato alla Cultura e ATER con lo scopo di dare origine ad un distretto di arte urbana: la “monumentalità” contemporanea che trasforma l’architettura con un intervento di  grande portata, fisica e concettuale, è una cifra dell'arte pubblica che configura interessanti futuri scenari.
 
Edoardo Tresoldi ha “messo in rete”, letteralmente e metaforicamente, un team di archeologi e creativi, manovali e sognatori, realizzando un progetto che dall'arte contemporanea determina, grazie all'esperienza del bello, risultati concreti in termini di attrattività e identità di un luogo.
 
Ripercorrendo velocemente il 2015 di Tresoldi si capisce immediatamente come il suo lavoro abbia esponenziali margini di crescita: dalle apparizioni ad alcune collettive di spessore a Londra, ad una collettiva al MACRO di Roma, passando per le esposizioni milanesi con la Galleria Wunderkammern di Roma fino alla collaborazione con ZOE e Fondazione Musei Senesi per l'allestimento della tappa senese di Inchiostro depARTure, curata da Claudia Ferrini. L'opera presentata a Siena, Pueblo, gli consente prima di essere selezionato per la Biennale Italia – Cina a Torino e poi di approdare all'Housing Sociale Giulia per entrare in relazione con un luogo ad altissima valenza sociale.
Ma non finisce così il 2015 da sogno di Edoardo che realizza ulteriori progetti speciali, tra cui un'installazione alla Vigna di Leonardo a Milano, altri a Londra e Copenaghen e prosegue il suo legame con il sud Italia a Marina di Camerota con Incipit.
Da Siponto a Bologna, l'arte trova sempre il pretesto per far parlare di sé, lasciare e cancellare le proprie tracce non è in fondo ciò che da sempre assilla l'uomo?
               
Ph G. Pepe
 
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