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La cultura conta. Nuove evidenze per le politiche culturali

  • Pubblicato il: 15/07/2015 - 20:01
Rubrica: 
VOCI DALL'EUROPA
Articolo a cura di: 
Erminia Sciacchitano

I primi risultati della nuova attenzione in Europa per politiche culturali fondate sull'evidenza; dalla nuova generazione di statistiche culturali, che nel corso del 2015 popolerà progressivamente il sito Eurostat, alle riflessioni su come andare oltre la misurazione degli impatti e promuovere politiche attive, capaci di generare benefici economici e sociali in una direzione attesa e desiderata
 
 
 
Pubblicati da Eurostat i nuovi dati sull'occupazione e sul commercio internazionale dei beni nei settori culturali e creativi. Dati che, a una prima analisi, appaiono positivi, in quanto rilevano che l'occupazione in questi settori è cresciuta dal 2008 al 2014, passando dal 2,5% al 2,9% del totale nell'UE, mentre nel triennio 2012-2014 l'export nei confronti dei paesi terzi è stato superiore all’importazione.
Ma avremo tempo per le analisi dei risultati, che certamente impegneranno gli esperti nei prossimi mesi. Questa, infatti, è solo la prima tranche della nuova serie di statistiche culturali, che saranno progressivamente rese pubbliche dalla Commissione europea nel corso di quest'anno. Grazie alla cooperazione fra Eurostat e la Direzione generale per l'educazione e la cultura, è stato, infatti, ripreso il cammino su un percorso ventennale, segnato da tappe, riprese e accelerazioni. Era, infatti, il 1995 quando il Consiglio dei Ministri della cultura UE adottava la sua prima risoluzione sulla Promozione delle statistiche in materia di cultura e di crescita economica. Da allora i Ministri hanno indicato costantemente la meta: dotare anche il settore culturale e creativo di statistiche affidabili, comparabili e aggiornate, e per raggiungerla hanno inserito il tema fra le priorità dei Piani di lavoro per la cultura che si sono susseguiti dal 2008, inclusa la corrente edizione 2015-2018.
Due fra le tappe principali di questo lunga marcia sono state segnate dai Culture Statistics Pocketbooks, pubblicati da Eurostat nel 2007 e nel 2011, dopo che il Leadership Group Culture – Leg-Culture (1997-1999) e il Gruppo di lavoro sulle statistiche culturali, che ha operato dal 2001 al 2004, avevano progressivamente aperto il cammino, gettando le basi per il primo quadro metodologico per la produzione di dati culturali comparabili a livello UE, definito nel 2012 dall’European Statistical System Network on Culture - ESS-Net Culture (2009-2012).
La strada per un vero e proprio sistema europeo per le statistiche culturali in Europa, è certamente ostacolata da questioni metodologiche, considerato che la misurazione dei fenomeni connessi alla dimensione culturale necessita innanzitutto di definire in maniera precisa quali siano i confini della cultura stessa, il che, come è noto, è una delle sfide più complesse per la riflessione intellettuale. La cultura è inoltre un concetto in continua evoluzione, caratterizzato da processi, attività e fenomeni riferibili a settori eterogenei dell'economia e della società, solo in parte catturabili da indagini di tipo statistico. A questo si aggiunga la difficoltà di confrontare a livello europeo i dati disponibili a livello nazionale per via delle diverse definizioni dei settori culturali e dei loro confini. Infine, alla complessità metodologica, si sommi la carenza delle risorse necessarie ad implementare le raccomandazioni del Gruppo ESS-net Culture da parte di Eurostat e degli istituti nazionali di statistica, e il diverso grado di priorità che ogni paese assegna alla questione, per cogliere il quadro dell’operazione. Alcuni Stati, peraltro, si sono distinti in questi anni per essersi spinti più in avanti, raccogliendo informazioni più dettagliate della media europea e avviando la produzione di Conti Satellite per la cultura per fornire una rappresentazione dell’ambito culturale nel quadro dei conti economici nazionali. Si tratta di primi modelli interessanti, realizzati per il momento in Finlandia, Spagna, Polonia, Portogallo e Repubblica ceca e che sarebbe auspicabile promuovere anche nel nostro paese.
Per superare l’episodicità, e ritagliare uno spazio permanente alle statistiche culturali in Europa, la Commissione europea ha deciso di riprendere tale attività, condotta da Eurostat con il sostegno della Direzione generale educazione e cultura. Il lavoro parte dalle indicazioni di ESS-net Culture, ma concentra pragmaticamente le risorse sull'utilizzazione ottimale delle rilevazioni esistenti, considerato che le attuali condizioni economiche non consentono di avviare nuove indagini ad hoc.
Eurostat ha inoltre riavviato il Gruppo di lavoro di rappresentanti degli Stati Membri sulle statistiche culturali per affrontare le questioni metodologiche rimaste aperte alla conclusione di lavori di ESS-net. Il sito di Eurostat si popolerà quindi progressivamente nel corso del 2015 di dati sull’occupazione, sul commercio di beni e servizi, sulle imprese, e la partecipazione culturale. Verrà data inoltre molta attenzione alla divulgazione, attraverso una pagina dedicata nelle "statistics explained" del sito di Eurostat e una nuova edizione del Culture Statistics Pocketbook.
Nel frattempo, dal 2012, con le Conclusioni del Consiglio sulla Governance culturale, si afferma sempre più nei documenti di policy culturale europea il principio che per migliorare l’efficacia, l’efficienza e la sostenibilità delle politiche culturali, occorre fondare le scelte su dati di fatto.
Questa richiesta, che fra l’altro allarga il campo d'indagine agli impatti, si fa sempre più serrata negli ulti anni, in parallelo al rafforzamento dello sguardo trasversale sui nessi tra cultura e altri settori. Un esempio per tutti: le recenti Conclusioni sui Crossover culturali e creativi, adottate sotto la Presidenza lettone dell’UE a Maggio 2015, che invitano la Commissione e gli Stati a sviluppare nuove metodologie per misurare gli scambi culturali e creativi con altri settori al fine di individuarne meglio il contributo innovativo e comprenderne l’impatto più ampio.
Cresce anche l’interesse per la promozione di politiche attive, capaci di generare impatti economici e sociali in una direzione attesa e desiderata, come si legge nelle ultime Conclusioni sulla Governance partecipativa del patrimonio culturale del 2014, che invitano la Commissione a promuovere la ricerca sull’impatto degli approcci partecipativi alle politiche e alla governance del patrimonio culturale, al fine di contribuire allo sviluppo di approcci strategici al patrimonio culturale.
La questione della valutazione dell'impatto economico e sociale, diventa particolarmente complessa quando si prende in considerazione il patrimonio culturale, che com'è noto interagisce trasversalmente con diverse politiche: dalla cultura al turismo, dall'ambiente alla ricerca, dalla cittadinanza all'integrazione, dall'educazione alla coesione territoriale.
Riguardo a questa dimensione, il progetto Cultural Heritage Counts for Europe, realizzato con il supporto del programma Cultura 2007-2013[1], il cui rapporto finale è stato appena pubblicato, ha raccolto e analizzato 221 ricerche realizzate in Europa sull’impatto economico, sociale, culturale e ambientale del patrimonio culturale. Dall’indagine emergono risultati interessanti, sia riguardo al crescente interesse per gli studi di impatto del patrimonio culturale, sempre più numerosi, sia al vasto spettro di benefici rilevati in tutti e quattro i “pilastri” dello sviluppo sostenibile (economico, sociale, culturale e ambientale). Mentre però a livello internazionale si osserva una transizione dalla centralità dell’oggetto alla centralità della persona e ai valori, e matura la consapevolezza sulla natura trasversale del patrimonio culturale, e sulla conseguente necessità di adottare un approccio integrato alla sua conservazione e valorizzazione, negli studi predomina ancora ancora la visione settoriale, e sono solo il 6% coloro che adottano un approccio olistico, guardando contemporaneamente agli impatti economici, sociali, culturali e ambientali.
Le statistiche culturali non offrono certamente tutte risposte alle nostre domande, né la soluzione immediata per garantire la sostenibilità del sistema culturale e creativo europeo. Molto lavoro è ancora necessario, soprattutto dal lato qualitativo, per comprendere appieno il valore della cultura e del patrimonio culturale per la società europea. Ma oggi si possono cogliere i primi frutti di un lungo lavoro di tante persone che hanno dedicato impegno e passione per giungere fino a qui. Grazie a loro il sentiero è tracciato.
 
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[1] Il progetto è stato realizzato da un consorzio di sei partners: Europa Nostra (coordinatore), ENCATC (European Network on Cultural Management and Cultural Policy Education), Heritage Europe (the European Association of Historic Towns and Regions), International Cultural Centre (Krakow, Poland) e Raymond Lemaire International Centre for Conservation at the University of Leuven (Belgium), oltre a The Heritage Alliance (England, UK) come partner associato.