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La cultura con i «piedi nel territorio». Quando la progettazione culturale incontra le comunità: cronaca di un incontro con Paolo Verri

  • Pubblicato il: 14/02/2016 - 10:51
Rubrica: 
PAESAGGI
Articolo a cura di: 
Francesca Vittori

Lo sviluppo dei territori passa anche attraverso la cultura: ma cosa significa fare progettazione? E quali sono i suoi aspetti fondativi? Ne abbiamo parlato con Paolo Verri, direttore della Fondazione Matera Basilicata 2019, in occasione dell'inaugurazione della ventesima edizione del Corso di Perfezionamento per Responsabile di Progetti Culturali della Fondazione Fitzcarraldo
 
 
In un periodo storico dove la retorica sulla cultura come mezzo per creare sviluppo permea i media, è necessario fermarsi a riflettere e tornare con i piedi per terra... o meglio, con i piedi "nel territorio". Anche attraverso la voce di chi come Paolo Verri si è confrontato con la complessità della progettazione culturale su campi, ambiti e luoghi molto diversi.  Editore, organizzatore culturale, esperto di sviluppo urbano, ex direttore del Salone del Libro di Torino, del Comitato Italia 150 e del Comitato Matera 2019 e attualmente direttore della Fondazione Matera Basilicata 2019, Verri è stato ospite della Fondazione Fitzcarraldo il 27 gennaio 2016, in occasione dell'inaugurazione della  ventesima edizione del Corso di Perfezionamento per Responsabile di Progetti Culturali. Intitolato "Sentieri selvaggi. Dove la progettazione culturale incontra il territorio", l'incontro è stato l'occasione per parlare di progettazione culturale e riflettere sulle condizioni necessarie affinché questa possa generare sviluppo e cambiamento.
Sentieri selvaggi, appunto, quelli che chi opera nel mondo culturale si trova ad esplorare, sui quali Paolo Verri ha contribuito con un intervento brillante a gettare una luce. Andiamo a ripercorrerne i punti chiave, le pietre miliari che possono aiutare a misurare e orientare il lavoro del progettista su questo percorso.
 
 
 
Pietra miliare 1: la «redditività sociale» della cultura
L'apporto della cultura e della progettazione ai territori non può essere considerato solo dal punto di vista economico: «Vedere la cultura semplicemente come componente per lo sviluppo economico fa perdere quel valore straordinario che la cultura ha. Favorire il dialogo, costruire ponti, indagare l'identità dei territori e le loro potenzialità di sviluppo, dare senso alle nostre esistenze: questo è il ruolo che la cultura dovrebbe avere». Da una valutazione quantitativa sull'impatto economico delle attività culturali è necessario quindi tornare a mettere in primo piano soprattutto gli aspetti qualitativi di una redditività sociale che si esplicita nel miglioramento delle vite delle comunità rendendo la cultura una componente indispensabile per il welfare. E un'opportunità per generare crescita e coesione.
 
 
 
Pietra miliare 2: dialogo vs contrapposizione
Nell'epoca dei social, qualsiasi dibattito rischia di scadere in una contrapposizione tra parti avverse. «Non possiamo ridurre la società a dei Like o Don't like». Ruolo della cultura è proprio far percepire le gradazioni: per questo chi fa progettazione ha il compito di costruire un dialogo anche con ciò che non rispecchia le proprie idee e fare i conti con punti di vista molto diversi.
Non è un processo standardizzabile e "industriale" quello della progettazione. Piuttosto, può essere assimilato a un lavoro certosino e artigiano in cui sono necessari quattro elementi:
 
- Fiducia. Creare fiducia nelle persone con cui si collabora è basilare per costruire una visione comune. Ma è necessario studiare il territorio, comprenderne le forme profonde ed essere disposti all'ascolto per innescare un processo basato sulla reciprocità.
 
- Competenza. Per progettare la cultura sui territori non bastano le competenze verticali ma servono delle competenze orizzontali. Il progettista è un curioso, capace di uscire dal proprio ambito specialistico e desideroso di esplorare campi sconosciuti.
 
- Coraggio. L'onestà intellettuale è alla base del lavoro di progettazione. Costruire un dialogo con le componenti territoriali non significa evitare un confronto dialettico. E proprio il coraggio permette di affermare e argomentare la propria linea di pensiero, per perseguirla.
 
- Superficialità. Il progettista deve sì essere competente. Ma per essere efficace ha bisogno di poter ‘surfare’ attraverso i saperi, provocando occasioni in cui mondi lontani - a volte ultra specialistici - si avvicinino. "Se riesci ad avvicinare i mondi diventi compiutamente utile. Il mio lavoro è creare connessioni tra persone che hanno strade diverse ma che sono disponibili a incrociarle per dare compimento a un progetto".
 
 
 
Pietra miliare 3: la relazione con l'impresa
Il mondo dell'impresa, secondo Verri, sta muovendo dei passi verso la cultura. Le stesse storie degli imprenditori testimoniano bagagli interessanti che possono diventare un punto di forza nel processo di sviluppo di un progetto di valorizzazione territoriale. «Gli imprenditori mi interessano anche per la loro grande capacità di raccontare ciò che amano di più, il loro prodotto. Hanno un concetto di unicità pari se non superiore a quello dell'artista. Ed alcuni tra loro hanno una forte componente pratica e interesse a far capire la loro forza e la loro cultura di impresa. L'avvertenza è quella di selezionare con attenzione il loro lavoro, cercando di comprendere e valorizzare la loro peculiarità. Poiché gli imprenditori possono divenire dei catalizzatori capaci di portare sui territori persone orientate sì al business ma che hanno anche forte interesse a vivere esperienze di tipo culturale».
 
 
 
Pietra miliare 4: storytelling, verità dei territori e turismo
«Uno dei paradossi della progettazione è che tanto più cerchi di raccontare un territorio nella sua estrema verità, tanto più sembra che stia diventando falso, che perda di spontaneità». Questo uno dei paradossi urbani che per Verri caratterizzano la difficile relazione tra cultura e turismo. «Ciò che bisogna creare sui territori è una forma evoluta di accoglienza. C'è una separazione ancora troppo forte tra ciò che è diretto ai turisti e ciò che è destinato ai cittadini Un punto i partenza potrebbe essere quello di immaginare che non esistano più turisti: la comunità deve poter strutturare la propria forma urbana affinché sia più vivibile da tutti i cittadini». Quella di fare le cose a misura di turista è percepita quindi come una visione distorta, foriera di errori. La sfida si gioca non nello storytelling in sé ma nella costruzione di un'esperienza urbana rotonda, in cui ciascuna componente sociale ha un ruolo. «Non dobbiamo semplicemente celebrare la tradizione, il patrimonio o il territorio ma creare delle nuove pratiche di quotidiano. Non riprodurre il passato ma fare in modo che attraverso il passato sia compreso ciò che siamo oggi».
 
 
Pilastro senza il quale il processo di progettazione non sarebbe possibile è la curiosità che Verri considera la qualità che permette al progettista di rifuggire dall'ovvietà e dalla conservatività, per facilitare l'incontro con le comunità e sviluppare un'attivazione innovativa.
 
 
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