Italia Non Profit - Ti guida nel Terzo Settore

I segreti del ‘900

  • Pubblicato il: 03/05/2016 - 11:31
Autore/i: 
Rubrica: 
NOTIZIE
Articolo a cura di: 
Roberto Albano

Venerdì 22 aprile è stato inaugurato a Torino, all’interno dei quartieri militari progettati da Filippo Juvarra, il Polo del ‘900, il centro culturale che racconta la storia di ieri e la vita di oggi. Un processo complesso, che raggruppa al suo interno 19 partner culturali in un esperimento di mantenimento dell’autonomia di ciascuno e di una condivisione di spazi e servizi. L’allestimento degli spazi è durato oltre un anno e questo articolo ci porta alla scoperta di alcune peculiarità e azioni innovative sia legate al processo, sia all’allestimento
 
 
 
Oltre 5.000 persone hanno visitato il Polo del ‘900 durante i giorni di inaugurazione compresi tra il 22 e il 25 aprile, apprezzando gli spazi e i servizi di quello che si può definire uno spazio pubblico di incontro, confronto, studio e ricerca aperto a tutti e in particolare alle giovani generazioni e ai nuovi cittadini: un centro culturale dove la storia di ieri permette meglio di comprendere i profondi cambiamenti della vita di oggi.
Il Polo del ‘900 è stato finanziato e co-progettato da Città di Torino, Regione Piemonte e Compagnia di San Paolo e sarà gestito dalla Fondazione Polo del ‘900, che risponde allo schema giuridico della fondazione di partecipazione ed è costituita dai tre soci fondatori sopra citati insieme agli enti culturali partner.
Questo articolo non si pone l’obiettivo di approfondire la gestione dello spazio, che appare non semplice, ma comunque con un grande potenziale, ma vuole fare un passo indietro e svelare alcuni “segreti” di cui pochissimi, tra le migliaia di visitatori che hanno varcato gli accessi di via del Carmine, sono a conoscenza.
 
Per attribuire le corrette dimensioni all’operazione è doveroso evidenziare che il Polo del ‘900 non ha sede esclusivamente all’interno del rinnovato Palazzo San Daniele al civico 14 di via del Carmine,  ma comprende anche il palazzo speculare di San Celso al civico 13, restaurato e aperto al pubblico nel 2003 e già sede di alcuni partner culturali del progetto. Il Polo, inoltre, presenta degli spin off in altre parti della città e del Piemonte, con sedi esterne come la Casa Gobetti e con una fitta rete di relazioni territoriali. Il patrimonio complessivo del Polo del ‘900 consta di 9 km di documenti nel solo palazzo San Daniele, di oltre 300.000 monografie e di circa 128.000 fotografie.
Tali numeri definiscono un patrimonio immenso ripartito su numerose sedi, consultabile interamente attraverso strumenti diversi compresi tra la consultazione on line dei materiali digitalizzati e la consultazione autonoma da scaffale aperto. Gli  hub di accesso principali risultano essere la biblioteca di San Celso e la nuova sala lettura di San Daniele, situata al primo piano, vera eccellenza di tutto il progetto, la cui ideazione si è sviluppata attraverso un confronto continuativo e diretto tra i bibliotecari e i progettisti dell’allestimento della durata complessiva di oltre due anni. Il cuore della sala lettura è l’edicola (emeroteca) dove sono consultabili oltre 160 titoli e che costituisce una vera e propria isola a sé stante: ribassata, decorata e arredata diversamente rispetto al contesto circostante. Le postazioni dedicate allo studio e alla lettura sono circa 60. La progettazione singola di ciascun arredo è stata sviluppata a partire dalle esigenze dei bibliotecari, senza trascurare la volontà di inserire elementi architettonici di aggancio al secolo scorso. È cosi che spazi di front office e di back office si alternano tra sfere e aghi di colore bordeaux. Proprio dal confronto e dalle esigenze manifestate dai bibliotecari nasce, ad esempio, un tavolo speciale per la consultazione dei materiali pregiati di archivio che consente agli utenti di depositare i materiali in un doppio fondo del tavolo, per poi ritrovarli i giorni successivi. La sala lettura, inoltre, offre agli utenti un sistema di segnaletica magnetico che individua le tematiche contenute negli scaffali (anche attraverso l’ausilio di immagini) e consente ai bibliotecari un rapido aggiornamento delle tematiche per essere in grado di offrire contenuti legati effettivamente alla contemporaneità. Tutti i temi della sala lettura sono inoltre rappresentati sulla boiserie perimetrale che include l’albero della democrazia, realizzato con il contributo degli studenti dell’Accademia Albertina.
 
Anche il piano terra, considerato al 100% pubblico e liberamente accessibile, nasconde alcuni “segreti” il cui principale riguarda la modularità dello spazio: i 400 metri della Sala ‘900 possono accogliere contemporaneamente piccoli spettacoli, attraverso l’utilizzo di una tribuna telescopica, mostre temporanee e tavoli per la lettura e la consultazione. Tali spazi possono però essere completamente svuotati e tra loro raccordati creando un unico ambiente adatto a diverse esigenze.
 
Il piano terra cela inoltre uno dei pochi elementi sopravvissuti del progetto Juvarriano e lo valorizza. Si tratta dell’arco d’ingresso, da cui si genera una volta di alluminio che, oltre a rimandare alla forma originale della copertura, racchiude al suo interno il Salotto del ‘900, un ambito circoscritto in cui gli istituti si presentano al pubblico.
Attraverso un sistema di segnaletica che lascia intravedere in trasparenza i luoghi simbolo del ‘900 piemontese, si ha accesso al piano interrato, dove è localizzato il più grosso deposito compatto del Polo del ‘900, con circa 2.000 metri lineari di documenti e uno spazio (sala Voltoni) che si interfaccia con il pubblico attraverso uno specchio magico in grado di dialogare attraverso un complesso gioco di retroproiezioni.
L’interrato è anche il luogo in cui è in funzione un sistema di impianti per garantire a questo grande archivio un’adeguata temperatura e un livello di umidità costante oltre a un sistema di sicurezza ad acqua nebulizzata che protegge i materiali da eventuali principi di incendio.
Il progetto di allestimento, seguito da Fondazione Fitzcarraldo con Studio Blu, dagli archh. Emanuela Barberini, Luca Dal Pozzolo e Roberto Albano, riserva infine una particolare attenzione all’accessibilità e mira a massimizzare l’accesso da parte di tutti gli utenti e delle famiglie attraverso tante piccole attenzioni da scoprire in loco.
 
 
 
© Riproduzione Riservata