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Fondazione Dalmine: conoscere l’industria attraverso la storia e l’attualità.

  • Pubblicato il: 16/12/2018 - 09:55
Rubrica: 
FONDAZIONI D'IMPRESA
Articolo a cura di: 
Francesca Panzarin
In occasione dell’edizione del recente European Corporate Foundations Knowledge Exchange di Palermo abbiamo incontrato Carolina Lussana, direttrice di Fondazione Dalmine (Bergamo), che ha collaborato a far nascere e ne gestisce lo sviluppo dal 1999. La fondazione è oggi un luogo di storia e di ricerca che si colloca a metà tra l’interno e l’esterno dell’azienda.

Al recente incontro tra fondazioni europee organizzato da Dafne e Assifero abbiamo incontrato Carolina Lussana, studiosa di storia d’impresa, nel suo doppio (e quindi interessante ruolo) di direttrice di Fondazione Dalmine e direttrice heritage del gruppo aziendale.
 
Come e perché nasce la Fondazione Dalmine?
La fondazione nasce nel 1999 da un recente cambio d’identità dell’impresa, dopo che l’azienda Dalmine era stata acquisita dal gruppo Techint.
Si tratta di una storia piuttosto affascinante: negli anni Venti entra alla Dalmine un giovane ingegnere, Agostino Rocca, che in 20 anni diventa l’amministratore delegato dell’azienda.  Dal 1937 al 1941 assume la carica di direttore generale della Finsider, la holding siderurgica dell’Iri, occupandosi della gestione di alcuni dei principali complessi siderurgici passati all’amministrazione pubblica.
Nel 1946 Agostino lascia l’Italia e in Argentina fonda la Techint. Nel 1997 la seconda e terza generazione in Italia acquisiscono l’azienda da cui era partita l’avventura professionale del fondatore, oggi TenarisDalmine, primo produttore italiano di tubi di acciaio senza saldatura.
 
Nel 1999 l’avvio di un archivio a Dalmine diventa quindi il punto di partenza di un percorso di valorizzazione, l’occasione per ripercorrere un secolo di storia industriale italiana e per guardare alla trasformazione della cultura industriale nazionale con i suoi legami con la società, il paesaggio e l’architettura. L’archivio diventa un valore sia per la nuova proprietà che per il territorio e la sua comunità locale.
 
L’archivio e la biblioteca sono dunque il nucleo fondativo della Fondazione Dalmine.
L’archivio
della fondazione è composto da circa 120 mila documenti, 80.000 fotografie, 500 audiovisivi, 5.000 disegni, 900 oggetti. Il fondo principale raccoglie una documentazione prodotta a partire dagli inizi del Novecento dall’azienda e da società controllate sull’attività dei vari stabilimenti attuali e storici.  I fondi donazioni conservano invece documentazione privata raccolta da ex dipendenti, dipendenti e familiari relative l’attività o la relazione che i singoli donatori hanno avuto con l’azienda.
La biblioteca della fondazione è composta da oltre 6.000 volumi e centinaia di riviste. Contiene una sezione storica con l’originaria biblioteca tecnica aziendale e una sezione contemporanea con pubblicazioni più recenti.
Grazie a questo capitale la fondazione promuove attività di studio e ricerca su business history e cultura d'impresa, storia della tecnologia e dell'organizzazione, storia sociale e archeologia industriale. Le ricerche sono sviluppate in collaborazione con università ed enti culturali e pubblicate nella collana dei Quaderni della Fondazione Dalmine.
 
Quali sono i progetti più interessanti della fondazione degli ultimi anni?
L’attività divulgativa della fondazione viene scandita ogni anno attorno a un tema guida.
Dopo le attività sulla città industriale (2016) e sulle infrastrutture (2017), il 2018 è stato dedicato alla “Pausa pranzo”, un progetto in collaborazione con la Fondazione ISEC per studiare come è cambiato il consumo del pasto in fabbrica, dalla vecchia schiscetta alle mense ai self service attuali, con foto d’autore, filmati, oggetti e documenti provenienti anche da altre aziende.
 
Altro progetto che rappresenta la forte relazione con l’attualità dell’azienda e avviato nel 2006 è Faccia a faccia”, pensato per valorizzare la storia dell'industria e del lavoro conservata nelle fotografie degli archivi storici delle aziende Tenaris nel mondo e in quelle personali donate da dipendenti, ex-dipendenti e familiari.
Attraverso una mostra itinerante (l’ultima tappa è stata Piombino) raccontiamo la storia dell’azienda attraverso le storie delle persone in una costruzione condivisa della memoria pubblica e dei singoli.
 
Quale è il settore in cui intendete investire di più in futuro?
Il settore sul quale stiamo facendo i maggiori investimenti è quello dell’educazione.
La fondazione propone attività didattiche, stage e tirocini formativi per avvicinare le giovani generazioni alla conoscenza del patrimonio storico come strumento di comprensione della contemporaneità.
Ai docenti e ai loro studenti proponiamo percorsi legati ai temi della storia industriale e d’impresa, alla fotografia e all’architettura industriale, alla valorizzazione e gestione del patrimonio industriale, all’archivistica, alla conservazione dei beni culturali.
Un esempio è tre|diciannove , un progetto rivolto alle scuole del territorio (provincia di Bergamo e aree limitrofe) e costituito da un programma di visite, attività e laboratori per avvicinare le giovani generazioni alla conoscenza dell’industria.
I percorsi didattici, realizzati in stretta collaborazione con i docenti, prendono le mosse dall’esplorazione dei luoghi, degli archivi, dei musei industriali e fanno ricorso a fonti, bibliografie, strumenti digitali, robot educativi.
L’obiettivo è andare oltre la prospettiva storica, per far capire ai ragazzi che l’industria è una realtà da conoscere attraverso la storia e l’attualità. Entro l’anno riusciremo a coinvolgere 7-8 mila studenti.
 
Quale è la governance che la fondazione ha scelto?
Siamo una fondazione privata con un unico socio fondatore.
Il direttore riporta a un consiglio di amministrazione formato dal presidente (ceo dell’azienda) e un consiglio costituito da ex figure direzionali dell’azienda che ne rappresentano la storia e la reputazione.
 
Team
La Fondazione Dalmine riunisce un team di 5 specialisti con profili di storia contemporanea e valorizzazione dei beni culturali.
 
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[1] Gruppo internazionale con 50mila dipendenti, produttore e fornitore globale di tubi in acciaio e servizi destinati all’industria energetica e di altre applicazioni per l’industria automobilistica e meccanica.