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Design economy: il primato del sistema del design italiano tra specializzazione, creatività e formazione

  • Pubblicato il: 15/04/2018 - 09:05
Rubrica: 
STUDI E RICERCHE
Articolo a cura di: 
Francesca Panzarin

Il recente rapporto Symbola “Design economy” sottolinea ancora una volta come il design, inteso come “cultura del progetto” sia uno dei migliori biglietti da visita che il nostro Paese può mostrare al mondo grazie all’equilibrio tra tradizione artigianale e l’innovazione, dimensione locale e respiro internazionale. Lo stretto legame con le esigenze produttive del territorio rende Milano e Fermo leader indiscusse dell’economia rispettivamente metropolitana e provinciale. Il design si configura come un settore sempre più strategico anche per il legame con la green economy e l’economia circolare.


Niente è più scottante del design” ricordava Gillo Dorfles, da poco scomparso all’età di 107 anni.
 
A pochi giorni dall’apertura del Salone del Mobile di Milano, in una Triennale in fase di grande
trasformazione (il neo presidente Stefano Boeri presenterà la sua strategia venerdì prossimo, a breve si insedierà il nuovo segretario generale e il nuovo cda), Symbola ha presentato il rapporto ‘Design economy’ avviato con un osservatorio sul settore dal 2017, primo report del settore che illustra numeri e trend di un settore che costituisce una vera e propria infrastruttura immateriale del made in Italy.
 
Il design pervade tutti gli ambiti della nostra vita e, come un sismografo, è in grado di registrare i cambiamenti in corso – ha sottolineato il presidente di SymbolaErmete Realacci - Attraverso il design è possibile infatti ricostruire i pensieri, i bisogni, i desideri, tutte le oscillazioni del gusto che attraversano la società. (…) Il design non è legato solo all’estetica ma anche alla capacità di risolvere problemi complicati, che vale oro nella complessità contemporanea: dall’ideazione di nuovi prodotti all’individuazione di nuovi mercati, fino alla ricerca di nuovi significati”.
 
Abbiamo un primato – ha ricordato Stefano Boeri, presidente della Triennaleperché siamo riusciti a mantenere qui tre dimensioni: la ricerca e l’innovazione attraverso scuole di alto profilo, una produzione agile disposta a rischiare, un’intelligenza creativa capace di intercettare i nuovi bisogni. Il legante di questi tre aspetti è una straordinaria dimensione affettiva, fatta di scambio di capitale sociale”.
 
Il report rivela che il nostro Paese mantiene un ruolo di leadership nel design, a cominciare dal numero di imprese attive (29 mila, più delle circa 26 mila tedesche e francesi, delle oltre 21mila inglesi, delle 5mila spagnole).  
Con la cifra record di 4,3 miliardi di euro di fatturato del design, pari allo 0,3% del Pil, l’Italia è seconda tra le grandi economie europee dopo il Regno Unito (7,8 miliardi), davanti a Germania (3,8), Francia (2,1) e Spagna (1,1).
Ottimi anche i dati di occupazione: con oltre 48 mila lavoratori del settore (il 16,6% del totale Ue) in Europa un addetto nel design su sei è italiano.
Negli ultimi 5 anni, nonostante la crisi, il settore ha guadagnato +1,5% per occupazione e +3,6% per fatturato.
 
In termini di specializzazione si osserva una sovrapposizione territoriale tra imprese del design e della manifattura. Le imprese italiane di design si concentrano dove è più alta la produzione di made in Italy, a conferma del ruolo strategico che il design assume nel rapporto tra ideazione e produzione. Sono maggiormente presenti in Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Marche.
In testa alla classifica delle province italiane per peso delle imprese del design sul totale nazionale c’è Milano (11,6%), quindi Torino (6,6%) e Roma (5,6%), che da sole accolgono più di un quarto della base produttiva del comparto.
La provincia di Fermo si colloca in prima posizione nella graduatoria per incidenza delle imprese del design sul totale delle attività provinciali (32%), seguita a distanza da Como (0,95%), Modena e Lecco (0,65%).
 
Le performance del nostro Paese vanno oltre il fatturato e la specializzazione: l’Italia è uno dei leader anche nei brevetti, a dimostrazione dello stretto legame tra design e innovazione.
L’Italia si colloca tra i primi tre Paesi per numero di brevetti di design in ben 22 delle 32 categorie aggregate previste nella classificazione ufficiale Locarno: siamo primi per numero di brevetti in 4 categorie (cibo e alimenti; articoli di ornamento; strumenti musicali, loghi), al secondo posto in 8 categorie (tessile; articoli da viaggio; tessili artificiali; arredamento; articoli per la casa; impianti pubblicitari e insegne; impianti sanitari, di riscaldamento e condizionamento; apparecchi di illuminazione) e al terzo posto in 10 categorie (articoli per la pulizia; pacchetti e contenitori; orologeria; mezzi di trasporto; macchinari; strumenti fotografici, cinematografici e ottici; stampa e macchine per ufficio; articoli per la caccia e la pesca; costruzione ed elementi per le costruzioni, macchine per la preparazione di cibi).

Il sistema del design italiano è supportato da una solida e diffusa rete di formazione, capace di attrarre talenti a livello internazionale.
Nel 2016, i professionisti del design diplomati negli 89 istituti di formazione riconosciuti dal MIUR sono 7094, (29 Università, 20 Accademie di Belle Arti, 20 Accademie Legalmente Riconosciute, 14 Istituti autorizzati al rilascio di titoli - AFAM e 6 Istituti Superiori per le Industrie Artistiche - ISIA), in crescita del +9% rispetto al 2014.
Le regioni più attive nella formazione di designer sono Lombardia (10 istituti di formazione tra cui il Politecnico di Milano con 4000 studenti iscritti di cui un terzo stranieri; le scuole Marangoni, NABA e DOMUS acquisite dal fondo internazionale Galileo; la sua prima scuola europea del gruppo Raffles di Singapore che ha 26 college in tutta l’Asia; Accademia di Brera, IED), il Lazio (10 scuole di formazione tra cui la Sapienza) e il Piemonte (6 istituti tra cui il Politecnico di Torino).
Tra i settori predomina l’area tradizionale del Product (38%) seguita da due aree in forte crescita come Communication (26%) e Fashion (20%), segue Space (12% che comprende Retail, Exhibit e Public Space) e a distanza le emergenti Service & Strategic (1,9%) e Digital (0,7%).
 
Un altro plus dell’Italia del design – ha sottolineato Realacci  - è quello di avere “imprese capaci di attirare i migliori designer nazionali e internazionali. Dal francese Philippe Starck che da più di 20 anni ha scelto di prestare la sua creatività a marchi italiani divenuti famosi per la loro voglia di internazionalizzazione ad una nuova generazione di 40-45enni come Patricia Urquiola, che è spagnola, i fratelli Bouroullec, francesi, l’olandese Marcel Wanders, il giapponese Tokujin Yoshioka, i fratelli Campana, brasiliani, il tedesco Konstantin Grcic. A differenza di altri settori, qui importiamo i migliori talenti del mondo in cambio di tecnologia, efficienza e una grande esperienza manifatturiera in grado di concretizzare idee e progetti: siamo bravi a “fare le cose”, è un retaggio che ci portiamo dietro da sempre, fa parte della nostra cultura e permea la nostra vita quotidiana
 
Altra caratteristica del settore è la fitta rete di soggetti e istituzioni che svolgono la duplice funzione di diffondere la cultura del design sul territorio e far emergere a livello nazionale il design diffuso nelle imprese.  Tra questi l’ADI (Associazione per i design industriale), promotrice del prestigioso Premio Compasso d’Oro, che dal prossimo anno aprirà al pubblico la collezione permanente delle opere vincitrici e il Salone del Mobile.
 
Secondo Confindustria, nel 2022 i 31 mercati più avanzati importeranno dall’Italia 70 miliardi di euro di prodotti con contenuti di design italiano, con un aumento del 20% rispetto al 2016.
I presidenti di Confindustria e di ADIha ricordato Realacci - il 23 novembre 2017 hanno siglato un accordo di collaborazione finalizzato ad accrescere la cultura e la sensibilità degli imprenditori italiani sul design.  A tutto questo si aggiunge dal 2017 l’azione promozionale del Ministero degli esteri in collaborazione con tutti gli attori pubblici e privati che rappresentano il design italiano di qualità, attraverso il progetto Italian design day. Iniziativa che annualmente porta nelle principali capitali mondiali la cultura del design nazionale attraverso la testimonianza di decine di designer italiani.
Ed è proprio in questo clima culturale complessivo alimentato quotidianamente dal lavoro operoso di imprese di qualità manifatturiere e di servizi, da artigiani eccellenti, da designer, da autorevoli riviste specializzate, da associazioni di categoria molto attive e da istituzioni museali prestigiose, che risiede l’unicità e l’irriproducibilità del nostro sistema del design.

Il settore del design è sollecitato anche a rispondere alle grande sfide del nostro tempo.
Il design è “chiamato a interpretare meglio e con maggior sensibilità il rapporto tra design e tecnologie ambientali con la consapevolezza che forse siamo all'inizio di un periodo nuovo, caratterizzato dalla ricerca e dalla sperimentazione di nuovi linguaggi – sottolinea Realacci - Un indizio in questa direzione lo abbiamo dalla crescita degli investimenti in tecnologie green: sono infatti ben 355mila le imprese italiane dell’industria e dei servizi con dipendenti che hanno investito nel periodo 2011-2016.
(…) Il design è strategico anche per sviluppare una nuova generazione di prodotti che nel segno della bellezza rispondano ai dettami dell’economia circolare: efficienza, minore impiego di materia ed energia, riciclabilità, riutilizzabilità”
 
Due gli errori da evitare secondo il presidente di Symbola: “sottovalutare il nostro patrimonio in parte genetico e pensare che sia acquisito”. La ricerca deve essere una scelta continua.

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