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Cambia lo scenario, ma il Salone internazionale del libro di Torino resta un evento di grande, assoluto successo. Anche economico

  • Pubblicato il: 18/05/2018 - 08:04
Rubrica: 
STUDI E RICERCHE
Articolo a cura di: 
Piervincenzo Bondonio, Membro di Omero (Centro interdipartimentale di ricerca di studi urbani e sugli eventi dell’Università di Torino)

L’Università di Torino, attraverso il Centro interdipartimentale di ricerca di studi urbani e sugli eventi-Omero, in convenzione con la Città, elabora una ricerca di valutazione di impatto del Salone Internazionale del Libro, che conclude l’edizione 2018, nata in una fase di transizione istituzionale, con un gran successo di pubblico –oltre 130mila presenze- e  circa 35mila addetti ai lavori. Anticipa i risultati il coordinatore della ricerca,  Piervincenzo Bondonio, già professore ordinario di Scienza delle finanze presso la medesima Università, membro di Omero.  LabNet stimerà il capitale sociale e relazionale generato dal Salone e Quaerys analizzerà il contenuto generato on line dal pubblico. La prima stima di impatto economico a moltiplicatori prudenziali arriva a 28 milioni di euro.


Il 2017 è stato certamente un anno di svolta per il Salone internazionale del libro di Torino. I fatti sono noti e possono essere così richiamati: crisi finanziaria e di governance nell’ente organizzatore (la Fondazione per il libro, la cultura e la musica di Torino), con l’emersione di dati finanziari preoccupanti e l’uscita della rappresentanza degli editori italiani, che maturano la decisione di trasferire l’evento a Milano o di allestirne uno nuovo nel Capoluogo lombardo.
Milano vara il suo evento, con discutibili scelte di date e location e conseguente limitato successo; nel 2018 l’evento (Tempo di libri) è reiterato, con la correzione degli errori più marchiani.
E Torino cosa fa? Torino resiste e innova, organizzando la 30° edizione del Salone, che ottiene un successo straordinario presso il pubblico, gli editori e gli operatori professionali, nonostante l’assenza degli editori maggiori, che tuttavia ritornano nell’edizione 2018, che si è conclusa lunedì 14 maggio.
 
In questo contesto, di continuità sostanziale e di discontinuità istituzionale, l’Università di Torino offre la sua collaborazione al Salone, sancita da una convenzione che mette in campo proprie risorse di ricerca che si propongono di:
  1. valutare l’impatto economico e sociale del Salone, con maggiore rigore scientifico che nel passato  (a cura del Centro OMERO)
  2. stimare il capitale sociale e relazionale del Salone (a cura di LabNET)
  3. descrivere e analizzare il contenuto generato on line degli utenti del Salone (a cura di Quaerys).

 
 
La ricerca del Centro OMERO. Obiettivi e gruppo di lavoro
 
Profilare i visitatori e stimare l’impatto del Salone sull’economia locale erano i due obiettivi principali della ricerca del Centro OMERO, realizzata da un team composto dai professori Giovanna Segre, Enrico Bertacchini e da chi scrive questa nota, con la sostanziale collaborazione di un gruppo di 16 studenti dell’Università, che hanno realizzato 2.140 interviste a visitatori e operatori professionali durante i 5 giorni di apertura del 30° Salone.
 
Un profilo del visitatore
 
Gli ingressi al Salone sono stati oltre 130 mila, 35 mila circa di addetti ai lavori (tra espositori e operatori professionali) e quasi 96 mila di “pubblico” (tra cui 23 mila scolari o studenti). Come era da attendersi, il Salone intercetta un pubblico ampio, senza limiti di età e ben distribuito tra le diverse condizioni occupazionali, al 54% laureato o con diploma post-laurea.
Colpisce l’assoluta fidelizzazione: 3 visitatori su 4 dichiarano la loro ferma intenzione di tornare alla successiva edizione e un altro 17 pensa di farlo, mentre sparuto (2,4%) è il gruppo di coloro che negano tale eventualità.
 
Ciò che più piace ai visitatori è la varietà e la ricchezza dell’offerta complessiva del Salone (oggettivamente testimoniata dai quasi 1.400 eventi che hanno cadenzato i 5 giorni di apertura), giudicata eccellente dal 63,6 per cento dei visitatori e buona da un altro 26,3. La congruità del prezzo del biglietto di ingresso (10 euro, con numerose riduzioni), in passato oggetto di contestazioni, è riconosciuta da una netta maggioranza (66 per cento), mentre il giudizio espresso su eventi e incontri è – come era logico attendersi – strettamente collegato al momento in cui l’intervista si è realizzata: più elevato per coloro che la stanno effettuando da più tempo e minore per coloro che hanno appena iniziato la visita.
 
Il pubblico del Salone resta prevalentemente locale (di Torino e dintorni per il 55,8%, di altra provincia piemontese per il 13%); da altra regione italiana proviene il 30% dei visitatori e l’1,4 dall’estero. Mediante le risposte al questionario, il pubblico dei non residenti è stato distinti in “escursionisti” (che non pernottano neppure una notte in città: il 54%) e “turisti” (che vi pernottano, distinguendo tra coloro che scelgono di pernottare in strutture ricettive - il 32% -  e non: il restante 14%; tra i turisti del Salone sono significative le quote di coloro che pernottano due o più notti in città:  oltre il 29%).
 
Al di là  della positiva connotazione fortemente identitaria che ha caratterizzato l’edizione 2107, non si può negare che qualità e dimensione dell’offerta del Salone meritino di essere apprezzati da un pubblico più vasto, al quale pare quindi opportuno indirizzare campagne comunicative più incisive.
 
Ricadute e impatto economico
 
L’indagine è stata compiuta utilizzando un modello semplice, ma rigoroso, che perviene a stimare la spesa aggiuntiva generata dal 30° Salone che si riversa sull’economia locale, dal lato sia della domanda sia dell’offerta, e calcola poi l’impatto economico complessivo applicando adeguati moltiplicatori.
 
Sul lato della domanda troviamo le spese effettuate in loco di quei visitatori che si spostano a Torino per visitare il Salone, distinte nelle principali voci di spesa. Applicando le spese pro-capite emerse nelle interviste al numero dei giorni di permanenza in città si è ottenuta una prima stima lorda del valore aggiunto creato, che è stato decurtato tenendo conto del peso della motivazione “visitare il Salone del libro” rispetto ad altre motivazioni (che incidono complessivamente per il 31%).
 
Si è così pervenuti a stimare una ricaduta “netta” di circa 2,7 milioni di euro, per il 9% attribuibile agli escursionisti, per il 14 ai turisti che non utilizzano strutture ricettive e per il 77% a quelli che le utilizzano.
 
Combinando le risposte ai questionari con dati oggettivi di presenza e a stime prudenziali di spesa per le categorie di visitatori non intervistati (espositori e scolaresche) la domanda aggiuntiva generata dal Salone è di 7,38 milioni di euro (che comprendono 964 mila euro per l’acquisto di libri prodotti dalla filiera locale), 6,416 milioni dei quali alimentano direttamente la filiera del turismo (45% industria dell’ospitalità, 35 ristorazione, 8,1 shopping, 7,4 trasporti locali e 4,1 servizi turistici).
Il lato dell’offerta comprende le spese (affluenti all’economia locale) sostenute per ideare e realizzare il Salone, che sono ammontate a quasi 7 milioni di euro.
Il valore complessivo delle ricadute dirette sull’economia del territorio è stato quindi di circa 14,2 milioni di euro.
 
Per catturare l’effetto economico complessivo (che tiene conto anche degli effetti indiretti e indotti) è necessario applicare alle ricadute opportuni moltiplicatori, che sono stati calcolati distintamente per il lato domanda e offerta. Il risultato finale è una stima di impatto che oscilla tra un valore minimo di 28 e uno massimo di 31 milioni di euro, a seconda dei moltiplicatori applicati.
Si tratta di valori significativi, che permettono di affermare che se è vero che Torino dà molto al suo Salone è anche vero che il Salone restituisce molto alla città.
 
Piervincenzo Bondonio, Membro di Omero (Centro interdipartimentale di ricerca di studi urbani e sugli eventi dell’Università di Torino), già professore ordinario di Scienza delle finanze presso la medesima Università.