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“Welfare, che impresa!" 2018: da progetto pilota a modello multistakeholder

  • Pubblicato il: 15/01/2018 - 00:00
Rubrica: 
BANDI E CONCORSI
Articolo a cura di: 
Francesca Panzarin

La seconda edizione di “Welfare, che impresa!”, la call rivolta a startup sociali con nuovi modelli di innovazione sociale ad alto contenuto tecnologico e con prodotti per lo sviluppo del welfare comunitario - promossa da Fondazione Italiana Accenture, Fondazione Bracco, Fondazione Golinelli, Fondazione Snam e UBI Banca con il contributo scientifico di AICCON e Politecnico di Milano/Tiresia – cresce in qualità e quantità (oltre 150 progetti presentati, montepremi di 360.000 euro).
Anche il Global Entrepreneurship Monitor attesta che mediamente il 3-4% delle nuove startup globali hadichiarato una missione sociale, con percentuali doppie rispetto a neanche dieci anni fa.
 


  
“Per quanto egoista si possa presumere di essere l’uomo,
è evidente che ci sono alcuni principi nella sua nauta che fanno sì che
egli si interessi del futuro degli altri e che gli rendono necessaria la loro felicità,
sebbene egli non se tragga vantaggio che il piacere di assistervi”
(Adam Smith, The Theory of Moral Sentiments, 1759)

 
 
 
La seconda edizione di “Welfare, che impresa!”, il concorso rivolta ai nuovi imprenditori sociali (con la maggioranza di componenti under 35) che si occupano di welfare - promossa da Fondazione Italiana Accenture, Fondazione Bracco, Fondazione Golinelli, Fondazione Snam e UBI Banca con il contributo scientifico di AICCON e Politecnico di Milano/Tiresiaquest’anno ha visto aumentare le fondazioni coinvolte (Golinelli e Snam) e raddoppiare la partecipazione rispetto alla precedente edizione (da 70 a oltre 150 progetti provenienti da tutta Italia), dimostrando la crescita dell’interesse verso nuovi servizi capaci di rigenerare il tessuto sociale sia da parte degli stakeholders che degli imprenditori sociali.
 

L’innovazione a vocazione sociale è un fenomeno millenario, ma che negli ultimi decenni
si sta evolvendo incorporando e adattando meccanismi tipici dell’attività di impresa commerciale.
Nel far ciò sta attirando sempre di più l’interesse di giovani che,
disillusi dagli eccessi del capitalismo globale
e della inadeguatezza delle istituzioni, vogliono fare impresa per ‘cambiare il mondo’”

 

ha sottolineato Alessandro Giudici, Lecturer in Strategy, Cass Business School City University of London nel suo keynote speech - Al riguardo, il Global Entrepreneurship Monitor sottolinea come mediamente il 3-4% delle nuove startup globali abbia dichiarato una missione sociale, con picchi fino al 10% in alcuni paesi, e con percentuali doppie rispetto a neanche dieci anni fa”.
 
I giovani pensano sociale, sono sostenibili per natura, hanno un approccio al contempo territoriale e internazionale – ricorda Claudia Fischi portavoce del Forum terzo SettoreOggi però stanno andando in due direzioni opposte: da una parte i NEET e dall’altra gli innovatori sociali. Da una parte chi non scommette più e dall’altro i grandi scommettitori sul futuro. A noi il compito di aiutarli. La velocità del cambiamento è direttamente proporzionale alla capacità di includere la nuova generazione di trentenni nelle organizzazioni, contaminando anche le vecchie, riattivando così le risorse dei territori e riducendo le fragilità esistenti”.
 
Andando a considerare gli stakeholder, si rende sempre più evidente l’importanza dei corpi intermedi: “Non basta che chi fa imprenditorialità sociale metta tutto se stesso per migliorare questo mondo – sottolinea ancora Giudici – Occorre che i nuovi imprenditori non siano lasciati soli, coinvolgendoli all’interno di comunità dinamiche e collaborative, basate sulla fiducia e l’aspirazione a costruire il bene comune.
Non esiste innovazione diffusa e sua scalabilità senza i corpi intermedi, senza delle reti in grado di permetterlo”.
 
“Welfare, che impresa!” è un’esperienza positiva perchè declina in modo innovativo il rapporto tra impresa e welfare – sottolinea Paolo Venturi, direttore di Aiccon - Superato il vecchio modello del welfare restitutivo, oggi siamo di fronte a un welfare generativo focalizzato sull’offerta di servizi esperienziali, comunitari e ad alto contenuto sociale. Un welfare che genera e redistribuisce, che nel momento in cui si realizza produce. Oggi l’innovazione sociale è legata al contesto e quindi ha bisogno di reti. Per crescere, più che di domanda, ha bisogno di stare dentro una logica di network. E’ fondamentale costruire piattaforme abilitate dalla tecnologia”.
 
“L’uso della tecnologia digitale trasforma il modo di fare impresa, passando dall’intensità di lavoro a quella di capitale – ha sottolineato Mario Calderini, professore di Politecnico di Milano/Tiresia - L’incontro tra tecnologia e scienza con i valori dell’imprenditoria sociale deve diventare centrale nelle politiche di sviluppo del nostro Paese. Dobbiamo però cambiare il modello di accompagnamento delle startup mutuato dalla Silicon Valley. Dagli incubatori universitari sono usciti pochissime startup perché finora abbiamo offerto più finanza agevolata che clienti. Il mondo sociale è interessante perché è un mercati reale. E’ però necessaria un approccio federativo della domanda”.
 
Il concorso “Welfare, che impresa!” vuole premiare e supportare i migliori progetti di welfare di comunità in grado di produrre benefici in termini di sviluppo locale in 4 settori (agricoltura sociale, valorizzazione del patrimonio culturale e conservazione del paesaggio, welfare culturale e inclusivo, servizi alla persona  e welfare comunitario). I progetti, in fase realizzativa o non ancora realizzati, devono essere capaci di generare impatto occupazionale, avere una connotazione fortemente tecnologica, essere scalabili, replicabili ed economicamente sostenibili.

 
Con questa seconda edizione, partendo da un montepremi totale di 360.000 euro Fondazione Italiana Accenture, Fondazione Bracco e Fondazione Golinelli hanno premiato i migliori progetti del Nord e Centro Italia: rispettivamente “Italia non profit”, “Jobiri” e “Local To You”; Fondazione Snam ha premiato “Tripmetoo” per la categoria Sud. Ogni Fondazione ha messo a disposizione un contributo in denaro di 20.000 euro, mentre UBI Banca ha offerto a ciascun vincitore un finanziamento fino a 50.000 euro, a tasso 0%, della linea UBI Comunità per soggetti non profit, insieme a un conto non profit online gratuito per 36 mesi. I vincitori avranno la possibilità di partecipare al percorso di incubazione o accelerazione della durata di 4 mesi dal valore di 5.000 euro a cura di PoliHub (Milano), Social Fare (Torino) e Campania NewSteel (Napoli).
La giuria ha deciso, inoltre, di assegnare un premio speciale al progetto “AGRIshelter” con un contributo in denaro di 10.000 euro messo a disposizione da Fondazione Italiana Accenture e Fondazione Snam, un finanziamento fino a 50.000 euro e un conto non profit online gratuito per 36 mesi di UBI Banca e un percorso di incubazione probono offerto da PoliHub, il tutto erogato a fronte del raggiungimento degli obiettivi di progettazione.
 
Tra i progetti vincitori segnaliamo Italia non profit, una piattaforma gratuita dove convergono i dati su tutte le organizzazioni non profit italiane. I cittadini possono scoprire come sono organizzati all’interno gli enti, per quali progetti raccolgono fondi, su quali beneficiari producono impatto, come operano e da quali valori sono ispirate (qui l’intervista alle due fondatrici).

 
 
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