Italia Non Profit - Ti guida nel Terzo Settore

Dolci & Cultura. Sapendo fare i conti. La parola a Fossano

  • Pubblicato il: 15/09/2015 - 11:15
Autore/i: 
Rubrica: 
CONSIGLI DI LETTURA
Articolo a cura di: 
Catterina Seia

Un ritorno nei luoghi della mia adolescenza, a Fossano, in provincia di Cuneo. Una conversazione con un banchiere di lungo corso, Beppe Ghisolfi, classe 1949, Presidente della Cassa di Risparmio locale. In Acri-l’associazione delle Casse di Risparmio e delle Fondazioni di origine bancaria, è a capo della commissione Comunicazione; recentemente nominato Vice Presidente dell’ABI, l’Associazione Bancaria Italiana rappresenta le piccole e medie banche. Parliamo con lui di cultura finanziaria. Giornalista, è autore di un bestseller, «il Manuale di educazione finanziaria» edito dal saviglianese Nino Aragno, frutto di un progetto locale oggi diventato di sistema, a livello nazionale per «avvicinare i giovani al risparmio, come valore etico che porta alla costruzione di piani di futuro. Virtù civile e consapevolezza culturale che può essere sviluppata», come afferma Antonio Patuelli, Presidente dell’ABI
 
 
 
 
Da una piccola banca ai vertici dell’Abi. Fossano è potente. Ci parli della sua banca, la Cassa di Risparmio di Fossano.
La definisco autonoma in quanto ha come azionista di riferimento all’80%, la Fondazione Cassa di Risparmio di Fossano. Il restante 20% è in mano alla BPER Banca. Sono rimaste in Italia solo 13 Casse di Risparmio possedute dalle fondazioni di origine bancaria nate dalla legge Amato. Nel tempo le altre hanno subito vari processi e molte sono state incorporate in gruppi bancari. La realtà che presiedo opera nelle province di Cuneo e di Torino, ha 195 dipendenti, 18 filiali e produce risultati più che soddisfacenti: una raccolta di un miliardo e 500 milioni di euro, oltre un miliardo di impieghi, un utile netto che si assesta ogni anno dai 5 ai 6 milioni di euro, distribuito per il 50% agli azionisti e per il 50% viene patrimonializzato. Nel ranking nazionale delle banche piccole/medie occupiamo sempre le prime posizioni, con un cost/income tra i più bassi italiani, indice di grande produttività da parte dei nostri dipendenti.
 
 
 
Come si ottengono questi risultati?
La nostra peculiarità è la cultura d’impresa. I nostri dipendenti sentono la banca come propria, prestano attenzione alla cittadinanza e la cittadinanza ci premia. A Fossano sono arrivate banche nazionali, ma la nostra quota di mercato è salita del 5% negli ultimi dieci anni e oggi si attesta tra il 60% e il 65%. Siamo veramente la banca della città, dei fossanesi. La regola aurea è che nessun cliente da noi si senta un numero, ma che le persone siano al centro, clienti e dipendenti. Quando famiglie o aziende sono in difficoltà siamo i primi a cercare insieme a loro una soluzione, che non è accelerare la crisi bloccando il credito. La moratoria varata dall’ABI per consentire il superamento delle difficoltà da noi era già prassi da anni.
 
 
 
Lungimiranza?
Business. Avere un tessuto economico sano e produttivo, in una comunità vitale, è fondamentale per il successo della nostra azienda, nel tempo.
 
 
 
Il vostro rapporto con il vostro azionisti principale, la Fondazione Cassa di Risparmio di Fossano, è molto stretto, in alleanza per il progetto di territorio.
Con la Fondazione CR Fossano presieduta da Antonio Miglio c'è una grande sinergia. Non c'è iniziativa di sviluppo a Fossano nel campo della cultura, della sanità, della scuola, dello sport, che non sia posta in essere direttamente con progetti propri o sia sostenuta dalla Fondazione attraverso altre realtà del Terzo Settore, che sono circa una cinquantina sul territorio, ovviamente in principio di sussidiarietà con gli enti locali. Ogni anno la Fondazione, grazie al risultato della gestione del patrimonio, in primis rappresentato dalla banca, distribuisce circa 2 milioni di euro. Una tale cifra per una città di 23.000 abitanti ha una rilevante incidenza ed è il moltiplicatore delle azioni degli Enti locali e del Terzo Settore. Da una passeggiata in città può vedere direttamente qual è la cultura della cura, come il patrimonio storico e artistico, anche ecclesiastico, sia tutelato, grazie ai progetti di restauro di lungo termine, sostenuti in questi vent’anni dalla Fondazione.
 
 
 
Il giovane sindaco di Fossano, Davide Sordella, punta al riposizionamento di carattere culturale della città. Perché Fossano può essere una capitale culturale?
Il sindaco è un regista, ha una cultura e una visione internazionale. Con il Presidente della Fondazione CR Fossano punta molto su uno sviluppo a base culturale: dalla risorsa di un patrimonio storico artistico da mettere in rete con beni quali il Castello degli Acaja, il recente ritrovamento longobardo negli scavi autostradali, il più ampio mai conosciuto e la produzione culturale, tra tutte , il noto festival internazionale di circo e attività performative (“Mirabilia” diretto da Fabrizio Gavosto) che porta ogni anno in città oltre 30mila persone, spazi che cercano una nuova vocazione e la musica. Circa una anno fa è nata la Fondazione per la musica, partecipata con l’ente locale, che trae origine dalla storia della città, sede di un istituto musicale con centinaia di allievi che provengono da tutta l’Italia. Sono ingredienti per trasformare Fossano in una capitale della cultura, città che pur essendo bellissima non può competere con altre sul piano del patrimonio, ma si sta inventando un futuro sulla produzione culturale che attiri e parta dai giovani.
 
 
 
Tra le linee di sviluppo strategico, si parla della volontà del collezionista e imprenditore fossanese Matteo Viglietta di dare un domani alla sua importantissima collezione di arte contemporanea, conosciuta come “La Gaia” proprio a Fossano. Questa è una pista sulla quale si sta lavorando?
L’ambizioso progetto è allo studio, tra la Fondazione e il Comune per poter mettere a disposizione della crescita del territorio una collezione internazionale di oltre 1300 opere. Si è parlato dapprima di un sito, la ex Pretura e oggi si sta valutando un circuito, come museo diffuso. Arte contemporanea, circo, musica, elementi di ricerca che si intersecano. La cultura contemporanea, per abitare la complessità, è interdisciplinare.
 
 
 
Su quali fattori si basa l'economia del vostro territorio?
Dolci. Siamo la capitale del panettone. Produciamo il 40% del prodotto nazionale con le industrie Maina e Balocco, che non hanno risentito assolutamente della crisi. Con nuove linee di offerta hanno superato la stagionalità e operano sui mercati internazionali. Fossano è all’avanguardia nei settori dell’agricoltura e dell’allevamento suinicolo, con aziende biologiche e bio-dinamiche con imprenditori agricoli giovani e giovani colti che ritornano alla terra e stanno cambiando produzione e consumi, incidendo sugli stili di vita. I settori del commercio e dell’artigianato sono vitali e rappresentano insieme circa un terzo del nostro giro di affari. E poi, la serietà delle persone che lavorano in provincia di Cuneo è proverbiale: mantengono gli impegni assunti, tant'è che sul versante sofferenze ci attestiamo in questo periodo di crisi intorno al 2%, dallo 0,6% ante crisi. La banca viene vista come partner di competenze, come consulente esperto e non sono come erogatore di fondi. Lo vediamo dalla qualità dell’affluenza il sabato, la giornata in cui la sede centrale è aperta per le consulenze. Un successo superiore ad ogni previsione.
 
 
 
Un successo figlio del grande progetto di educazione finanziaria che lei ha ideato? Ce ne parla?
Dico sempre che la banca deve farsi volere bene perché svolge attività che vengano apprezzate dalle famiglie. Abbiamo iniziato quindici anni fa con l’educazione finanziaria nelle scuole elementari, nelle quinte, in tutti i comuni in cui operiamo. E’ un progetto che ho ideato e condotto personalmente, incontrando gli studenti, quest’anno ben 2000 nelle elementari, medie, superiori e in università. Ciò che è sorprendente è la ricettività dei bambini, il loro interesse, la qualità delle loro domande. Per le medie abbiamo ideato un concorso che si chiama "Inventa il risparmio", dove i ragazzi sono invitati a produrre un elaborato – possono scegliere un disegno o un testo. Una commissione formata da professori e nostri funzionari premia i migliori. Per farle comprendere il successo del concorso basti un dato: i ragazzi di terza media a Fossano sono circa 350 e lo scorso anno ben 345 ha realizzato sia il disegno sia il testo.
 
 
 
Un progetto che è uscito dal perimetro locale.
Quest’anno è stato richiesto dal liceo Tasso di Roma- frequentato dai personaggi più famosi, da Andreotti a Draghi-, dal Centro D’Orso di Avellino, dal sistema scolastico di Napoli, Vercelli, Novara. Andiamo ovunque ci chiamino.
 
 
 
Da questa esperienza è nato il manuale? Un grande exploit dell’editore Aragno.
Si. I ragazzi prendevano appunti. Oggi al termine delle lezioni la banca regala agli studenti il manuale con i cento termini più diffusi in economia. Abbiamo distribuito oltre 20.000 copie e il volume è stato per mesi in testa nelle classifiche di vendita di Amazon. E’ un manuale scritto per i ragazzi con i ragazzi. Infatti le mie bozze state lette da studenti delle medie, sempre molto diretti e critici. La prima stesura era per loro troppo difficile, troppo lunga. Graziw alle loro considerazioni l'ho riscritto completamente, sintetizzando e semplificando al massimo. Da 400 pagine siamo arrivati a 100. Hanno avuto ragione a richiedere intelligibilità del discorso. Ma divulgativo non significa superficiale. Prima di darlo alle stampe il libro è stato validato da alcuni economisti che operano in ABI.
 
 
 
L’attenzione dei media è stata sorprendente
Sì, l'appoggio di tutti i media, tantissimi, ha creato opinione, soprattutto Milano Finanza con il professor Angelo De Mattia, che ha sposato la tesi ed è tornato più volte sul tema.
 
 
 
Quali gli sviluppi?
Ho iniziato un mese fa è il “progetto carceri” dal Cerialdo, il supercarcere di Cuneo, con cinquanta ospiti che mi hanno chiesto di ritornare. Gestire se stessi, significa comprendere come relazionarsi con il denaro. Ora abbiamo inoltrato domande in tutte le case circondariali del Piemonte e siamo in attesa delle risposte per portare l'educazione finanziaria nei luoghi di vulnerabilità, per preparare il riscatto.
 
 
 
Un progetto culturale di grande impatto, partendo dalla fidelizzazione delle famiglie. Ha contaminato l'Associazione Bancaria Italiana?
Abbiamo la grande fortuna di avere come presidente Antonio Patuelli, una persona di grande cultura, moderno e aperto. Si è interessato a tal punto a questa idea da favorire un progetto di sistema, la nascita di una fondazione ABI dedicata all’educazione e alla cultura finanziaria, operativa da sei mesi sotto la guida del professor Andrea Beltratti.
 
 
 
Chi è Ghisolfi? Come si diventa presidente?
Sono stato nominato presidente nel 1997, quindi quasi 20 anni fa, dopo due anni di vicepresidenza della Fondazione. Per anni sono stato consigliere della banca. La prima nomina a 26 anni e oggi ne ho 66. Prima della Presidenza mi sono occupato a lungo di giornalismo, - la mia passione –ho insegnato “Teoria e metodi dei mass media”.
 
 
 
Un banchiere di lungo corso approdato oggi ai vertici dell'ABI, con la Vice Presidenza per portare istanze di realtà locali che escono dal cono di visione di molti.
Posso dire che il mio percorso istituzionale nazionale sia nato da Antonio Patuelli che, molti anni fa, ha apprezzato un mio intervento ad un convegno sul ruolo delle piccole banche, delle banche di territorio e mi ha successivamente convinto a candidarmi al comitato esecutivo di Acri. Per me è stato, ed è un percorso di apprendimento continuo e di confronto con i migliori per maturare una visionale nazionale e internazionale che mi ha portato 15 anni fa in ABI. L’anno scorso una serie di coincidenze favorevoli ha fatto sì che ne diventassi Vicepresidente. Una grande responsabilità.In questi anni nessuna industria è cambiata come quella bancaria. Sotto ogni profilo. E senza banche sane non c’è sviluppo.
 
 
 
Alla luce del recente accordo ACRI-Ministero Economia e Finanze, secondo il quale tutte le fondazioni si impegnano a scendere sotto la maggioranza del capitale delle banche, che ne sarà della peculiarità di cui ci ha parlato, favorite dalla natura del vostro azionariato?
E’ un tema dolente. Comprendo le ragioni per cui l'ACRI ha varato questo protocollo, necessario, come necessaria è la diversificazione dei patrimoni delle fondazioni, ma il rischio che vedo è che con l’alleggerimento delle quote da parte della fondazione la banca passi ovviamente ad altri azionisti. Occorrerà a mio parere, individuare formule per evitarlo, perché le banche di territorio hanno un ruolo specifico se sono autonome, con un legame stretto con la fondazione. Se diventano la succursale di una grande banca o un gruppo, perdono la loro peculiarità, il senso del loro ruolo, diverso da quello di una grande banca. In un sistema corretto e sano dovrebbe esserci spazio per entrambi. Non possiamo danneggiare le comunità.
 
 
© Riproduzione riservata