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MIBAC, DIREZIONE LAMPIS: UN ANNO VISSUTO INTENSAMENTE

  • Pubblicato il: 15/09/2018 - 08:05
Rubrica: 
MUSEO QUO VADIS?
Articolo a cura di: 
Francesco Mannino
Antonio Lampis, Direttore Generale Musei, compie il primo anno di incarico e ci aiuta a tracciare un bilancio di cosa stia accadendo nel mondo museale italiano, statale, dall’incremento quantitativo dei visitatori all’avvio del Sistema museale nazionale, dagli impatti culturali e sociali auspicati alla sperimentazione di nuovi strumenti e nuovi linguaggi. Una anticipazione di quanto si discuterà a LuBeC – Lucca Beni Culturali durante l'incontro “innovazione e  musei: i direttori a confronto”.

Ricordiamolo: la Direzione Generale Musei è frutto della riorganizzazione datata 2014 del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Precedentemente i musei erano uffici delle Soprintendenze; dopo la Riforma, istituti dotati di una propria identità, di un proprio bilancio e di un proprio statuto, il cui coordinamento è stato appunto affidato alla nuova Direzione Generale Musei. Da quell’anno la DG-MU ha avuto il compito di coordinare “le politiche di gestione, fruizione e comunicazione dei musei statali, per garantire lo sviluppo del sistema museale italiano e un’offerta culturale accessibile a tutti e di qualità”. Dopo Ugo Soragni venne nominato Antonio Lampis, già dirigente della ripartizione “Cultura italiana” della Provincia autonoma di Bolzano, il Direttore attualmente in carica.
Da un anno sono successe molte cose, la più evidente delle quali è certamente l’avvicendamento di un nuovo governo. Nell’anno appena trascorso sono successe anche altre cose rilevanti, tra le competenze della DG-MU: giornate di studio e di informazione ("Web strategy museale" di ICOM Italia e MiBACT; Festa dei Musei – Giornate Europee del Patrimonio 2018; ciclo degli incontri “Musei italiani – Sistema nazionale”, “Patrimonio culturale e progetti di sviluppo locale”); i decreti sui criteri per l’attribuzione di rilevante interesse culturale di mostre o esposizioni, e sulle modifiche a nomenclature e assegnazioni di musei e luoghi della cultura; la partecipazione a molti degli incontri nazionali sui temi della tutela, della produzione, della fruizione e della partecipazione culturale (ArtLab, Federculture, etc.); l’aumento significativo di ingressi (+7,8%) e incassi (+23,4%) del 2018 nei musei, monumenti e siti archeologici statali, rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente.
Tra i  tanti citati , emergono due atti di rilevanza strategica che possono giocare un ruolo centrale nel futuro dei musei italiani: il Piano di eliminazione delle barriere architettoniche (P.E.B.A.) e soprattutto la partenza  del Sistema museale nazionale, con il  decreto del Ministro Bonisoli del 9 agosto 2018 con il quale è stata nominata la Commissione per il Sistema museale nazionale. A Lucca (LUBEC) è già in calendario per il 5 ottobre l'incontro “innovazione e  musei: i direttori a confronto” in collaborazione con la Direzione Generale Musei del Mibac, un incontro che consentirà una riflessione multi-disciplinare in focus successivi sul determinante contributo che i Musei possono dare al raggiungimento della sostenibilità sociale, attraverso soluzioni e strumenti innovativi tra cultura ed educazione. Chiediamo al Direttore Lampis di anticiparci alcuni temi e aiutarci a capire quanto emerso nel primo giro di boa.
 
Direttore, un anno esatto dal suo insediamento, abbastanza per fare un primo bilancio sostanzioso: ci aiuta a capire la "Direzione Musei"?
Mi sono insediato in un periodo di intensa decretazione ministeriale, e tra la fine del 2017 e i primi sei mesi del 2018 abbiamo potuto migliorare il coordinamento di tutti i musei autonomi, compresi gli undici di livello di direzione generale, verificando i loro bilanci e strutturando più saldamente il supporto centrale per gli aspetti gestionali e amministrativi.
Una emergenza inattesa è stata quella di accompagnare gli istituti in una situazione di piena legalità; riscontrato il congelamento delle gare per le concessioni dei servizi aggiuntivi, trovate in proroga di fatto da troppo tempo, abbiamo repentinamente istruito diverse procedure di intenso coordinamento e spinta, con due task force, una della Direzione generale musei e una di Consip, (entrambe appena rinnovate per la parte dirigenziale) che in pochi mesi hanno affrontato la storica carenza di informazioni prevalentemente per ciò che riguardava le prospettive economiche, e che di fatto era stato l’ostacolo principale per anni all’avvio delle gare. Tra settembre e dicembre 2017 sono state pubblicate le informative di gara quasi su tutto il territorio nazionale e da allora un cronoprogramma serrato prevede la pubblicazione cadenzata quasi settimanale di un bando.
 
Veniamo al Sistema museale nazionale, “flessibile, leggero e veloce”: leggendo il suo Decreto 542 del 20 giugno “Prime modalità di organizzazione e funzionamento del SMN” è chiaro il riferimento al Decreto, il 113 del 21 febbraio, che, dopo anni di studi, ha  stabilito i livelli minimi uniformi di qualità dei musei e dei luoghi della cultura. Si tratta di un rilevante spostamento in avanti dell’asticella della qualità generale della gestione dei musei. Ci fa capire in sintesi cosa vuol dire stabilire degli standard minimi di qualità ed anche degli “obiettivi di miglioramento”?
L’approvazione nel 2018, dopo diversi anni di studi e confronti con ICOM, Regioni e rappresentanti degli enti territoriali, è un risultato molto importante per l’Italia ed anche per l’intera comunità museale del mondo, difatti il sito del Mibac offre i livelli minimi di qualità tradotti anche in inglese, francese, spagnolo, russo, tedesco e cinese, proprio per venire incontro all’interesse che proviene da altre nazioni.
Il sistema museale è inoltre un progetto in grado di riportare l’Italia in una posizione assai più efficace sia per ciò che concerne processi di crescita culturale dei propri cittadini, sia  sul piano della competizione turistica internazionale. La Direzione generale musei ha immaginato un sistema di connessione dei musei e di accreditamento di tutti coloro che raggiungeranno i livelli minimi di qualità che sia dematerializzato per ciò che riguarda i documenti cartacei, basato su modelli di autovalutazione da inserire in una piattaforma informatica, adoperabile anche per la valutazione e la  verifica che ne deve seguire, analogamente ai modelli collaudati con successo da grandi operatori economici, come Tripadvisor. Fondamentale in tale obiettivo è la collaborazione con AGID.
Il decreto che stabilisce le prime linee di organizzazione e funzionamento del sistema indica espressamente che la commissione prevista nel DM 113/2018 sia ispirata al principio di “burocrazia zero”, basato sulla durevole comunicazione digitale tra i membri, con predilezione per le videoconferenze e assenso manifestabile di norma  mediante la piattaforma informatica. Il processo di accreditamento degli enti che si sottoporranno a valutazione produce un voto, pubblico e accessibile, da 0 a 10.
Sono parallelamente emerse condizioni utili a rendere più efficace ed efficiente il coordinamento di tutti gli istituti museali e dei poli, così da garantire una migliore verifica e una comparazione analitica dei loro bilanci, nonché l’attivazione di un supporto del “centro” ministeriale anche verso le sedi “periferiche” per ciò che concerne i complessi aspetti gestionali e amministrativi. È in corso di stesura un vademecum operativo per il direttore di museo, che, straniero o italiano, potrà orientarsi con agilità nella mole di norme che il sistema italiano ha prodotto per la gestione di un luogo della cultura. I direttori dei musei sono a conoscenza della necessità di traguardare obiettivi più chiari e ne conseguiranno attente valutazioni di performance. Ai fini dell’attribuzione del punteggio per i livelli di qualità dei musei, una efficace rendicontazione sociale avrà un valore elevato e i direttori si stanno attrezzando in questo senso.
 
Ancora, il Decreto 113 all’Art. 2 chiarisce che il Il Sistema museale nazionale «è composto dai musei e dagli altri luoghi della cultura statali, […] nonché dagli altri musei di appartenenza pubblica, dai musei privati e dagli altri luoghi della cultura pubblici o privati, che, su base volontaria e secondo le modalità stabilite dal presente decreto chiedano di essere accreditati». Una rivoluzione di metodo, che apre all’intero comparto dei luoghi della cultura di qualsiasi natura essi siano, non solo statali: si può definire un Sistema museale nazionale “inclusivo”? A che esiti pensate possa portare questa opportunità di accreditamento aperta a tutti?
L’idea di mettere in connessione migliaia di musei è forte e destinata ad avere grande successo e, come ho già detto e scritto altrove, perfettamente in linea con la decisione UE 2017/864 del 17 maggio 2017, documento che ha fondato e lanciato l’anno europeo del patrimonio nel 2018. La decisione afferma chiaramente che la “gestione sostenibile” del patrimonio costituisca una scelta strategica per il XXI secolo, che il contributo del patrimonio culturale per ciò che riguarda la creazione di valore, di competenze, di occupazione e di qualità della vita sia ad oggi sottovalutato e che il suo rafforzamento e la sua gestione richiedono inevitabilmente un'efficace governance partecipativa (multilivello e tra diversi stakeholders) e una cooperazione intersettoriale consolidata. Da queste premesse è lampante la intrinseca coincidenza con le finalità del Sistema nazionale dei musei indicate già nella riforma del Mibact con il Dpcm 29 agosto 2014, n. 171 e poi nel decreto ministeriale 113/2018: un sistema da costruire senza impostazioni gerarchiche, fondato molto più sulle connessioni che sull’appartenenza, per consentire da ultimo il lavoro congiunto e ottimizzato dello Stato centrale, le Regioni, i Comuni e gli altri Enti Locali, le Università e tutto il sistema di formazione. Mettere a sistema i circa 8.000 musei italiani (ISTAT ne dichiara più o meno 5000, ma gli operatori del settore lo considerano un dato sottostimato), penso possa costituire un forte rafforzamento del patrimonio culturale del Paese, sia per le sue comunità che per i viaggiatori, terreno su cui l’Italia sta crescendo in termini competitivi. Con la prospettiva di migliaia di musei messi a sistema il nostro Paese, che non ha mai optato per il grande museo nazionale, è pronta per inserirsi rafforzata sia nella competizione internazionale che nella suggestione dei residenti.
 
E’ ormai evidente una rinnovata apertura ai temi della partecipazione culturale, sia per ciò che riguarda i servizi, che i linguaggi e gli strumenti di comunicazione e mediazione culturale: si apre una nuova stagione per i pubblici e la loro interazione con i luoghi della cultura? E forse anche per le professioni culturali?
Perché venga adottata una seria ed efficace governance partecipativa sarà indispensabile una estesa formazione degli operatori e saranno altresì necessari, fin dalla sua prima impostazione, indicazioni di branding tali che il museo possa essere percepito positivamente e da subito dalla opinione pubblica, dai possibili partner e dagli altri stakeholders: un luogo fisico in cui essere rappresentati e potersi rappresentare, favorire incontri reali, bilanci sociali, scambi di esperienze. Un ruolo essenziale sarà poi svolto dalla Scuola dei beni e delle attività culturali, presieduta da Marco Cammelli. I musei in rete costituiranno uno stimolo potente per l’occupazione giovanile, per le generazioni che più di altre hanno accusato il colpo dell’economia iperliberista, ma che caparbiamente hanno scelto di continuare a voler conoscere e studiare il patrimonio culturale, per prendersene cura e farne la propria professione, da quello che ci raccontano i dati di iscrizione universitaria ad alcuni corsi di studio umanistici specializzati.
A fine estate del 2017 il sistema museale aveva ancora forti problemi tra cui una percentuale di scopertura degli organici del personale in molti casi paralizzante. Solo ad inizio 2018 sono arrivati i tanto attesi giovani archeologi, storici dell'arte e architetti ed a maggio 2018 finalmente gli altrettanto necessari funzionari amministrativi, indispensabili per le procedure di spesa e i tanti adempimenti di reporting. Sono giovani preparati che stanno già cambiando il volto del ministero.
Le nuove massicce assunzioni annunciate in queste ultime settimane fanno ulteriormente ben sperare.
 
In piena attuazione delle indicazioni della Convenzione di Faro, molto interessante il riferimento ai territori, alle comunità e agli stakeholders: cosa può comportare questo coinvolgimento così strutturato delle comunità di riferimento? Si intravede un futuro nuovo per l’utilizzo, la fruizione e la gestione dei luoghi della cultura pubblici in una rinnovata ottica di partenariato tra pubblico e privati?
In futuro saranno sempre più oggetto di attenzione i musei diversi da quelli autonomi, di dimensioni minori, ma di grande importanza per la società. Si tratta di musei diretti da funzionari non dirigenti, che pur hanno la qualifica di “direttore di museo”. È parso particolarmente doveroso e essenziale valorizzare il ruolo di questi funzionari del Mibac, valorizzandoli e responsabilizzandoli maggiormente attraverso la delega del potere di firma per la corrispondenza ordinaria per il sito assegnato, per le attività contrattuali e di relazione con il pubblico e gli stakeholders. Una miglior dimestichezza da parte dei dirigenti dei Poli museali alla programmazione, a più salde relazioni sindacali, ad una pianificazione finanziaria poi sottoposta a monitoraggio, rendicontazione e valutazione dei risultati, renderanno la nuova governance davvero “sostenibile”. La programmazione annuale sarà un elemento indispensabile della nuova autonomia dei funzionari direttori di museo ed anche un elemento che permetterà al dirigente del Polo di concentrarsi sul ruolo territoriale del museo, sulla governance generale e sugli altri obiettivi di alta valenza attribuiti dalla riforma anche in riferimento al rapporto con gli Enti territoriali, le università, i musei autonomi e con le Soprintendenze.
 
Alla sezione III “Comunicazione e rapporti con il territorio” dei “Livelli uniformi di qualità per i musei” (Allegato del Decreto 113), si invitano i musei a soddisfare quanto più possibile la crescente diversificazione della società, anche attraverso indagini di tipo qualitativo al fine di orientare politiche e iniziative museali: a seguito di queste azioni preventive, è plausibile aspettarsi anche che i pubblici dei musei non siano più misurati solo in termini di ingressi e incassi? E che in generale sarà possibile comprendere in maniera altrettanto diversificata chi partecipa e chi no, con quali motivazioni e aspettative e con quali risultati? Insomma, dobbiamo aspettarci nuovi strumenti di analisi dei pubblici?
Alcuni musei in Italia hanno già intrapreso il ricorso ad analisi qualitative avanzate, come nel caso di Firenze con il rilevamento del cosiddetto S-ROI, ritorno sociale degli investimenti: un sistema ancora sperimentale e avanzato finalizzato alla valutazione degli impatti capace di far emergere aspetti quantitativi insieme a fattori intangibili (qualitativi) come gli impatti sociali e culturali generati su medio e lungo termine tra le persone e le comunità. In generale ci si dovrà spostare dalla sola conta dei biglietti alla conta delle relazioni. Un buon museo assolve il suo ruolo nella società quando diventa centro di numerose e significative relazioni sociali, culturali e scientifiche.
 
Per chi La segue e segue gli interventi della Sua Direzione, emerge chiaramente una forte attenzione alle
web strategies museali, citando il sondaggio ICOM in tal senso. Che impatti potrà avere tutto questo, nel futuro dei musei? Qual è la visione?
Il sistema museale nazionale diviene sostenibile nella sua gestione, per citare la decisione europea già summenzionata, solo se potrà porsi celermente sotto un comune cielo digitale, sopra su un comune fiume digitale, poiché il fluire dei dati oggi è acqua e aria di qualunque sistema. Nel cambio di prospettiva prodotto dall’epoca post-internet andrà amministrato e facilitato il collegamento o il dialogo tra i siti web, i contesti social dei musei del sistema nazionale e le altre piattaforme sociali di sharing esperienziale (se ti è piaciuto questo prova anche utilizzando analogie o divergenze, territori contigui o invece suggestioni di viaggio), nonché la sperimentazione condivisa delle nuove tecnologie di cura del pubblico e di sorveglianza. Auspico in tale versante la creazione di uno specifico gruppo di lavoro e l’approvazione delle previste linee guida sull’innovazione.
Nell’inevitabile cambiamento appena accennato andrà infatti riservata particolare attenzione alla sperimentazione delle nuove tecnologie per la cura del pubblico e per la sorveglianza. Queste ultime consentiranno finalmente la riqualificazione di parte del personale di guardiania che evolva nel sistema della vigilanza attiva, catalogo parlante o come vogliamo definirlo, e ciò porterà ad una maggiore valorizzazione di chi ha seguito studi di storia dell’arte e di comunicazione, producendo quindi una migliore cura ed un maggior dialogo con le varie categorie di visitatori dentro e fuori il museo. Revisionare i profili di accoglienza e vigilanza è una priorità urgente, così come è urgente una intensa azione di formazione e aggiornamento degli addetti del settore museale, dai direttori ai custodi.
La sfida di prospettiva, e non basterà certo un anno europeo del patrimonio culturale, resta quella di migliorare la narrazione museale, la contestualizzazione delle opere esposte in relazione agli ambienti di provenienza e al tessuto sociale e produttivo in cui furono elaborate, fornendo anche con 3D e digitale un nuovo piacere per la acquisizione di conoscenza alle giovani generazioni e alle loro menti ormai differenti da quelle delle generazioni adulte.
 
Anche l’approvazione delle linee guida per il superamento delle barriere culturali, cognitive e psicosensoriali è una importante novità verso l’accessibilità universale: cosa comporterà questo documento? Si può immaginare in futuro anche una riduzione significativa delle barriere di tipo sociale ed economico, e se sì, in che modo?
I musei connessi mediante il Sistema nazionale potranno rappresentare un punto di svolta in quel processo auspicato dall’Unione Europea per contrastare la sottovalutazione del patrimonio culturale nell’opinione dei cittadini. Questo produrrà anche evidenti vantaggi sul versante della partecipazione alla conoscenza del patrimonio delle tante fasce sociali abitualmente escluse dai consumi culturali.
Per gli obblighi di accessibilità è essenziale un radicale ripensamento di alcuni allestimenti. La nostra grande scuola di storia dell'arte, gli studi più avanzate di archeologia, architettura e design  hanno tutte le risorse scientifiche e le competenze maturate per riuscire anche in questa sfida. Il futuro dei musei si basa su una congiuntura straordinariamente favorevole, pertanto sarà essenziale investire energie e risorse per saper cogliere il momento propizio.
 
Insomma, il Sistema museale nazionale è in una fase di avvio: se Lei dovesse prevedere delle criticità, nodi o vincoli al raggiungimento degli obiettivi prefissati, quali potrebbero essere?
Anche il Consiglio superiore dei Beni Culturali ha definito la governance dei poli museali uno dei punti più deboli della riforma: e questo è stato un ulteriore intervento cruciale effettuato mediante direttiva della Direzione generale dei musei del 10 aprile 2018. È stata richiesta una particolare attenzione da parte dei direttori dei Poli museali per le nuove sfide in particolar modo sul fondamentale versante della legalità nell’affidamento e nella gestione dei servizi accessori, per il rigoroso rispetto delle norme sulla sicurezza e verso i nuovi compiti per l’attivazione del sistema nazionale museale. I poli museali per primi sono chiamati a sperimentare una simulazione dei risultati del confronto con i nuovi livelli minimi di qualità museale: sono stati assegnati gli obiettivi per il 2018 che, almeno in parte, sono divenuti “a cascata” gli stessi obiettivi dei funzionari non dirigenti con la qualifica di “direttore di museo”.
Dovremo migliorare l’efficacia dell’azione dei Poli, e per questo servirà appena possibile una decisa azione di comunicazione sociale integrata, necessaria per valorizzare i musei minori e fuori dai circuiti del turismo di massa. Oggi gli studi economici più avanzati e gli evidenti cambiamenti dell’elettorato rendono palese quanto sia ormai profonda la frattura tra le città e i distretti ad alto sviluppo culturale ed economico da un lato e la popolazione delle aree interne, rurale o dei piccoli paesi periferici dall’altro. Un nuovo vigore per i musei che fanno capo ai Poli museali e ai piccoli comuni potrebbe essere un importante sostegno ai lunghi ma indispensabili processi di ricucitura di quella frattura, conferendo ai musei un nuovo valore coesivo sociale e territoriale.
Con i musei passati celermente da uno stato di disinteresse da parte di ampi pezzi della popolazione (gli studiosi parlavano nel 2004 di musei invisibili) ad essere luoghi di intensa frequentazione da parte di turisti e nuovi pubblici, da moltissimi residenti – fatto senza precedenti nella storia italiana –, nel 2017 permaneva ancora la criticità di dotazioni organiche insufficienti. I musei statali, pur dichiarati dal Parlamento servizi pubblici essenziali, hanno avuto sino alla primavera del 2018 importanti problemi per garantire una apertura continuativa e rispettosa delle esigenze del pubblico, in quanto essi sono stati fino a quel momento organizzati sulla base delle esigenze di turnazione dei custodi (ormai sempre di meno e oscillanti tra il vero e proprio eroismo di molti e l'ostinazione di alcuni a rimpiangere un passato che non potrà tornare) e sulle finestre di autonomia offerte, più o meno generosamente dai concessionari. Anche per questo è stato essenziale chiarire meglio i rapporti con la società in house del Mibac, soggetta a controllo analogo, Ales spa, evidenziando i migliori utilizzi possibili al fine di affrontare la prevista massiccia ondata dei pensionamenti e le sempre più schiaccianti esigenze stagionali nonché i picchi di attività amministrativa. Quindi, per superare i  contratti annuali, si è scelto di attivare un contratto triennale di attuazione della riforma non più frammentato, basato su trasparenza e sincerità di motivazioni e un orizzonte temporale a tutela dell'efficacia degli interventi di supporto ai malmessi organici museali e dei lavoratori coinvolti. Il nuovo contratto triennale con Ales per i musei è stato registrato dalla Corte dei conti, che ha intuito la necessità di dare completezza alla riforma, garantendo il carattere di servizio pubblico essenziale dei musei e quindi la necessità di evitare chiusure di strutture che producono spesso ingenti entrate all’erario.
 
È d’obbligo chiederlo: prospettive per il futuro?
Come auspicava Mahler, non saremo custodi delle ceneri, ma terremo acceso il fuoco. Il  futuro avrà una grande attenzione alle persone che vivono vicine ai musei e all’innovazione. Un segnale in tale direzione viene anche dalla delega a promuovere e coordinare gli interventi di digitalizzazione e innovazione espressamente formulata dal ministro al sottosegretario.
Con parole ben soppesate le norme italiane e i documenti internazionali ricordano cosa deve garantire un museo: effettive esperienze di conoscenza. Garantire effettive esperienze di conoscenza è una indicazione precisa e fondamentale, forse la più importante da tenere presente quando si lavora in o per un museo. Per i musei statali la si ritrova tra i compiti della direzione generale musei, all’articolo 20, comma secondo, lettera u) e la si ritrova inoltre tra i compiti del direttore di museo statale l’articolo 35, comma quarto, lettera e) del decreto del presidente del Consiglio dei ministri 29 agosto 2014, n. 171, il regolamento di organizzazione del ministero dei beni e delle attività culturali. La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura, dice l’articolo 9 della Costituzione (ricordato troppo spesso solo perché menziona la tutela) e i musei improvvisamente sono diventati l’istituzione culturale che  alimenta quello sviluppo con dati incontestabili: le famiglie hanno messo massicciamente mano al portafoglio per visitarli, si sono sobbarcate code e percorsi ardui di apprendimento. Un fatto unico in Europa e storico per l’Italia.

© Riproduzione riservata
 
Bibliografia:
Fondazione Symbola, Io sono cultura, 2016
ICOM Italia, Contributo di ICOM Italia ai lavori della Commissione di studio per l'avviamento del Sistema Museale Nazionale, 5 marzo 2017
 
PH Courtesy Antonio Lampis