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La cultura come strumento di coesione europea: più progetti cross - settoriali e ricerca sugli impatti

  • Pubblicato il: 30/11/2018 - 08:18
Rubrica: 
STUDI E RICERCHE
Articolo a cura di: 
Valentina Montalto
Come rilanciare i valori di tolleranza e inclusione su cui si fonda il progetto europeo? Con quali politiche e con quali azioni? A partire da queste domande, il «Brainstorming report on Social Inclusion: partnering with other sectors» elaborato dalla Commissione europea insieme a 35 rappresentanti della societa civile, identifica alcuni dei progetti culturali più significativi e suggerisce ulteriori misure (tra cui più ricerca) che le autorità pubbliche dovrebbero avviare per facilitare la collaborazione tra operatori culturali e altri settori al fine di ampliare la partecipazione culturale come strumento di inclusione.

Viviamo in un periodo di grandi incertezze, in cui diventa sempre più difficile capire come riusciremo ad andare oltre l’attuale crisi economica e sociale. O forse, al contrario, è talmente evidente (e disperante) lo scenario che si prospetta che per disegnare il mondo di domani si cominciano a considerare strade che mai avremmo pensato di percorrere. Tipo quella della cultura.
Per gli «adept » non si tratta di nulla di nuovo, se non l’occasione di mostrare, ancora una volta, che la cultura è molto di piu che mero intrattenimento. Per chi si affaccia per la prima volta al tema, invece, la cultura rappresenta una sorta di strano animale di cui si fa fatica a capire l’ «essenza» ma di cui se ne respira sempre piu la «consistenza» man mano che le nostre società si complessificano e si diversificano.

La cultura, in effetti, è un concetto di complessa definizione dalla natura (pericolosamente) ambivalente: la cultura può infatti essere strumento di diffusione di valori democratici quali la tolleranza, la non-discriminazione, la solidarietà e il rispetto della dignità umana. Ma la cultura può essere anche volano di divisioni, quando utilizzata come strumento di distinzione e di esclusione.
Perseguire uno sviluppo a «base culturale» non è dunque scontato perché richiede, prima di tutto, una scelta valoriale. Scelta che non sarebbe necessario indagare ulteriormente se non fosse che i valori di tolleranza e inclusione su cui si fonda il progetto europeo sembrano oggi essere messi profondamente in discussione. Come rilanciare tali valori e riguadagnare l’interesse e la fiducia dei cittadini europei? Con quali politiche e con quali azioni?

É proprio a partire da queste domande che si articola il Brainstorming report on «Social Inclusion: partnering with other sectors», frutto del dialogo avviato dalla Commissione europea con 35 rappresentanti della societa civile lo scorso aprile. Nello specifico, il rapporto identifica progetti che mostrano l’efficacia delle attività culturali per la coesione sociale e suggerisce ulteriori misure che le autorità pubbliche dovrebbero avviare per facilitare la collaborazione tra operatori culturali e altri settori al fine di raggiungere più ampi strati della popolazione.

Oltre 20 i casi studio presentati, che favoriscono in diversi modi l’inclusione sociale, per esempio attraverso la trasmissione di conoscenze e competenze in ambiti quali l’artigianato e il restauro (Work and restoration expertise in the rural areas of Joensuu – Finlandia) a giovani (Tangible Side of Intangible: Heritage Crafts Initiative for Georgia) e/o immigrati (The Baerwaldbad – Conservation of an old Public Bath House in Berlin through Vocational Training - Berlino); il coinvolgimento di zone periferche delle citta nella creazione di progetti artistici, spesso musicali (Big Noise orchestra - Scozia); la promozione di attività artistiche di comunità a livello internazionale (International Community Arts Festival - Rotterdam); la realizzazione di progetti partecipativi di mappatura culturale per rafforzare l’identità locale (Cultural Planninh in the Eastern Pori Suburbs – Finlandia); la partecipazione ad attività culturali quale fattore di benessere (Finnish Government Key Project 2016-2018 - Access to arts and culture, attualmente in fase di valutazione); o, ancora, attraverso il supporto ad autorità locali e regionali per stilare piani di educazione artistica e culturale (Culturaleducationplan.fi - Finlandia). L’attivismo del Nord Europa in tema di cultura ed inclusione è (e resta) chiaramente preponderante.

É sicuramente un buon segno che la ricerca sia una delle aree di lavoro evocate dal rapporto, principalmente allo scopo di sviluppare una metodologia comune di valutazione degli impatti sociali nonché una guida che presenti vantaggi e svantaggi di diversi metodi di lavoro intersettoriali e un piano piu efficace di comunicazione delle buone pratiche. Entrambe le raccomondazioni potrebbero in particolare concentrarsi nelle regioni europee in cui c’è una minore consapevolezza dei benefici della cultura in termini di benessere individuale e collettivo. Vengono per altro citate delle iniziative ambiziose da cui tratte ispirazione, tra cui ARTSEQUAL - The Arts as Public Service: Strategic Steps towards Equality (2015-2021), progetto di ricerca multidisciplinare coordinato dalla University of Arts in Finland per esaminare come l’arte e l’educazione artistica come servizi di base possano migliorare l’uguaglianza e il benessere nella societa; il Theory of Change approach and toolkit utilizzato dalla Fondazione Hivos per permettere a tutti i cittadini di partecipare attivamente nei processi di decision-making; o ancora la tecnica Most Significant Change sviluppata dalla EKARI Foundation, altra forma di monitoraggio e valutazione partecipativi.

Alle raccomandazioni, potrebbe aggiungersi la promozione di approcci innovativi alla ricerca che, per esempio, mettano insieme centri altamente specializzati nell’analisi di nuovi dati e discipline umanistiche – approccio che conquista sempre piu l’attenzione dei ricercatori e che inizia a diventare di interesse anche per il mondo delle arti e della cultura (vedi per esempio qui e qui). Se vogliamo che la ricerca faccia un salto di qualità, è anche su questi approcci sperimentali che occorre lavorare, rompendo i noti silos che fanno da barriera alla ricerca interdisciplinare. É qui che creatività e innovazione possono fare la differenza e mettere realmente la cultura e la ricerca al servizio di una partecipazione culturale « allargata » e, quindi, di una migliore inclusione sociale che, sottolinea il rapporto, richiede un approccio interdisciplinare anche in fase di sviluppo dei progetti. Molte delle attività culturali che hanno registrato importanti impatti sociali non sono infatti state supportate da fondi destinate all’arte e alla cultura, ma da altri programmi europei, nazionali o locali. Occorre dunque rivedere l’impatto di più progetti per poter sviluppare in maniera più adeguata i programmi di finanziamento futuri, supportare il lavoro inter-settoriale e non dimenticare di coinvolgere le persone che beneficiano di tali programmi anche in fase di pianificazione. Questo è probabilmente uno degli aspetti su cui ci siamo sbagliati di più in passato e su cui occorre recuperare. Ma occorre tenere ben presente l’importante e complessa sfida che ci attende: puntare a un coinvolgimento ampio che, però, non rinunci ai valori di partenza.
    

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