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Le biblioteche pubbliche italiane hanno bisogno di piani strategici

  • Pubblicato il: 15/09/2018 - 08:05
Autore/i: 
Rubrica: 
OPINIONI E CONVERSAZIONI
Articolo a cura di: 
Cecilia Cognigni, Coordinatrice Commissione Nazionale Biblioteche Pubbliche AIB
In Italia, le biblioteche pubbliche operano in assenza di un quadro normativo specifico di riferimento che armonizzi le competenze dello Stato con quelle delle Regioni. In un contesto di continuo cambiamento è necessario ribadire la funzione della biblioteca come luogo di promozione di un welfare culturale, mettendo a punto strumenti che supportino le biblioteche nel definire il senso del proprio agire nelle comunità. All'interno dell'appuntamento del 28 settembre ad ArtLab 18 Mantova (la piattaforma sulle politiche culturali organizzata da Fondazione Fitzcarraldo) con AIB - Associazione Italiana Biblioteche che propone una riflessione collettiva sul futuro delle biblioteche pubbliche e sulle possibili strategie da intraprendere. Ne parla Cecilia Cognigni, Coordinatrice Commissione Nazionale Biblioteche Pubbliche AIB
Le biblioteche pubbliche hanno saputo esprimere negli ultimi dieci anni anche nel nostro paese vitalità, spirito di iniziativa e tendenza al cambiamento, in un contesto globale segnato dall’imporsi pervasivo del digitale, dalla crisi economica e da importanti e progressive contrazioni della spesa pubblica.
In Italia, le biblioteche pubbliche operano in assenza di un quadro normativo specifico di riferimento che armonizzi le competenze dello Stato con quelle delle Regioni, ma che, soprattutto, evidenzi le funzioni che le biblioteche pubbliche svolgono nei territori e nelle comunità qualificandosi come uno degli attori principali dei processi di alfabetizzazione diffusa e di promozione di un welfare culturale ampio ed inclusivo[1].
La mancanza di un quadro normativo unitario e la frammentarietà di quello esistente ha limitato la capacità delle biblioteche di costruire un dialogo continuativo con i decisori e i diversi portatori di interesse e ha determinato una carenza di prassi e strumenti condivisi per la misurazione e la valutazione dell’impatto delle loro azioni. Tutto ciò ha avuto conseguenze anche sulla capacità di rafforzare il consenso, come di operare nei territori più difficili del paese.

Da un lato dunque diventa necessario mettere a punto un quadro di riferimento per arrivare a definire un chiaro profilo di mission, dall’altro le sempre più rapide trasformazioni del contesto, la sua fluidità e le sfide dell’Agenda delle Nazioni Unite 2030 per lo Sviluppo sostenibile[2], come il contrasto alla povertà educativa e la necessità di rafforzare la capacità di resilienza delle persone, rendono urgente sostenere le biblioteche e in particolare quelle pubbliche perché rafforzino una vocazione permanente al cambiamento, potenziando la propria capacità di dare risposte positive e flessibili, prendere decisioni coraggiose, coinvolgendo attivamente il pubblico. La promozione della partecipazione del pubblico, nella definizione di strategie, obiettivi e nella creazione di contenuti in una dialettica aperta fra memoria e contemporaneo al servizio della comunità e dei cittadini, diventa per questo più di un auspicio, come dichiarato nella Convenzione di Faro sul patrimonio e voluto dall’Unione Europea attraverso i suoi progetti di audience engagement e audience development.

Per questo c’è bisogno di mettere a punto strumenti che supportino le biblioteche nel definire il senso del proprio agire nelle comunità e a guardare, con una visione prospettica, al futuro.
Come scrive Lucio Argano una strategia è un programma di lungo termine che esprime una visione d’insieme, restando “vicini al luogo dell’azione[3]. Le biblioteche pubbliche italiane hanno bisogno di piani strategici, come già avviene in paesi come la Danimarca[4], guardando al nord Europa o alla Spagna[5], pensando all’area del Mediterraneo, dove i servizi di biblioteca pubblica sono considerati parte integrante e non residuale delle politiche pubbliche di un territorio e non solo di quelle culturali in senso stretto coinvolgendo di fatto e trasversalmente anche altri servizi della città: i servizi sociali, quelli civici, quelli educativi.

Un piano strategico dovrebbe esprimere una visione e cioè una proiezione nel futuro di obiettivi di lavoro e del ruolo di un servizio cioè di quella che anche in ambito bibliotecario chiamiamo mission. Questa apertura al futuro è importante quanto, come ci ricorda Argano, stare vicini al luogo dell’azione e cioè alle esigenze del territorio e delle comunità come del contesto culturale e sociale che stiamo vivendo per offrire risposte praticabili e sempre contestualizzate.

Questo è quanto la Commissione nazionale biblioteche pubbliche dell’Associazione Italiana Biblioteche intende fare avviando una discussione che accompagni la comunità professionale in un percorso per arrivare a definire linee guida che possano servire ai singoli territori, nella consapevolezza che il nostro paese presenta una diffusa bibliodiversità, un limite forse, per la diversità di pratiche, norme e visioni, ma anche un’opportunità e un punto di forza. Le linee guida cui si sta pensando e che verranno definite entro il 2019, tenendo conto anche dei risultati di un’indagine qualitativa sviluppata con l’Università La Sapienza di Roma, intendono rielaborare quanto emergerà da quaranta interviste a bibliotecarie e bibliotecari su obiettivi di mission e di vision sulle biblioteche pubbliche.

Le linee guida per la definizione dei piani strategici dovrebbero rendere conto dei cambiamenti in atto, delle tendenze globali, dei nuovi bisogni dei cittadini e dei loro livelli di alfabetizzazione, bisogni e livelli che dovrebbero essere costantemente monitorati anche nei diversi contesti territoriali, applicando nuove metodologie come il design thinking e le nuove strategie partecipative. Potranno guidare la redazione del Documento unico di programmazione delle Pubbliche Amministrazioni, per la parte di competenza delle biblioteche e facilitare il consolidamento di quelle trasversalità che sono essenziali a radicare lo sviluppo dei servizi bibliotecari, permanentemente, nelle politiche pubbliche di un territorio.

I concetti chiave di questo ragionamento vanno da progettazione a partecipazione, da accesso a inclusione, da valorizzazione del patrimonio a promozione della lettura, da formazione per tutto l’arco della vita ad alfabetizzazione digitale, da convergenza a integrazione, da valutazione a impatto.
Le biblioteche pubbliche sono coinvolte quanto le altre istituzioni culturali in questo processo di ripensamento di finalità e funzioni e dovrebbero viverlo come una opportunità di riposizionamento e rilancio. Per questo il confronto con musei, archivi e altri soggetti del mondo culturale può diventare una occasione costruttiva di scambio di pratiche, strategie e di rafforzamento reciproco.

Una delle parole chiave è proattività e cioè quella capacità di agire in anticipo per favorire l’accadere di una situazione futura, prendere il controllo e far accadere le cose piuttosto che adattarsi a una situazione o attendere che qualcosa accada. Da questo punto di vista le biblioteche pubbliche dovrebbero vivere in una tensione costante per consolidare questa proattività rivedendo anche l’organizzazione dei servizi tecnici specifici, lo sviluppo delle collezioni e dei cataloghi in un’ottica di ampio respiro sempre più orientata a connettere le biblioteche con le altre istituzioni culturali in una costante apertura ai bisogni del nuovo secolo che stiamo attraversando.

Nell’Anno Europeo del Patrimonio all'interno dell'appuntamento di ArtLab 18 Mantova previsto il prossimo 28 settembre prenderà avvio questo processo di discussione partecipata anche con il contributo di altri operatori culturali, per arrivare a definire i contenuti delle linee guida.

Come indicato nell’Ifla Global Vision Report, il documento che restituisce i punti chiave della discussione avviata dalla comunità professionale bibliotecaria internazionale per arrivare a costruire un profilo di vision sui servizi bibliotecari, vi è un grande bisogno di far comprendere meglio il valore delle biblioteche, innanzitutto rafforzando le azioni di advocacy e ampliando la rete dei sostenitori a tutti i livelli[6]; un processo che è importante avviare anche in Italia.

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[1] Su questo punto AIB sta portando avanti un lavoro per riprendere il tema di una legge quadro di settore.
[3] Lucio Argano, Il patrimonio culturale come macrocultura di sistema, in Visioni al futuro. Contributi all’Anno europeo del patrimonio culturale 2018, a cura di Fondazione Fitzcarraldo, Bibliografica, 2018, p. 95