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L’Unione Europea propone il programma di finanziamento pubblico alla cultura più grande del mondo

  • Pubblicato il: 30/12/2011 - 01:57
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Articolo a cura di: 
Gareth Harris

Con l'aggravarsi della crisi economica in tutta Europa, la Commissione Europea prevede di lanciare il più grande programma di finanziamento alla cultura del mondo, con € 1,8 miliardi stanziati per le arti visive e lo spettacolo, il cinema, la musica, la letteratura e l’architettura. Il progetto «Europa Creativa» della Commissione prevede di rilasciare i finanziamenti tra il 2014 e il 2020. Se lo schema sarà approvato alla fine del 2012, saranno circa 300.000 artisti a ricevere i finanziamenti.
La proposta ha ricevuto commenti diversi dagli operatori chiave del mondo della cultura, alcuni dei quali hanno affermato che fare soldi sulla cultura e con le arti per sostenere gli Stati membri dell'Unione stimolandone l'economia è improbabile che funzioni.

Dexter Dalwood, l'artista britannico finalista del Turner Prize nel 2010, è scettico. «Se l'obiettivo è quello di creare coesione sociale andrà certamente a favore di target ovvi come la musica classica, lo spettacolo e l’arte pubblica» afferma. «Sulla carta funziona. [Ma] in realtà, chi riceve i soldi? C'è un processo articolato di richiesta di finanziamento in cui l'esito del lavoro deve essere chiaramente indicato? C'è qualche possibilità che i finanziamenti sgocciolino fino ai creativi che ne hanno più bisogno?» Secondo Dalwood la forma più efficace di sussidio agli artisti sarebbe quella di rendere gli studi a prezzi accessibili.
Altri hanno accolto il piano con favore, anche se alcuni suggeriscono che la burocrazia potrebbe creare alcuni problemi. «Nel complesso accolgo con favore [l'iniziativa]: chi non direbbe che maggiori finanziamenti alla cultura in questi tempi bui sono benvenuti? Il problema sarà quello solito, e cioè che i governi e le grandi burocrazie come l'Unione Europea trovano molto difficile entrare in contatto con le piccole e medie istituzioni, per non parlare dei singoli, e che la compilazione dei moduli e la responsabilità normalmente richiesta dall’Unione sarà molto costosa da gestire e molto frustrante per i candidati» ha detto John Holden, visiting professor alla City University di Londra.

La Commissione ha dichiarato che, insieme agli stanziamenti previsti a partire dal 2014 per l'industria cinematografica (€ 910 milioni in sette anni) e programmi culturali come «Le Capitali Europee della Cultura» (€ 490 milioni), con Guimarães in Portogallo e Maribor in Slovenia designate capitali della cultura per il 2012, la spesa per la cultura aumenterebbe del 35%, inflazione inclusa. Una nuova struttura per la garanzia finanziaria consentirà inoltre le organizzazioni culturali di piccole dimensioni di accedere fino a 1 miliardo in prestiti bancari. «“Europa Creativa” consente ai settori culturali e creativi di raggiungere il loro potenziale, affinché possano contribuire al raggiungimento degli obiettivi di “Europa 2020” per una crescita sostenibile, maggiore occupazione e coesione sociale», afferma il manifesto di «Europa Creativa».
Infatti, Jordi Balta, il coordinatore del progetto «Arts Inter», un’organizzazione non governativa con sede a Barcellona, ha osservato che lo schema di «Europa Creativa» è decisamente in linea con le recenti politiche perseguite dalla Commissione Europea, che sottolineano l'importanza economica del settore culturale. «E’ importante che le politiche culturali siano integrate agli altri programmi politici dell'Unione, come i finanziamenti per lo sviluppo regionale» afferma.

In ogni caso la Commissione mira a rivedere radicalmente i finanziamenti al settore culturale. «La prontezza d’investimento nel settore è estremamente bassa, dal momento che gli imprenditori culturali e creativi spesso non hanno le capacità imprenditoriali di commercializzare i loro progetti agli istituti finanziari», si legge sul comunicato stampa. La Commissione suggerisce una svolta verso un miglioramento delle competenze di banking, ponendo l'accento sul coinvolgimento degli investimenti privati ​​e spostando la mentalità europea dai finanziamenti a fondo perduto ai prestiti.
Dalwood ha anche sollevato preoccupazioni sul fatto che gli artisti del Regno Unito potrebbero o meno beneficiare del programma, alla luce della decisione del primo ministro David Cameron di porre il veto sul nuovo trattato UE all'inizio di questo mese [dicembre]. «Se si offrono finanziamenti per programmi di residenze, viaggi e mostre penso che potrebbe essere grandioso, ma ora che Cameron sta portando la sua marcia lontano dall’Europa gli artisti che risiedono nel Regno Unito possono sperare di essere inclusi nel programma di finanziamento?»

Un portavoce del settore cultura per la Commissione Europea ha insistito sul fatto che questi sviluppi non avrebbero alcuna incidenza sull’ammissibilità degli artisti inglesi. «Il veto britannico al vertice non avrà conseguenze di sorta per la capacità del Regno Unito di ottenere futuri finanziamenti con il programma «Europa Creativa». Il Regno Unito si unirà agli altri 26 Stati membri e al Parlamento Europeo nei prossimi mesi per verificare l’adozione del programma» ha detto.
Nel frattempo è stata lanciata una campagna di sostegno alla cultura per il prossimo bilancio UE chiamata «We Are More», che ha raccolto oltre 22.000 firme, per ora solo on-line.

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da The Art Newspaper, edizione online 21 dicembre 2011
Traduzione di Chiara Tinonin