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La città culturale. Spazi, lavoro e cultura a Milano

  • Pubblicato il: 15/04/2018 - 09:02
Rubrica: 
CONSIGLI DI LETTURA
Articolo a cura di: 
Francesca Panzarin

Un recente ebook edito da Fondazione Giangiacomo Feltrinelli mette a fuoco che cosa significhi produrre e offrire cultura a Milano oggi, in particolare quali sono le possibilità, le tipologie di governance e le modalità di funzionamento dei numerosi spazi multidisciplinari a vocazione culturale e artistica nati durante la giunta Pisapia (2011- 2016) e supportati dall’odierna giunta Sala.
Quali ne possono essere ora le traiettorie, le direzioni per il futuro e per la sostenibilità nel tempo? Che caratteristiche ha la nuova imprenditoria culturale?
Ne parliamo con l’autrice Ilaria Giuliani, coordinatrice delle attività di ricerca dell'Osservatorio su città e trasformazioni urbane della Fondazione, che sottolinea l’attuale necessità di una regia e coordinamento istituzionale complessiva che legittimi ulteriormente le dinamiche in corso.
Il libro è stato presentato alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli che, dall’inaugurazione della nuova sede in centro a Milano, ha avviato una nuova fase di apertura alla città trasformandosi in uno spazio di servizio. Un luogo di incontro e dibattito che promuove su questi temi About a City - Places, ideas and rights for 2030 citizens, dal 24 al 27 maggio quattro giorni di lecture, talk, dibattiti, spettacoli e proiezioni per raccontare le trasformazioni urbane e i loro impatti sulla cittadinanza.


Da qualche anno l'innovazione culturale è entrata con forza nel lessico della rigenerazione urbana e in generale all'interno delle dinamiche che coinvolgono le trasformazioni delle città e i modi attraverso cui le viviamo e percepiamo.
Nella creazione di nuove economie e geografie urbane, a Milano più che altrove l'accelerazione legata all'innovazione culturale sembra emergere come una strategia di cui si è dotata la città e che sta contribuendo a definire una nuova identità urbana, trasformandola in un interessante laboratorio di fenomeni e pratiche per il potenziale sviluppo di un'offerta culturale inclusiva su scala urbana.
Si assiste a una proliferazione di spazi multifunzionali, centri culturali, incubatori, coworking, caffè, gallerie, sale prova e per il teatro, in cui i confini tra una funzione all'altra, tra uno spazio all'altro, tra un'attività e l'altra, si sono fatti sempre meno definiti.
All’insegna della interdisciplinarietà a Milano oggi si attivano nuovi soggetti che si costituiscono in associazioni, imprese sociali, srl, che attivano collaborazioni con la pubblica amministrazione, con imprese, con istituzioni culturali.
Questi fenomeni si sono attuati spesso grazie a partnership pubblico private che hanno dato vita a una produzione di fusione molto spesso co-progettata.
All'esplosione di questa geografia di nuovi spazi corrisponde anche una chiamata dal basso.  Sono cambiati i tempi, i luoghi e le modalità del tempo libero e di quello dedicato al lavoro. Si è modificato il concetto di condivisione e di partecipazione: il prosumer, una figura ibrida che si colloca tra produttore e consumatore, è un utente che consuma e al contempo crea, produce, e fa networking.
 
L’ebook  “La città culturale. Spazi, lavoro e cultura a Milano” a cura di Ilaria Giuliani - esito del percorso di ricerca "Lavoro cultura nell'era della disintermediazione e della collaborazione" promossa da Fondazione Giangiacomo Feltrinelli e dall'associazione culturale CheFare - racconta com'è cambiata e come sta cambiando Milano attraverso un itinerario urbano che, seguendo una linea circolare da est a ovest, da nord a sud, descrive alcuni casi esemplificativi che evidenziano il carattere multidisciplinare di questo fenomeno.
Fare politica culturale del territorio significa mettersi in relazione con la storia e la tradizione di quello specifico contesto, misurarsi con le complessità del mercato culturale e stimolare in primo luogo tutti i protagonisti con le competenze di cui sono portatori ad agire in maniera complementare, perché dalla ricchezza dell'offerta nascano occasioni di condivisione e il progresso civico. Significa inoltre avere uno sguardo terzo, strategico insieme, che segni i tratti di una strada di sviluppo che tutti siamo chiamati non solo a servire, ma soprattutto a co-costruire in modo partecipato sistemico - sottolinea nell’introduzione Massimiliano Tarantino, Segretario Generale di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli - Vincere la sfida del futuro per il settore significa dunque integrare le competenze e guardarle nel suo insieme, rispettare le peculiarità in un processo di costante e virtuoso sostegno reciproco, in cui non vi è successo se non è l'esito dell'interdipendenza tra i vari soggetti della filiera. E se non è in grado di generare tra le nuove generazioni il desiderio di comprendere se le figure che ci troviamo davanti sono cappelli o può alzarsi nel loro pasto”.
 
Quale è l'ipotesi di fondo della ricerca?
 
L'innovazione culturale può essere considerata molto più come un fenomeno urbano che come un'evoluzione pura del tessuto culturale di sé. In quanto tale, essa va analizzata nelle sue relazioni con le dinamiche della società e nel contesto locale, in termini di politiche urbane, di rigenerazione urbana, di nuove figure lavorative e professionali, ovvero quanto tasselli di più ampio processo, appunto, urbano.
 
Quali sono gli obiettivi del percorso di ricerca e quindi del libro?
 
L'obiettivo della ricerca è stato quello di tratteggiare attraverso un percorso di evidenza empirica possibili caratteristiche comuni di uno scenario troppo spesso ancora nebuloso e di generare una conoscenza utile che possa contribuire ad alimentare il dibattito tra operatori culturali, utenti e attore pubblico per orientare lo sviluppo e le strategie future.
Il volume offre una riflessione a partire da un'osservazione diretta del fenomeno, in particolare, di sei casi esemplificativi (il fablab WeMake, il centro indipendente per le arti e la cultura  Macao, il creative hub Base Milano, la libreria Gogol&Company, il centro di produzione artistica mare culturale urbano, l’associazione per la promozione delle ricerche artistiche O’) della varietà del tessuto culturale milanese.
L'analisi dei casi era mirata, da una parte, a comprendere e analizzare il funzionamento e la gestione di casi specifici attivi sul territorio e, dall'altra a indagare fino a che punto siano stati innescati processi di sviluppo socio-economico culturale più ampi.
Da una parte fornire delle possibili interpretazioni e dei possibili strumenti per costruire un quadro analitico interpretativo e provare a delineare una prima valutazione delle relazioni che l'innovazione culturale intesse con la città. Dall'altro raccontare un fenomeno molto fortemente percepito, ma di cui si sa ancora molto poco in termini intatti di lunga durata.
 
Che cos’è Milano oggi dal vostro punto di vista?

Nel contesto urbano si concentrano istituzioni, persone e iniziative, si diffondono saperi, culture, si sviluppano capitale sociale e culturale, più che altrove.
Da tempo Milano si distingue per tradizione, capacità di capitale umano, culturale, valore simbolico, in generale come approccio, e in particolare relativamente a due settori, ovvero la moda e il design.
Alla base di questo successo c'è il forte legame che sin dagli anni 50 si è instaurato tra talento progettuale e capacità artigianale e manufatturiera, anche di tutta la Lombardia.
Alcuni fattori appaiono come particolarmente rilevanti e utili ai fini del racconto dello scenario contemporaneo di Milano. Si tratta di condizioni alla base della localizzazione di industrie creative e organizzazione culturali in molte città.
La prima riguarda la presenza di una tradizione consolidata nel campo della creatività e della cultura ereditate dal passato che funziona come sostrato in cui si innestano processi di attrazione di professionalità legate alla classe creativa. La seconda condizione concerne la densità di interazioni che si instaurano entro differenti comunità di creativi e la capacità di costruire relazioni di scambio ad esempio con il mondo della produzione, in grado di alimentarsi a vicenda entro situazioni di prossimità.  La terza condizione riguarda la presenza di istituzioni impegnati nell’istruzione e nella trasmissione del sapere e che al contempo possono funzionare come soggetti attivi nella realizzazione di eventi, iniziative, progetti che fanno da cassa di risonanza alle diverse attività.
Milano ha lavorato molto degli ultimi anni potenziando la propria capacità attrattiva, valorizzando il proprio patrimonio culturale e artistico, sfruttando le opportunità legate un grande evento come Expo, riqualificando intere parti di città, per mano dell'attore sia pubblico che privato, e valorizzando e attraendo segmenti di mercato diversificati tra cui anche la cultura e la creatività.
Questo rinnovato dinamismo dello spazio urbano, dopo decenni di immobilismo o di decentramento residenziale e produttivo, anche grazie a un ritorno al centro città sotto forma di grandi progetti di trasformazione urbana così come processi puntuale di rigenerazione spaziale, si associa una riconfigurazione del ruolo di Miano nella rete europea ma anche globale delle città, come nei casi di Berlino o Londra.
Nell'immaginario collettivo Milano sembra essere dunque una città “che sale” in cui aprono nuovi spazi, si inaugurano nuovi progetti, si moltiplicano i grandi eventi e le settimane tematiche, si diffondono nuove attività artigianali, commerciali creative sintomatiche del dinamismo del sistema socioeconomico locale. L'accesso ai contenuti e la partecipazione sembrano essere diventati più immediati e inclusi, portando attività e pratiche culturali in luoghi meno tradizionali formali e sempre più flessibili e multidisciplinari.
Il rapporto tra cultura e spazi urbani si è radicalmente modificato, così come si è modificata la rete dei soggetti che ha cominciato a operare in questo settore.
Per questo il libro affronta un aspetto particolarmente rilevante dei processi connessi con la produzione e l'innovazione culturale, ossia la loro relazione con la scala urbana soffermandosi su quegli spazi di produzione culturale che si pongono, seppure con modalità diverse, la questione della relazione con le dimensione spaziale, con il contesto urbano e con le comunità che lo abitano.
Ciò che emerge con forza è che certamente Milano è oggi una città dinamica culturalmente parlando, che sta affrontando seppure con ritardo rispetto ad altre città realtà europee, alcune tendenze che le consentono di giocare un ruolo e di competere nel contesto internazionale e di cercare nuove soluzioni alle sfide sociali e culturali della contemporaneità
 
A che cosa è dovuta questa stagione di fermento milanese?
 
I fattori sono diversi: il ruolo della deindustrializzazione; la disponibilità di spazi in disuso; le possibilità di trasformazione che ne sono conseguite; l'interesse sempre più trasversale e accessibile per le forme di economia basata sulla conoscenza, sulla creatività e sul valore immateriale; il crescente affermarsi di Milano rispetto a quell'agglomerato produttivo costituito da industrie creative, moda, design, comunicazione; la tendenza di processi di rigenerazione urbana a base culturale già ampiamente affermata in Europa; la necessità di trovare soluzioni alternative all'immobilità politica connessa alla mancanza di risorse che da troppo tempo ormai caratterizzava lo scenario complessivo culturale cittadino.
 
Come sono stati identificati i sei casi?
 
Guardando al significato di innovazione culturale applicata allo scenario che caratterizza la città di Milano, si è di fronte a una moltitudine di esperienze e pratiche molto diversificate tra loro, alcune delle quali sono più capaci di rompere gli schemi e di posizionarsi sul mercato con offerte innovative rispetto ad altre.
Il volume si concentra su alcuni casi specifici di produzione e distribuzione culturale aperti, condivisi, accessibili, che rappresentano nuovi ambiti di relazione con la città. In questo senso anche la politica urbana identifica le pratiche ad essi associate come possibili nuovi driver di sviluppo locale.
 
Quale è il ruolo dell’innovazione tecnologica e digitale in questo processo?
 
Un elemento di forte dinamismo di Milano è costituito dal ruolo giocato dalla rivoluzione tecnologica nell'ambito della produzione e disseminazione di contenuti culturali creativi.
L'innovazione tecnologica e digitale permette di produrre molte tipologie di contenuto culturale in modo semplice ed economico.
La distinzione tra produttori di contenuti culturali e pubblico si fa sempre più sfumata.
La distribuzione dei contenuti culturali segue logiche di condivisione scambio sociale con bassissime barriere all'ingresso.
 
Che cosa serve oggi? Quali sono le direttrici di sviluppo?
 
Dall’esperienza di questi anni sembrano emergere quattro possibili direzioni per definire possibili modi e ambiti di applicazione per l'innovazione culturale: il primo di tipo amministrativo e legato raccolte al dialogo con l'attore pubblico; il secondo relativo ai rapporti al coinvolgimento di pubblici alla promozione alle strategie di audience development; un terzo di innovazione che a che fare con quello che può essere definito funding mix, ovvero l'accesso, l'organizzazione e la gestione delle diverse possibilità di finanziamento;  il quarto e ultimo tipo riguardante invece più il prodotto e l'aspetto curatoriale dell'offerta culturale, in riferimento a nuovi contenuti modalità di programmazione delle proposte.
L’attuale carenza di una visione complessiva, sia programmatica che operativa, contribuisce da una parte a indebolire le singole iniziative che perdono così l'opportunità di essere legittimate e inserite in una logica urbana complessiva. Dall'altra rischia ulteriormente di indebolire le condizioni di cooperazione esistenti, di causare un'ulteriore frammentazione, e di mancare opportunità di relazione con altre attività potenzialmente collegabili nello stesso ambito.
Molti dei casi oggetto della ricerca sono stati finora incubati e sviluppati grazie ha un supporto istituzionale che costituisce un elemento innovativo di per sé. Il ricorso ai bandi è la strategia operativa più diffusa sia per la fase di avviamento delle progettualità sia per il reperimento di risorse economiche. L’obiettivo della sostenibilità economica nel tempo è cruciale.
 
Un tema centrale è quello dell'imprenditorialità culturale.
 
I lavoratori della produzione culturale vivono una situazione di flessibilità costante. I protagonisti dei casi analizzati si muovono all'interno della loro professione e vivono la loro condizione lavorativa in modo totalizzante fino a trasformare la loro intera vita in una parte centrale del lavoro. I confini tra tempi di vita e tempi di lavoro si fanno sempre meno netti esattamente come si rendono più fluidi quelli tra luoghi di vita e luoghi di lavoro.
Questo tipo di lavoratori deve costantemente aggiornarsi, sviluppare capacità di auto-promozione, di costruzione di una reputazione per inserirsi n una rete di relazioni locali, ma anche nazionali. C’è una costante necessità di esserci, partecipare, rendersi visibili e attivi negli ambienti adeguati.
 
Che evoluzione avrà il lavoro di ricerca?
 
Il libro è la conclusione di un percorso di ricerca durato circa un anno e si propone come strumento di lavoro da cui ripartire per esplorare la portata delle dinamiche e degli effetti legati all'innovazione culturale e per riflettere sui possibili percorsi di evoluzione dello scenario che si è consolidato negli ultimi anni.
 
 
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Ilaria Giuliani, laureata in scienze dell'architettura allo IUAV, in Pianificazione urbanistica e politiche territoriali al Politecnico di Milano e dottore in Spatial Planning and Urban Development, ha svolto attività di ricerca presso il Politecnico di Milano e presso la City University of New York, ha lavorato per l'assessorato all'urbanistica del Comune di Milano, ora coordina le attività di ricerca dell'Osservatorio su città e trasformazioni urbane della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.