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I musei nella società dell'apprendimento

  • Pubblicato il: 06/09/2016 - 16:12
Rubrica: 
STUDI E RICERCHE
Articolo a cura di: 
Massimiliano Zane

Dall' UNESCO al Consiglio d'Europa fino alla Commissione Europea, si moltiplicano progetti, opportunità e richiami internazionali verso un “cambio di passo” riguardo il ruolo formativo sociale di tutte le istituzioni culturali. Veri e propri apparati “produttori di cultura”, non solo attrazioni turistiche; centri d’educazione empatica e visiva, di esperienze emotive in cui soggetti, oggetti e narrazioni divengono “fattori evolutivi”, di creazione e formazione: questi sono i Luoghi della Cultura del XXIsec. che sempre più emergono dal dibattito comunitario. Ma in che modo musei e patrimonio possono divenire i vettori di una nuova “formatività sociale”? Molti sono gli investimenti e gli impegni ancora da sostenere per poter davvero mettere in atto processi formativi che passino dall'insegnamento all'apprendimento, tanto più al di fuori di contesti formali e strutturati come quello scolastico, e capaci di rendere concretamente i nostri musei in grado “di contribuire ad innalzare i processi conoscitivi, di intercettare e di far emergere i bisogni di cultura inespressi e latenti, di interpretare e stimolare il desiderio di conoscenza e di confronto, di divenire una realtà dinamica, un luogo di esperienza conoscitiva, aggregazione sociale, crescita civile e ridefinizione identitaria dei singoli e delle collettività”

È evidente che la società attuale sia attraversata da un movimento evolutivo continuo, di lifelong learning, anche se difformemente accelerato, nel quale (neo)cultura e (neo)pratiche si trovano sempre più ad operare attraverso incessanti aggiornamenti ed aggiustamenti. Un dinamismo frenetico che risulta profodamente legato all'innovazione e alla creatività e che tocca ed incide tutte le componenti della collettività, in cui conoscenze e prassi convivono con mutamenti e processi rapidi e instancabili che ne connotano lo sviluppo e la solidità oltre che economica anche, e soprattutto, culturale ed educativa. La “condizione formativa” della società e delle sue istituzioni, è quindi ormai da considerarsi conseguenza inderogabile del nostro tempo, tassativa per l'avanzamento, la formazione e la tras-formazione dell' “ambiente sociale”: “una condizione evolutiva necessaria, che guarda al concretare nuovi termini di qualità della vita, sia personale che sociale, quali l'uno riflesso dell'altro” (Ivana Padoan).

L'irrinunciabile necessità sociale di continue “azioni pedagogiche” che da questo quadro emerge, indica il sempre maggior affermarsi di una nuova “società formativa”, che non si limita e formalizza semplicemente nell'attuazione dei tradizionali processi di istruzione scolastica e accademica, ma si afferma in una costellazione di rapporti di sistema, di contesto e di relazioni. Agenti e soggetti differenti, comunità ed istituzioni qui interagiscono ed operano, creano e incrementano i propri confini e profili con crescente flessibilità, ridisegnando continuamente la “mappa dei saperi e della conoscenza” da cui tutti gli attori sociali coinvolti traggono motivazioni, obbiettivi, princìpi e valori, ma soprattutto responsabilità. Nuovi termini di una pedagogia sociale e culturale in costante e continuo rinnovamento si delineano e si sviluppano attraverso ruoli, strategie e politiche quotidianamente riviste in modo sempre maggiormente creativo e strategico; un ritorno all' educere, al “tirare fuori” ciò che attende solo di esser sollecitato, orientato, ri-formato, verso cui musei ed istituzioni culturali devono guardare e con cui devono inevitabilmente confrontarsi.

In questo orizzonte, il museo contemporaneo, quale amministratore “ponte” della cultura e del patrimonio verso la società, risulta esser elemento principe per rispondere alle esigenze formative emergenti. Un elemento ad alta complessità strumentale, metodologica ma soprattutto intellettuale; con un ruolo unico ed insostituibile di responsabilità sociale in quanto parte integrante della società, che della società ne è essenza ed interprete. Interprete non solo di valori storici e artistici ma anche di una nuova “narrativa formativa” fatta di abilità emozionali, capace di spingere il pubblico all’esercizio del “diritto di fruizione”, attraverso cui riflettere in maniera più analitica sui processi di costruzione e sviluppo delle proprie ed altrui conoscenze, dei propri ed altrui contenuti; capace di facilitare apprendimento e comprensione: perchè “in quanto istituzioni socialmente impegnate, i musei sono intrinsecamente legati alla ricerca, alla creatività e all'innovazione e sono tenuti non solo a preservare e conservare le loro collezioni, ma anche per strutturarsi e, se serve, de-strutturarsi in modo innovativo e creativo per divenire piattaforme per la sostenibilità, lo sviluppo ed il dialogo” (UNESCO Public Programme http://www.unesco.org/new/en/culture/themes/museums/museums-and-creativity/ ).

Tuttavia ogni nuovo processo formativo così connotato, perchè sia veramente tale, ovvero capace di contribuire attivamente ai processi evolutivi, non può svilupparsi come semplice aggreagato o risultato algebrico isolato di tecniche educative e informative: deve “assumere” il sistema di cui fa parte nella sua complessità. Ed è proprio in questa prospettiva che la funzione formativa delle istituzioni culturali, intesa come esperienza critica sociale fondamentale e necessaria, viene oggi ribadita a gran voce e da più parti: dal Consiglio d'Europa con la sua “The COE resolution on the value of The libraries and museums of EU in times of change" http://assembly.coe.int/nw/xml/XRef/Xref-XML2HTML-en.asp?fileid=22553&lang=en ; e ancora dall'UNESCO, con i recenti “Revitalising World Heritage Site Museumshttp://www.unesco.org/new/en/culture/themes/museums/world-heritage-site-museums/ e “Virtual Museum for Intercultural Dialoguehttp://www.unesco.org/new/en/culture/themes/museums/virtual-museum-for-intercultural-dialogue/ ; e anche dalla Commissione Europea col progetto di sostegno e finanziamento alla cultura “Culture for Cities and Regions” http://www.cultureforcitiesandregions.eu/culture/resources/Study-visit-11-Antwerp-25-26-April-2016-WSWE-A8XDCN

Genialità creativa, interscambio di valori umani, testimonianza di civiltà sono invece i temi strategici e meritori del progetto italiano “Patrimonio Mondiale nella Scuola” ( http://www.patrimonionellascuola.it/it/ ), promosso e curato dall’ Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale UNESCO col supporto del MiBACT e del MiUR. Un progetto che sottolinea ancora una volta l’importanza educativa e formativa sociale del patrimonio, tra orgoglio e consapevolezza, attuata attraverso e per il patrimonio stesso.

Quali elementi costitutivi della complicata organizzazione sociale, dunque, gli istituti culturali sono sempre più chiamati a ri-vedere i confini del proprio ruolo formativo; di ri-conoscerli attraverso la varietà e la variabilità dei fattori del “benessere sociale” di identità e di eredità, di cui sono attivatori e portatori. E se negli ultimi anni molte sono state le risorse spese e le iniziative internazionali messe in campo, ed il focus della discussione sia divenuto oggi centrale nel dibattito sulle politiche culturali internazionali, la strada da fare è ancora molta. Come molti sono gli investimenti e gli impegni ancora da sostenere per poter davvero mettere in atto processi formativi che passino dall'insegnamento all'apprendimento, tanto più al di fuori di contesti formali e strutturati come quello scolastico, e capaci di rendere concretamente i nostri musei in grado “di contribuire ad innalzare i processi conoscitivi, di intercettare e di far emergere i bisogni di cultura inespressi e latenti, di interpretare e stimolare il desiderio di conoscenza e di confronto, di divenire una realtà dinamica, un luogo di esperienza conoscitiva, aggregazione sociale, crescita civile e ridefinizione identitaria dei singoli e delle collettività (UNESCO's Common Heritage: A Museological and Educational Approach to the Dialogue of Cultures and Civilizations.
http://www.unesco.org/culture/museum-for-dialogue/museums-for-intercultural-dialog/en/ ).

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Bibliografia
UNESCO Public Programme (Culture > Themes – Museums)
COE Parliamentary Assembly, Resolution 2100, Text adopted by the Standing Committee, acting on behalf of the Assembly, on 4 March 2016 (see Doc. 13984, report of the Committee on Culture, Science, Education and Media, rapporteur: Lady Diana Eccles)
B.Sibilio Parri (a cura di), Definire la missione e le strategie del museo, Franco Angeli 2004
I.Padoan, Forme e figure dell'autoformazione, Pensa Multimedia Editore 2008 – in I.Padoan U.Margiotta, C.Volpi, La Società Formativa: collana di studi e problemi di Pedagogia Sociale
Lucia Cataldo, Dal Museum Theatre al Digital Storytelling, Franco Angeli 2011
Hopper-Greenhill, Education, Communication and Interpretation: towards a critical pedagogy in museums, Routledge, 1999